XIII° FLORENCE QUEER FESTIVAL: PRISCILLA E GLORIA DARLING DA MYKONOS A FIRENZE

Tra le sorprese dalla tredicesima edizione del Florence Queer Festival, dall’11 al 17 novembre 2015 al Cinema Odeon di Firenze, segnaliamo i due video ritratti firmati da Daniele Sartori dedicati a Priscilla e Gloria Darling. Il programma della rassegna cinematografica diretta da Roberta Vannucci e Bruno Casini comprenderà infatti due cortometraggi sulle drag italiane protagoniste assolute della party island queer per eccellenza: Mykonos.

“Si tratta di due corti nati e cresciuti a Mykonos, due work in progress sviluppati durante la mia permanenza sull’isola. Ho raccolto tantissimo materiale, indipendentemente dal suo utilizzo – dice Sartori – In passato ho lavorato con artisti drag per il Queer Lion, il Padova Pride Village, nel film Doris Ortiz e in What about Alice. Molti di loro sono ragazzi artisticamente davvero seri, preparati, che vanno sostenuti. Le drag queen sono i classici della queer culture e Mykonos è da sempre un riferimento. Lì, ho incontrato i due performer più talentuosi: Gloria Darling e Priscilla. Due interpreti italiani stilisticamente agli antipodi ma accomunati da talento e da qualcosa di veramente interessante da raccontare, sia artisticamente che umanamente parlando”.

I due cortometraggi saranno presentati al Florence Queer Festival domenica 15 novembre, ore 21 al Cinema Odeon di Firenze, alla presenza del Regista ed eccezionalmente di Priscilla e Gloria Darling. Per info e aggiornamenti consultare il sito ufficiale del Festival.

 

Florence Queer FestivalPOSTER PRISCILLA

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IL FILM “PRINCIPE MAURICE #TRIBUTE” DI DANIELE SARTORI EVENTO IN ANTEPRIMA AL XIII° FLORENCE QUEER FESTIVAL DI FIRENZE

In occasione della tredicesima edizione del Florence Queer Festival, in programma dall’11 al 17 novembre 2015 presso il Cinema Odeon di Firenze, il regista Daniele Sartori presenterà in anteprima il docufilm “Principe Maurice #Tribute“.

Maurizio Agosti in arte Principe Maurice, icona della nightlife degli anni ’90, si racconta in una versione inedita ripercorrendo l’esordio della sua carriera al Cocoricò di Riccione fino ad arrivare ai recenti impegni col Plastic di Milano e il Carnevale di Venezia. “Maurice ha raccontato non solo la storia della sua carriera – dice Sartori – ma ha affrontato anche aspetti inediti e intimi della sua vita privata. Per sette mesi, il tempo delle riprese, l’ho seguito in quasi tutti i suoi impegni artistici ed è stata un’esperienza davvero incredibile. Penso che Principe Maurice sia un performer straordinario e unico nel suo genere che ancora oggi non ha eguali in Italia – afferma il regista – Muovendomi in un ambito artistico indipendente e slegato da ogni politica commerciale, considero la mia attività una divulgazione culturale, posso permettermi di sperimentare e azzardare, quindi lo stile del film è il risultato di diverse contaminazioni tra videoclip, videoarte e backstage. Spesso ho utilizzato le sue esibizioni live al grezzo. Ne è risultato un video molto “vero” e volutamente imperfetto. Credo che la realtà sia soprattutto imperfezione e perciò in questo modo ho provato a restituire allo spettatore le stesse atmosfere delle situazioni che ho vissuto in prima persona. Dopo il successo di “Contatto forzato” invece della fiction ho scelto la vita vera”.

Hanno partecipato al progetto, che dura circa 50 minuti, il Direttore della fotografia Luca Perotta, Matteo Santi, Francesca Marelli, Matteo Zonca, Damiano Bertazzo e Enrico Lenarduzzi. Sono presenti inoltre due omaggi di Principe Maurice ai maestri Klaus Nomi e Lindsay Kemp. Per le musiche si segnala la collaborazione dei Datura, protagonisti e precursori assoluti del panorama techno italiano.

Principe Maurice #Tribute” sarà proiettato domenica 15 novembre 2015 in seconda serata nella sala del Cinema Odeon di Firenze. Per aggiornamenti sul programma e maggiori informazioni consultare il website ufficiale del Festival.

