2017: LOST IN VAUXHALL

Si sta per concludere un altro anno di idee e produzioni indipendenti del Collettivo Lost in Vauxhall. Il documentario “Principe Maurice #Tribute” è stato proiettato in numerosi cinema e Festival tra i quali Firenze, Torino, Venezia, Rimini, Riccione, Bologna, Roma, Milano, Lecce e a breve verrà distribuito su supporto DVD/Blu-Ray. Daniele Sartori è intervenuto come giurato al Florence Queer Festival, come docente ai workshop organizzati dal Salento Rainbow Film Fest, ha curato l’immagine della decima edizione del Queer Lion Award, premio collaterale della Mostra del Cinema di Venezia e il suo “Priscilla in Mykonos”, videoritratto all’artista Mariano Gallo, inaugurerà e chiuderà la rassegna “Napoli Divine”, prevista il prossimo 20 e 21 dicembre a Napoli. Arriva l’anno nuovo, Lost in Vauxhall e tutti noi del Collettivo artistico vi facciamo i nostri più sentiti auguri. Buon 2017.

POSTER PRISCILLAIl documentario “Priscilla in Mykonos” sarà proiettato al NapoliDivine Queer il 20 e 21 dicembre 2016, ore 20.30, Officine Gomitoli – Ex Lanificio Borbonico Sava di Porta Capuana, piazza E. De Nicola 47, Napoli. (©Marta Doardo)

 

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XIII° FLORENCE QUEER FESTIVAL: PRISCILLA E GLORIA DARLING DA MYKONOS A FIRENZE

Tra le sorprese dalla tredicesima edizione del Florence Queer Festival, dall’11 al 17 novembre 2015 al Cinema Odeon di Firenze, segnaliamo i due video ritratti firmati da Daniele Sartori dedicati a Priscilla e Gloria Darling. Il programma della rassegna cinematografica diretta da Roberta Vannucci e Bruno Casini comprenderà infatti due cortometraggi sulle drag italiane protagoniste assolute della party island queer per eccellenza: Mykonos.

“Si tratta di due corti nati e cresciuti a Mykonos, due work in progress sviluppati durante la mia permanenza sull’isola. Ho raccolto tantissimo materiale, indipendentemente dal suo utilizzo – dice Sartori – In passato ho lavorato con artisti drag per il Queer Lion, il Padova Pride Village, nel film Doris Ortiz e in What about Alice. Molti di loro sono ragazzi artisticamente davvero seri, preparati, che vanno sostenuti. Le drag queen sono i classici della queer culture e Mykonos è da sempre un riferimento. Lì, ho incontrato i due performer più talentuosi: Gloria Darling e Priscilla. Due interpreti italiani stilisticamente agli antipodi ma accomunati da talento e da qualcosa di veramente interessante da raccontare, sia artisticamente che umanamente parlando”.

I due cortometraggi saranno presentati al Florence Queer Festival domenica 15 novembre, ore 21 al Cinema Odeon di Firenze, alla presenza del Regista ed eccezionalmente di Priscilla e Gloria Darling. Per info e aggiornamenti consultare il sito ufficiale del Festival.

 

Florence Queer FestivalPOSTER PRISCILLA

POSTER GLORIA DARLING

SITO UFFICIALE FLORENCE QUEER FESTIVAL

SITO UFFICIALE CINEMA ODEON FIRENZE

IL FILM “PRINCIPE MAURICE #TRIBUTE” DI DANIELE SARTORI EVENTO IN ANTEPRIMA AL XIII° FLORENCE QUEER FESTIVAL DI FIRENZE

In occasione della tredicesima edizione del Florence Queer Festival, in programma dall’11 al 17 novembre 2015 presso il Cinema Odeon di Firenze, il regista Daniele Sartori presenterà in anteprima il docufilm “Principe Maurice #Tribute“.

