“WHAT ABOUT ALICE ?” DEL REGISTA DANIELE SARTORI AL ROME INDEPENDENT FILM FESTIVAL / XII° EDITION / RIFF AWARDS 2013

Siamo lieti di comunicare che il videoart “What about Alice ?” del regista Daniele Sartori è stato selezionato al Rome Independent Film Festival 2013. L’opera, patrocinata dall’Assessorato alle Attività Culturali del Comune di Venezia, distribuita da The Open Reel e selezionata ai RIFF Awards nella sezione Experimental Short Films, è una reinterpretazione del testo di Carroll, un’irriverente versione dark di una Alice invecchiata e ormai molto lontana del paese delle meraviglie. Il videoarte, che inizialmente coinvolge lo spettatore con un breve clip del celebre racconto, si dispiega successivamente in tutta la forza del messaggio simbolico che il regista intende trasmettere, attraverso quattro capitoli visivi inquietanti e dissacranti dell’icona dell’infanzia serena per eccellenza. Daniele Sartori si è avvalso della collaborazione di Damiano Bertazzo, che ha effettuato le riprese, e dei perfomers Family Morton, Erik Strauss, Donato Ceron e Mark Fabrique. Per l’occasione l’artista Adolfina De Stefani ha interpretato Alice.

W.a.A ?

W. a. A. ? | recensione a cura di Vincenzo Patanè.

L’Alice del titolo è ovviamente quella dei due celeberrimi romanzi di Lewis Carroll: Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie (1865) e Attraverso lo specchio (1872). Qui però Alice viene rivisitata e ricontestualizzata in termini del tutto nuovi. Infatti è una persona adulta (interpretata da una spiritosa Adolfina De Stefani) e le “meraviglie” in cui si imbatte sono ben diverse, più inquietanti, dal sapore gotico. Non esistendo un plot di base, il contenuto evidentemente non si presta a una lettura univoca ma al contrario invita ciascuno a una propria interpretazione personale. Dopo una breve cornice iniziale, ambientata in un contesto onirico – che riporta attraverso segnali forti, come la Regina o il Cappellaio, alle due Alici di Carroll – si dipanano quattro capitoli, impregnati da un gusto queer fortemente allusivo e trasgressivo:

What about Alice ?

# 1. rolling A. # 2. atomic A. # 3. A. loves datura # 4. A. escapes

Se un sottile fil rouge collega i quattro capitoli, ognuno presenta però caratteristiche stilistiche differenti, espresse anche attraverso effetti speciali, come se ciascuno fosse un’esperienza a sé. Nel primo capitolo vediamo Alice rotolare giù in un prato, in una caduta lunghissima, iterata più volte, da più punti di vista e splendidamente ripresa; una caduta che ricorda quella lenta e ponderata dell’Alice di Carroll che per rincorrere il Bianconiglio precipita in un tunnel che sembra non avere mai fine. Il secondo, sicuramente il più criptico, ci mostra due nudi maschili incappucciati distesi su un prato, deformati da effetti anamorfici, con un taglio che ricorda la pittura di Rubens. Nel terzo la nostra Alice odora dei bianchi fiori di datura, una pianta allucinogena, e per questo si perde in un mondo psichedelico, dai colori saturi e vividissimi.

Erik Strauss

Nell’ultimo Alice fugge via, in una corsa che però sembra talora tornare sui suoi passi, contraddicendo quasi se stessa. What about Alice? rientra in una concezione di un cinema estremamente personale, fortemente legato a una visualità che schiaccia ed esclude ogni logica e ogni velleità narrativa. È dunque un’opera girata con entusiasmo e fantasia, sintomo di un cinema vitale e quasi debordante, che ha il pregio di non avere bisogno di grandi mezzi e che per questo è quanto mai libero. È un videoart che non chiede allo spettatore di pensare ma solo di lasciarsi andare nel gorgo straripante delle immagini, collegate da un montaggio spezzettato e da una musica d’ambiente straniante, che ricorda un po’ Brian Eno. 

What about Alice ?

Non rimane dunque che farsi trascinare dal ritmo adrenalinico e dalla sua visionarietà ricercata, dai marcati contrasti cromatici, in cui spicca il colore rosso (foulard, cappello, scarpe, calze, rossetto, anello, il pomodoro schiacciato più volte), inteso evidentemente in un’accezione di piena sensualità e di vitalismo. Il videoart stimola inoltre con ironia lo spettatore anche su un altro versante. La frase iniziale – A. is dead – se inizialmente fa nascere il sospetto che si parli di Alice, in realtà rimanda ad un’altra frase ben più famosa e densa: Art is dead, ossia “l’arte è morta”.

Family Morton | Cristabell Morton

Una morte preconizzata, tra gli altri, già da Hegel nel 1830, il quale così volle intendere la scomparsa di un’arte intesa fino ad allora come il canale privilegiato, se non l’unico, per esprimere dei contenuti essenziali per la società. In realtà, però, l’arte è ben lungi dall’essere morta, anzi; ora, mutata, propone una diversa comunicazione che spesso sfrutta una voluta contaminatio fra più espressioni artistiche, che così si arricchiscono a vicenda, e fra codici diversi, che si fanno dunque portavoce di nuovi significati. È il caso di What about Alice?, un’opera che in fin dei conti esalta quello che è pur sempre lo scopo primario della poesia e dell’arte tout court: stimolare la mente umana attraverso immagini. Proprio ciò che avviene qui, con l’esaltazione di un universo ludico ed erotico, segnato da momenti spiazzanti e dal significato ambiguo che intrigano lo spettatore.  [Vincenzo Patanè]

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