Al termine della serata e in occasione del compleanno di Principe Maurice, la premiere del film sarà festeggiata con un Tribute Party nello storico locale YAB, situato vicino all’Odeon. L’evento è aperto a tutti, con selezione all’ingresso e dresscode happy chic. Info e lista VIP: info@principemaurice.com

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WEBSITE PRINCIPE MAURICE

WEBSITE YAB CLUB

WEBSITE CINEMA ODEON

WEBSITE DATURA

XI° FLORENCE QUEER FESTIVAL | LA ALICE DI DANIELE SARTORI A FIRENZE ALLA RICERCA DI NUOVE MERAVIGLIE

Sabato 26 ottobre dalle 19.30 alle 22.00 negli spazi dell’Istituto Europeo di Design | I.E.D. di Firenze, installazione di ”What about Alice?”, videoarte del Regista Daniele Sartori ispirato alla giovane protagonista dei romanzi di Lewis Carroll.

Una versione queer-dark di Alice, la celebre eroina dei romanzi di Lewis Carroll, sarà protagonista di ”What about Alice?”, videoarte del regista Daniele Sartori che sarà installato sabato 26 ottobre dalle ore 19.30 alle 22.00 negli spazi dell’Istituto Europeo di Design di Firenze in occasione della XI edizione del Florence Queer Festival, prevista dal 19 ottobre al 1 dicembre 2013.

Il videoarte, patrocinato dall’Assessorato alle Attività Culturali del Comune di Venezia e proiettato durante le giornate della Mostra del Cinema e Biennale Arte, vede una Alice ormai adulta, ironicamente interpretata dall’artista Adolfina De Stefani, che si imbatte in “meraviglie” ben diverse da quelle originali e dal sapore decisamente queer. Inizialmente l’opera coinvolge lo spettatore con un breve clip del celebre racconto dispiegandosi, successivamente, in tutta la forza del messaggio simbolico che il regista intende trasmettere, attraverso quattro capitoli visivi inquietanti e dissacranti dell’icona dell’infanzia serena per eccellenza.

«What about Alice? rientra in una concezione di un cinema estremamente personale, fortemente legato a una visualità che schiaccia ed esclude ogni logica e ogni velleità narrativa. È dunque un’opera girata con entusiasmo e fantasia, sintomo di un cinema vitale e quasi debordante, che ha il pregio di non avere bisogno di grandi mezzi e che per questo è quanto mai libero. È un videoart che non chiede allo spettatore di pensare ma solo di lasciarsi andare nel gorgo straripante delle immagini, collegate da un montaggio spezzettato e da una musica d’ambiente straniante. What about Alice? è un’opera che esalta quello che è pur sempre lo scopo primario della poesia e dell’arte tout court: stimolare la mente umana attraverso immagini. Proprio ciò che avviene qui, con l’esaltazione di un universo ludico ed erotico, segnato da momenti spiazzanti e dal significato ambiguo che intrigano lo spettatore ». Vincenzo Patanè [Critico Cinematografico]

La presentazione critica del video è a cura di Leonardo Bressan ed è previsto un’intervento artistico di Sartori che, durante l’installazione composta da cinque proiezioni differenti in loop, dirigerà alcuni performer tra i quali l’emergente Nicola Simionato, artista poliedrico del mondo della notte. L’atteso Dj set di 66sixties sarà la colonna sonora dell’evento.

Ingresso libero | I.E.D.: Via M. Bufalini 6/r 50122 Firenze (Fi) – Italy Tel: +39 055 29821 | info@florencequeerfestival.it | Si ringrazia i Performer Mary Francky, Tommaso Faucci e Nicola Simionato.