Maurizio Agosti in arte Principe Maurice, icona della nightlife degli anni ’90, si racconta in una versione inedita ripercorrendo l’esordio della sua carriera al Cocoricò di Riccione fino ad arrivare ai recenti impegni col Plastic di Milano e il Carnevale di Venezia. “Maurice ha raccontato non solo la storia della sua carriera – dice Sartori – ma ha affrontato anche aspetti inediti e intimi della sua vita privata. Per sette mesi, il tempo delle riprese, l’ho seguito in quasi tutti i suoi impegni artistici ed è stata un’esperienza davvero incredibile. Penso che Principe Maurice sia un performer straordinario e unico nel suo genere che ancora oggi non ha eguali in Italia – afferma il regista – Muovendomi in un ambito artistico indipendente e slegato da ogni politica commerciale, considero la mia attività una divulgazione culturale, posso permettermi di sperimentare e azzardare, quindi lo stile del film è il risultato di diverse contaminazioni tra videoclip, videoarte e backstage. Spesso ho utilizzato le sue esibizioni live al grezzo. Ne è risultato un video molto “vero” e volutamente imperfetto. Credo che la realtà sia soprattutto imperfezione e perciò in questo modo ho provato a restituire allo spettatore le stesse atmosfere delle situazioni che ho vissuto in prima persona. Dopo il successo di “Contatto forzato” invece della fiction ho scelto la vita vera”.

Hanno partecipato al progetto, che dura circa 50 minuti, il Direttore della fotografia Luca Perotta, Matteo Santi, Francesca Marelli, Matteo Zonca, Damiano Bertazzo e Enrico Lenarduzzi. Sono presenti inoltre due omaggi di Principe Maurice ai maestri Klaus Nomi e Lindsay Kemp. Per le musiche si segnala la collaborazione dei Datura, protagonisti e precursori assoluti del panorama techno italiano.

Principe Maurice #Tribute” sarà proiettato domenica 15 novembre 2015 in seconda serata nella sala del Cinema Odeon di Firenze. Per aggiornamenti sul programma e maggiori informazioni consultare il website ufficiale del Festival.

Al termine della serata e in occasione del compleanno di Principe Maurice, la premiere del film sarà festeggiata con un Tribute Party nello storico locale YAB, situato vicino all’Odeon. L’evento è aperto a tutti, con selezione all’ingresso e dresscode happy chic. Info e lista VIP: info@principemaurice.com

WEBSITE FLORENCE QUEER FESTIVAL

WEBSITE PRINCIPE MAURICE

WEBSITE YAB CLUB

WEBSITE CINEMA ODEON

WEBSITE DATURA

DANIELE SARTORI AL 6th KASHISH MUMBAI INTERNATIONAL QUEER FILM FESTIVAL CON “CONTATTO FORZATO” E “L’APPUNTAMENTO”

L’edizione 2015 del Kashish Mumbai International Queer Film Festival, il più importante evento queer cinematografico del sud Asia, vedrà tra i protagonisti della sezione cortometraggi il Regista Daniele Sartori. L’Artista veneziano presenterà “Contatto forzato”, già selezionato in numerosi festival tra cui il 30° TGLFF di Torino, il Florence Queer Festival, il RIFF Awards di Roma, e il pluripremiato “L’Appuntamento”, film vincitore di sei riconoscimenti a Omovies di Napoli nel 2010. Due anni dopo, per la distribuzione internazionale tra cui Cina e Russia, venne rilasciata una versione Director’s cut che permise al video di partecipare a numerosi altri festival e rassegne in tutto il mondo.

KASHISH MUBAI 2015In “Contatto forzato” la Seconda Guerra Mondiale è appena terminata e al centro di riconoscimento dei prigionieri di guerra, il tenente Antonio Graziani è accusato ingiustamente d’aver ordinato la morte di dieci civili. Può scagionarlo solo il tedesco Detlef Hagermann, catturato con Graziani dai partigiani nei giorni della strage, ma una promessa segreta da mantenere gli impedisce fino all’ultimo di raccontare la verità. Oltre ai due bravissimi protagonisti, Alberto Onofrietti e Diego Facciotti, fanno parte del cast Roger Mazzeo, Andrea Pizzalis, Pierdomenico Simone, Isacco Tognon, Davide Strava e Guido Laurjni. Ne “L’Appuntamento” invece, Francesco, reso fragile dalla scoperta del tradimento della fidanzata, è ossessionato dalla curiosità di incontrare il suo rivale. Entrambi credono d’essere sconosciuti l’uno all’altro, ma si sbagliano. Il ragazzo arriverà alla resa dei conti col suo avversario confessando ciò che lo tormenta a qualcuno che si rivelerà essere non solo uno psicologo. Leonardo Santini, Tommaso Minniti ed Eleonora Bolla sono gli interpreti di questo racconto girato interamente nello splendido Palazzo Padadopoli a Venezia.

L’Appuntamento – dice Sartori – è una storia sui confini labili ed ambigui dell’emotività. Racconta di sentimenti forti ma sfumati facilmente confondibili tra loro. Talvolta ciò che ferisce può diventare desiderabile ed affascinante. Saper ascoltare quello che l’altro non ha il coraggio di dire, spesso è il segreto per viaggiare in quel territorio emotivo di confine che molti avvertono nel loro animo ma che lasciano inesplorato per il timore del non ritorno”. Il Critico Cinematografico Vincenzo Patanè scrive “L’ambiguità di Contatto forzato è l’arma vincente di una sceneggiatura calibrata e senza sbavature che fanno di questo corto un gioiello, curato in ogni particolare e denso di significato”. In entrambi i film hanno collaborato alla Direzione Artistica il Regista Ivan Stefanutti, il Direttore della Fotografia Flavio Zattera (vincitore di due premi per la migliore fotografia), Marina Penzo per le colonne sonore ed Enrico Lenarduzzi al suono.

Short Film LOCANDINA CONTATTO FORZATO REGIA DANIELE SARTORI

KASHISH POSTERKASHISH MUMBAI CONTATTO FORZATO

WEBSITE KASHISH MUMBAI INTERNATIONAL QUEER FILM FESTIVAL

WEBSITE L’APPUNTAMENTO

WEBSITE CONTATTO FORZATO

“CONTATTO FORZATO” DI SARTORI AL XII° FLORENCE QUEER FESTIVAL

Il Regista Daniele Sartori torna con “Contatto forzato” al Florence Queer Festival, evento internazionale di cinema e queer culture diretto da Bruno Casini e Roberta Vannucci. Saranno più di trenta i titoli in programma dal 21 al 27 novembre 2014 e tra le novità un focus sui diritti umani in collaborazione con il Robert F. Kennedy Center for Justice and Human Rights Europe.

Sartori, che a Firenze ha già presentato “Doris Ortiz” e “What about Alice?”, videoarte installato presso l’Istituto Europeo di Design, quest’anno parteciperà nella sezione Videoqueer con un cortometraggio ambientato sul finire della Seconda guerra mondiale e che mira a mettere in luce il lato più fragile dell’essere umano. Alberto Onofrietti e Diego Facciotti sono gli interpreti principali con la partecipazione di Andrea Pizzalis, Roger Mazzeo, Pierdomenico Simone, Isacco Tognon, Guido Laurjni e Davide Strava che completano il cast di bravissimi attori. La supervisione artistica è stata affidata al Regista Ivan Stefanutti, il Direttore della fotografia Flavio Zattera ha curato l’immagine ed Enrico Lenarduzzi il suono, infine Marina Penzo ha composto la suggestiva colonna sonora di questa breve storia girata interamente al Forte Carpenedo di Mestre.