Biografia Daniele Sartori

Numerosi sono i contributi professionali nell’ambiente del cinema indipendente veneziano e milanese. Fonda il progetto Lost In Vauxhall per la produzione di videoclip e cortometraggi, ambito che predilige. Tra i molti corti prodotti, scrive e dirige L’Appuntamento, che ottiene numerosi premi e un ottimo successo. Firma i promoclip del Queer Lion Award, premio collaterale della Biennale del Cinema di Venezia, a cui partecipa anche come giurato, e del Padova Pride Village 2013. Realizza Doris Ortiz, finalista ai RIFF Award di Roma, in cui recitano numerosi talenti emergenti. Ha recentemente affiancato Daniele Vicari in giuria a Short in Venice e realizzato “What about Alice ?”, videoart installato in numerosi spazi artistici e proiettato durante le giornate della Mostra del Cinema e Biennale Arte di Venezia. E’ curatore di Remix-Art e di Videoheart, mostre realizzate in collaborazione con il Centro Culturale Candiani di Mestre. Le sue opere sono distribuite dall’agenzia The Open Reel.

“DORIS ORTIZ” DI DANIELE SARTORI AL 10° FLORENCE QUEER FESTIVAL E A FIATICORTI XIII

Sabato 20 ottobre, alle 21 presso Ca’ Celsi di Piazzale Roma – Istrana (tv), il cortometraggio “Doris Ortiz” di Daniele Sartori chiuderà le proiezioni delle opere in nomination al Festival Fiaticorti in attesa dei nomi dei vincitori che verranno invece premiati il sabato successivo. Lo stesso giorno Sartori affiancherà Daniele Vicari e Maria Teresa Crisgiovanni in giuria del Mestre Film Festival nelle sezioni Short in Venice e Clip & Web. Molto attesa, il 27 ottobre a Firenze al cinema Odeon, la presentazione in sala di “Doris Ortiz” al Florence Queer Festival 2012. Sartori in più occasioni ha accompagnato l’opera avvalendosi del supporto di performer come Principe Maurice. Al Padova Pride Village dello scorso agosto, a sorpresa, fu proprio Principe Maurice a presentare l’opera mentre in settembre Sartori diede vita ad una performance live inaspettata presentandosi al boulevard della Mostra del Cinema di Venezia accompagnato da Erik Strauss & Family Morton. Ecco di seguito tre recenti interviste.

CORRIERE DELLA SERA

VENEZIA – Nella scena cinematografica indipendente, è uno dei registi emergenti più talentuosi. Scrive, dirige e post-produce, Daniele Sartori, che mercoledì presenta alla Casa del Cinema  di Venezia (ore 17.00, San Stae) i suoi due cortometraggi, L’appuntamento e Doris Ortiz.
Veneziano di origine, diplomato all’Accademia Teatrale Veneta «ma troppo schivo per reggere il palcoscenico», ammette sorridendo. Tutto il resto Daniele Sartori l’ha messo da autodidatta, «perché credo che bisogna sempre darsi una possibilità per fare arte». Ha messo insieme una crew tra fotografi e operatori di tutto rispetto. E ha utilizzato tutta la sensibilità e le sfumature di uno che si occupa di malati di Alzheimer, e ne conosce lo smarrimento. Perché questo in realtà è il suo lavoro, di cui Sartori parla con molta delicatezza. E nei cortometraggi tesse con abilità trame psicologiche dense e precise, là dove ci sono solo zone d’ombra.Per L’appuntamento, girato nel 2010 a Venezia, nel Palazzo Papadopoli, al Festival Omovies di Napoli si è portato a casa sei premi. Ha girato decine di festival indipendenti, «ha pure un doppiaggio in russo e dei sottotitoli in cinese», se la ride il regista.  Comunque, è tra i più cliccati in internet nella piattaforma ‘Queer Frame’ ed è stato ora acquisto da Atlantide Entertainment.
L’ultimo cortometraggio, Doris Ortiz, sarà mandato in streaming gratuitamente, dal 12 al 22 aprile, da uno dei distributori on-line più importanti a livello internazionale, il MUBI. E il 13 aprile sarà in concorso all’importante Rome Indipendent Film Fest. Realizzato come un veloce b-movie anni ’80, tutto notturno, «attingendo dalla videoart e dai manga, giocando tra noir e splatter», spiega Sartori, è stato girato nelle zone industriali di Marghera e Padova. «Luoghi di grande fascino e molto adatti al ritmo velocissimo del corto – racconta –  E comunque, tutta questa zona metropolitana vive un suo fermento. Mi è piaciuto molto discutere di questo lavoro con personaggi come il principe Maurice, Adolfina de Stefani, Gori&Cardinale che poi mi hanno fatto la locandina. Così come per l’altro corto, ho avuto vicino una fotografa come Marta Buso e la supervisione di un regista come Ivan Stefanutti».
In Doris Ortiz molte scene di interni sono girate al Bar ‘L’altro Verdi’, a Mestre. Questo caffé, che fa angolo tra via Circonvallazione e via Verdi appunto, dopo alterne vicende di fortuna e degrado, ora è uno dei locali più affollati e più cool della città. Nel film si riconoscono le pareti rosso fuoco, l’angolo con una credenza anni ’60, una vecchia macchina da scrivere. Il regista veneziano è riuscito a coinvolgere nel corto anche Giuseppe Sartori e Andrea Pizzalis, attori culto di Ricci/Forte, star della scena teatrale italiana.
«Mi piacciono le contaminazioni – dice Daniele Sartori – Il mio sogno ora è fare tre copie di un film in blu-ray, ad altissima definizione e destinarle a una galleria d’arte». Si ferma un attimo: «è troppo?».