FLORENCE QUEER FESTIVAL 2014

Alberto Onofrietti e Diego Facciotti

“In Contatto forzato Daniele Sartori evidenzia la sua non comune versatilità che lo vede capace di affrontare con uguale piglio generi estremamente differenti fra di loro, e soprattutto una sempre maggiore efficacia, frutto anche di una piena padronanza di sé e dei propri mezzi espressivi.” – scrive il Critico cinematografico Vincenzo Patanè – “Il Regista, autore anche del soggetto e della sceneggiatura, mette a fuoco un anfratto nascosto della guerra, un minuscolo ma significativo interstizio della storia, uno dei tanti poi inghiottiti e annullati da quella ufficiale.” – e ancora – “L’ambiguità di Contatto Forzato è l’arma vincente di una sceneggiatura calibrata e senza sbavature e di un team di persone in stato di grazia – in primis il supervisore artistico Ivan Stefanutti, il direttore della fotografia Flavio Zattera e la musicista Marina Penzo – che fanno di questo corto un gioiello, curato in ogni particolare e denso di significato.”

La presentazione di “Contatto forzato” al Florence Queer Festival è prevista per domenica 23 novembre 2014 alle ore 17.15 presso il Cinema Odeon di Firenze, in Piazza Strozzi 2, alla presenza del Regista. Si ringrazia la Direzione Artistica, Silvia Minelli, Susan Sabatini e Massimiliano Giunta.

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WEBSITE CONTATTO FORZATO

CONTATTO FORZATO di Daniele Sartori | Recensione a cura del Critico cinematografico VINCENZO PATANE’

In “Contatto forzato” Daniele Sartori evidenzia la sua non comune versatilità che lo vede capace di affrontare con uguale piglio generi estremamente differenti fra di loro, e soprattutto una sempre maggiore efficacia, frutto anche di una piena padronanza di sé e dei propri mezzi espressivi. Il corto, lungo 20’, racconta di due soldati fascisti, imprigionati dai partigiani nei giorni precedenti la liberazione, nell’aprile 1945: il tenente Antonio Graziani (Alberto Onofrietti), comandante di una brigata, e il soldato altoatesino Detlef Hagermann (Diego Facciotti). I due vengono portati in una stalla, bendati e legati saldamente assieme da corde strette e opprimenti; obbligati a quella vicinanza coatta, Antonio e Detlef vivono con ansia e dolore fisico quel momento tremendo che stanno vivendo, chiedendosi se mai esisterà per loro un futuro, non foss’altro per salutare i propri cari. In tutto ciò, si danno reciprocamente la parola d’onore che, se liberi, nessuno saprà mai di quella mortificante situazione sopportata. Ma, alcuni giorni dopo, nel centro di riconoscimento dei prigionieri di guerra, Detlef dovrà decidere se rispettare quella parola data per evitare che Antonio sia fucilato. Contatto forzato non è un film di guerra; quest’ultima rimane anzi volutamente ai margini del discorso, relegata tutt’al più nel livore, nella rabbia e nel cinismo di alcuni personaggi, in questo caso partigiani (ma il corto non assume connotazioni ideologiche, anzi si capisce bene come al momento opportuno vincitori e vinti, con ruoli rovesciati, si comporterebbero in maniera analoga, la guerra purtroppo funziona così…). Sartori, autore anche del soggetto e della sceneggiatura, preferisce invece mettere a fuoco un anfratto nascosto della guerra, un minuscolo ma significativo interstizio della storia, uno dei tanti poi inghiottiti e annullati da quella ufficiale. Così il discorso dall’azione si sposta sul piano psicologico, su un’acuta introspezione dei protagonisti.