Fabio Bozzato – Corriere del Veneto -Corriere della Sera ©

NICOLA RUBINI INTERVISTA DANIELE SARTORI IL REGISTA DE “L’APPUNTAMENTO” ©

A volte capita che nel panorama infinito del cosiddetto “cinema indipendente”, avulso cioè da strategie di marketing cinematografiche, emergano registi e personaggi in grado di catalizzare l’attenzione dei media e del pubblico. Daniele Sartori, film-maker indipendente, in breve tempo è riuscito a farsi notare con sapiente determinazione, ritagliandosi un territorio artistico personale e un pubblico attento e affezionato. “L’appuntamento”, corto vincitore di numerosi premi, selezionato nelle più importanti rassegne cinematografiche, a distanza di due anni dalla sua pubblicazione continua a essere uno dei cortometraggi più visti nel web. Con “Doris Ortiz”, presto al Florence Queer Festival, si è sperimentato in un’opera psichedelica creando, come lui stesso afferma, un’operazione visiva pop simile a un lungo videoclip. Gli spot del Queer Lion Award, premio collaterale della Mostra del Cinema di Venezia, al quale ha partecipato come giurato, portano da anni la sua firma e tra qualche settimana affiancherà Daniele Vicari nella giuria del Mestre Film Fest 2012. Lo abbiamo incontrato pochi giorni fa’ e indubbiamente Sartori è sia un regista che un personaggio.

Salve Daniele, sei considerato un talento emergente del cinema indipendente italiano, in particolare nell’ambito dei corti e dei videoclip. Come hai iniziato?…lasciamo che gli altri mi considerino come preferiscono. Sono un creativo, tutto qui.…Ho iniziato per caso a collaborare con importanti produzioni cinematografiche, per nulla indipendenti, che giravano a Venezia. Studiavo attentamente tutto ciò che accadeva sul set, come si lavorava, prendevo contatti, praticamente ero in formazione continua. Poi ho studiato e il resto è successo tutto in modo molto naturale. Una sequenza fortunata di occasioni…

Ci racconti qualche aneddoto di quelle esperienze? Lo sguardo della Bellucci mi è rimasto impresso nel cuore (ride)… No, non ho un aneddoto in particolare, ho piuttosto tante emozioni piacevoli legate alle atmosfere che si creavano.

Come sei arrivato a “L’appuntamento, il corto vincitore di numerosi premi che ti ha fatto conoscere al pubblico dei Festival? Lo script era pronto da un po’. Ci credevo molto e così, dopo averlo proposto inutilmente a vari registi, mi sono stufato e ho scelto di girarlo indipendentemente. Ho chiesto aiuto ad alcuni amici, professionisti, come Flavio Zattera, Marco Zanelli, Enrico Lenarduzzi, Ivan Stefanutti, Damiano Bertazzo, Anna Lazzarini e l’abbiamo realizzato. Poi da lì è nato il progetto L.I.V.

Ed è andato bene…Già! Mi ha regalato molte soddisfazioni e diversi riconoscimenti.

Credi che il successo de “L’appuntamento” dipenda dal tipo di argomento che hai affrontato? Non te lo so’ dire. Il cinema è un’alchimia. Sicuramente l’argomento deve aver interessato molto. Penso che storie simili succedano più spesso di quel che si possa immaginare…però non se ne parla, ma nella vita un inaspettato cambiamento di rotta, anche momentaneo, può capitare.

Quale momento ti piace di più?…quando Leonardo Santini fa’ l’esempio del ritornello che resta in mente e che alla fine, pensandoci bene, non è poi così male. E’ stato bravissimo perché quel punto l’abbiamo improvvisato e rende perfettamente il concetto su cui si basa tutta la storia.

Perché in “Doris Ortiz” hai fatto scelte stilistiche agli antipodi del lavoro precedente? Se sento che l’onda creativa mi porta su territori differenti dai precedenti la seguo e basta. Poco m’importa della grammatica cinematografica o dell’ortodossia della storia. Tantomeno se piacerà. Doris lo definisco un video d’ispirazione pop che, tra le altre cose, ha fruttato pure una bella selezione ai Riff Awards 2012 ed una prossima distribuzione. In quel corto ciò che conta è l’immagine, è da lì parte tutto. Lo spettatore non ha possibilità di immedesimarsi nei personaggi ma piuttosto viene catturato da una serie di stimoli visivi, spesso anche spiacevoli. Il resto passa in secondo piano.

Cosa intendi dire? Che “Doris Ortiz” è un’operazione d’immagine, un evento virale che si crea dal nulla, un’ alterazione visiva…se vuoi continuo ma il concetto è sempre lo stesso ed è per questo che spesso lo presento assieme a personaggi che ritengo essere altrettanto pop come Principe Maurice, Erik Strauss, Family Morton. Insomma è un’opera che richiede una cornice piuttosto forte.

Cosa cerchi in un attore? Intelligenza, coraggio e fiducia. Il mio nome è una tutela per tutti perché se non sono sicuro di un progetto sono il primo a non mettersi in gioco.

Ci parli del progetto L.I.V.? E’ un progetto no profit di collaborazione tra artisti, non necessariamente solo del settore audio-video, finalizzato alla produzione indipendente di film, sperimentazioni visive e alla loro promozione. Credo che l’attualità dell’arte sia nelle contaminazioni, negli interscambi, in tutto ciò che è trasversale.

Tu fai cinema di genere. Perché questa scelta? Più che di genere preferirei definirlo autoriale, tutto qui.

Progetti futuri? …creare dive pop (ride)…Scherzi a parte, per il momento non te lo so’ dire con esattezza. Sto’ leggendo alcuni script che mi sono stati inviati, “Doris Ortiz” a ottobre sarà al Florence Queer Festival, a fine anno uscirà un videoart in collaborazione con Adolfina De Stefani e poi…chi lo sa’…la creatività non funziona a comando.

ABALUTH

Qualche giorno fa ho avuto il piacere di assistere con un’amica alla proiezione del cortometraggio pop noir Doris Ortiz, ecco l’intervista che ci ha concesso il regista Daniele Sartori.

Intervista al regista Daniele Sartori

– Come sei diventato regista, quando e come hai cominciato?
Dirti quando ho cominciato è difficile dal momento che da bambino giocavo con la super 8 di mio padre a fare i film dell’orrore, ma scherzi a parte, è partito tutto da un casting andato bene, e così mi son trovato ad essere il double di Craig in Bond. Poco dopo ho frequentato l’Accademia Teatrale Veneta, diplomandomi attore, ma l’amore per il cinema e la voglia di dirigere quello che scrivevo era più forte. Le cose sono andate avanti fino all’ultima bella esperienza accanto a Johnny Depp e la Jolie. Insomma ho imparato sul “campo”… È successo tutto in modo naturale e inaspettato.

– Qual è il tuo… background culturale che ti ha portato e ti porta a fare cinema, cioè la spinta a scegliere come mezzo espressivo la macchina da presa?
Non è stata una scelta consapevole, sono andato in questa direzione perché evidentemente per me era la più naturale. Credo che la vita sia fatta di fasi e ogni fase ha le sue caratteristiche, i suoi linguaggi creativi, i suoi momenti di non creatività o di non comunicazione. Se domani mi verrà voglia di disegnare, proverò a fare un quadro e se mi darà soddisfazione farlo allora si aprirà un nuovo periodo creativo.