Il film si svolge, attraverso un montaggio aritmico, in due location, intervallate ogni tanto dalla visione di aspre montagne, che ricordano simbolicamente la durezza della guerra. Nella prima – una stalla claustrofobica, caratterizzata da una luce radente e da colori cupi e freddi, che diventano man mano più scuri – domina un senso di palpabile fisicità, venata del bisogno di conoscenza reciproca (espressa da frasi come “avvicìnati” o “come è il tuo volto?”) nonché di calore umano. Ma a fare da protagonista è soprattutto la paura, che “unisce le persone” e che attanaglia i due, i quali, scambiandosi alternatamente i ruoli, vedono l’uno consolare l’altro nei momenti di debolezza. Il secondo luogo – uno stanzone dove i prigionieri devono dichiarare le proprie generalità a un ufficiale inglese – è più luminoso, quasi a configurare che la paura lascerà finalmente il posto alla catarsi. Qui il gioco gira tutto attorno a quella “parola data” che non bisogna trasgredire. Perché quel giuramento? Lo spettatore – intrappolato in una voluta ambiguità, sottolineata da una musica tesa e dal finale che si chiude inaspettatamente e perciò quanto mai aperto – può solo formulare delle ipotesi, visto che non ci è dato di sapere cosa sia accaduto fra i due momenti narrati. Un buco narrativo che fa sì che ognuno possa colmare come meglio crede quella tessera di puzzle che manca. Ogni ipotesi va dunque bene per giustificare quel giuramento: il voler scotomizzare, o almeno non renderla pubblica, la vergogna per una situazione quanto mai umiliante o ancor più l’onta, insopportabile per un comandante di una brigata fascista, di aver pianto come un bambino pensando alla probabile, imminente morte (cosa che infrange contemporaneamente il mito del maschio e del fascismo). Ma può essere anche altro: il non voler che si sappia il piacere provato per un contatto fisico, obbligato sì ma anche gradevole e talora cercato dai due, se non addirittura qualcos’altro che potrebbe essere accaduto (come un bacio, peraltro naturale, vista la vicinanza delle due bocche).

Quest’ambiguità, questo “non detto”, è l’arma vincente di una sceneggiatura calibrata e senza sbavature e di un team di persone in stato di grazia – in primis il supervisore artistico Ivan Stefanutti, il direttore della fotografia Flavio Zattera e la musicista Marina Penzo – che fanno di questo corto un gioiello, curato in ogni particolare e denso di significato. Un significato che si esalta soprattutto nel rapporto profondo e autentico che si viene a creare fra i due protagonisti, legati – non a caso la corda è un elemento visivo costante, dalle evidenti valenze simboliche – da un senso di complicità e di umana pietas, che permette di attenuare il dolore e lo scoramento. Pur accomunati dal caso, i due protagonisti – ritratti in più occasioni in pose sensuali, di plastica bellezza, ravvivata da una luce caravaggesca – trovano infatti assieme il coraggio per superare quel momento tremendo; merito delle parole ma anche del contatto fisico perché talora, grazie ad esso, anche se “forzato”, tocchiamo un angelo, destinato magari ad aiutarci nella nostra risalita. Vincenzo Patanè

LOCANDINA CONTATTO FORZATO REGIA DANIELE SARTORI

#STOPVIOLENCE | LA PERFORMANCE DI DANIELE SARTORI ALLO I.E.D. DI FIRENZE PER IL XI° FLORENCE QUEER FESTIVAL

Sabato scorso (n.d.r. 26 ottobre) il Florence Queer Festival, durante l’inaugurazione della mostra “The Pink Choice” della fotografa vietnamita Maika Elan, ha presentato presso l’Istituto Europeo di Design di Firenze l’installazione “What about Alice ?”, il videoart di Daniele Sartori ispirato al celebre racconto di Carroll e per l’occasione presentato da Silvia Minelli e dal critico Leonardo Bressan. In un caleidoscopio d’immagini dell’opera proiettate nell’ampio spazio espositivo dello IED, Sartori ha diretto tre performers tra cui il vocalist Nicola Simionato, talento emergente della nightlife italiana, che interpretando un trasgressivo bianconiglio ha intonato, in omaggio al “dolci sogni” di Alice, “Sweet dreams”, hit degli Eurythmics.

“Quest’esperienza mi ha dato l’opportunità di incontrare un pubblico diverso da quello con cui generalmente lavoro, è indubbiamente una crescita artistica” – afferma Nicola Simionato – “mi ritengo un artista poliedrico e stasera grazie a Daniele Sartori ho avuto la possibilità di dimostrarlo con una performance, non solo vocale, ispirata ad Alice. La cover che ho presentato sarà molto probabilmente uno dei brani del mio album di debutto e non escludo un giorno di cimentarmi nell’ambito della recitazione”.