– Che cosa vuoi esprimere con le tue opere?
Dipende! In generale però in tutte c’è un tema comune: la contraddizione tra ciò che pensiamo di volere e ciò che vogliamo realmente.

– Quale delle tue opere è la tua preferita?
Magma. Corto oltre la sperimentazione, che non uscirà mai e che ho ritirato da qualsiasi canale di distribuzione. E ti dico pure il perché: era un film disturbante, astratto, la gente invece vuole una storia, delle connessioni, dei motivi. Eppure spesso nella vita di tutti i giorni non esiste alcuna connessione, alcuna storia di rilievo, anzi spesso facciamo cose senza alcun motivo.

– Quale sarà il tuo prossimo progetto?
Sto leggendo alcuni soggetti che mi hanno inviato in questo periodo. Poi deciderò. Intanto sarò a Napoli da Ettore Scola per “L’Appuntamento” e affiancherò Daniele Vicari (Diaz) in giuria per Short in Venice 2012. Poi girerò un po’ per accompagnare “Doris Ortiz” ai Festival in cui è stato selezionato.

– Hai tratto ispirazione o comunque sei stato particolarmente solleticato da quale o quali autori, scrittori o registi, o artisti in genere?
Non ho un regista di riferimento, ho piuttosto molti film di riferimento. Ma se proprio devo dire un nome indubbiamente Shinya Tsukamoto. Trovo inoltre che i video di Manson siano avanguardia allo stato puro, si avvale di artisti eccezionali. La maggior parte delle cose più interessanti che vedo sono nella pubblicità e nei videoclip.

– In particolare c’è una motivazione precisa che ti ha fatto riproporre un’estetica di stile pop art nel tuo ultimo film Doris Ortiz?
“Perché non è vero che il Pop è morto!”. Ahhha! Questo ormai è lo slogan tormentone coniato durante le presentazioni del film. Doris è Pop perché non c’è interiorità nella storia, ma piuttosto un insieme di stimoli visivi, di simbolismi del quotidiano, è una manipolazione d’immagini già note, specialmente al mondo queer. Perfino le voci degli attori sono state alterate. Amo la Pop Art, volevo ripresentarla a modo mio e Doris è stata l’occasione giusta soprattutto dopo un’opera molto classica come “L’Appuntamento”.

– Quanto pensi possano incidere sul risultato finale tecniche di ripresa e di montaggio innovative?
Moltissimo. Credo che l’avanguardia cinematografica sia nei nuovi software, soprattutto in post-produzione più li sai smanettare e più vai oltre. Attenzione però perché senza storia o idee non vai comunque da nessuna parte.

– Che tipo di approccio hai nella progettazione di un’idea e ti avvali della collaborazione di altri artisti in questo?
Penso che un’idea non si possa progettare, ti salta fuori quando meno te lo aspetti, comunque di solito nella fase di scrittura divento un eremita. Poi propongo il progetto agli amici più stretti, ovvero i professionisti con cui ormai collaboro da anni, Flavio Zattera, Marco Zanelli, Ivan Stefanutti, Mauro Tuveri, Anna Lazzarini, Paolo Simone. Con loro faccio il punto della situazione e se piace si comincia.

– Quanta importanza hanno nella realizzazione dei tuoi corti i rapporti con tutti coloro che fanno parte di troupe e cast, sicuramente non motivati da attrattive… economiche ma da passione condivisa?
Ti assicuro che nell’ambito del cinema indipendente, o comunque nei miei lavori, nessuno ha alcuna motivazione economica perché non c’è proprio alcun guadagno in ciò che facciamo… anzi! C’è solo passione, amicizia e voglia di divertirsi. I ragazzi della troupe sono professionisti seri ma prima di tutto sono amici, e alcuni lo sono diventati dopo aver lavorato con me sul set. Con gli attori invece è diverso, purtroppo terminato un film è difficile che riesca a rivederli, hanno sempre mille impegni!

– Può essere un incentivo alla creatività, paradossalmente, dover contare su mezzi spesso limitati, sempre economicamente parlando?
Assolutamente si, siamo un po’ come i bambini che giocano col lego e che con poche mattonelle a disposizione riescono a costruire astronavi!

(intervista di Monica Salomoni e Fabrizia Scorzoni)