Daniele Sartori, assieme ai bravissimi Tommaso Faucci e Mary Frenky, ha inoltre sviluppato una performance, suggestiva e intensa, di protesta contro ogni forma di violenza. Wonderland doesn’t exist era la provocatoria scritta disneyana proiettata sui volti tumefatti dei due performers, truccati da Anna Lazzarini. Per gran parte dell’evento i due ragazzi si sono alternati in un dialogo con lo spettatore fatto solamente di sguardi empatici e accompagnato da una musica straniante in cuffia. Pubblichiamo per gentile concessione del Florence Queer Festival, di Sandra Nastri e Barbara Paveri alcune foto dell’evento.

Daniele Sartori ringrazia gli Organizzatori del Florence Queer Festival\Silvia Minelli\Roberta Vannucci\IREOS Firenze\Sandra Nastri e Barbara Paveri per la documentazione fotografica\la Direzione dello I.E.D. Firenze\Antonio De Felice e quanti hanno contribuito alla realizzazione dell’evento.

Clicca sulle immagini per ingrandire

What about Alice? Daniele Sartori

Nicola Simionato

Daniele Sartori What about Alice?

Tommaso Faucci 2W.a.A.?What about Alice ? #stopviolence performance Daniele SartoriStop Violence

XI° FLORENCE QUEER FESTIVAL | LA ALICE DI DANIELE SARTORI A FIRENZE ALLA RICERCA DI NUOVE MERAVIGLIE

Sabato 26 ottobre dalle 19.30 alle 22.00 negli spazi dell’Istituto Europeo di Design | I.E.D. di Firenze, installazione di ”What about Alice?”, videoarte del Regista Daniele Sartori ispirato alla giovane protagonista dei romanzi di Lewis Carroll.

Una versione queer-dark di Alice, la celebre eroina dei romanzi di Lewis Carroll, sarà protagonista di ”What about Alice?”, videoarte del regista Daniele Sartori che sarà installato sabato 26 ottobre dalle ore 19.30 alle 22.00 negli spazi dell’Istituto Europeo di Design di Firenze in occasione della XI edizione del Florence Queer Festival, prevista dal 19 ottobre al 1 dicembre 2013.

Il videoarte, patrocinato dall’Assessorato alle Attività Culturali del Comune di Venezia e proiettato durante le giornate della Mostra del Cinema e Biennale Arte, vede una Alice ormai adulta, ironicamente interpretata dall’artista Adolfina De Stefani, che si imbatte in “meraviglie” ben diverse da quelle originali e dal sapore decisamente queer. Inizialmente l’opera coinvolge lo spettatore con un breve clip del celebre racconto dispiegandosi, successivamente, in tutta la forza del messaggio simbolico che il regista intende trasmettere, attraverso quattro capitoli visivi inquietanti e dissacranti dell’icona dell’infanzia serena per eccellenza.

«What about Alice? rientra in una concezione di un cinema estremamente personale, fortemente legato a una visualità che schiaccia ed esclude ogni logica e ogni velleità narrativa. È dunque un’opera girata con entusiasmo e fantasia, sintomo di un cinema vitale e quasi debordante, che ha il pregio di non avere bisogno di grandi mezzi e che per questo è quanto mai libero. È un videoart che non chiede allo spettatore di pensare ma solo di lasciarsi andare nel gorgo straripante delle immagini, collegate da un montaggio spezzettato e da una musica d’ambiente straniante. What about Alice? è un’opera che esalta quello che è pur sempre lo scopo primario della poesia e dell’arte tout court: stimolare la mente umana attraverso immagini. Proprio ciò che avviene qui, con l’esaltazione di un universo ludico ed erotico, segnato da momenti spiazzanti e dal significato ambiguo che intrigano lo spettatore ». Vincenzo Patanè [Critico Cinematografico]

La presentazione critica del video è a cura di Leonardo Bressan ed è previsto un’intervento artistico di Sartori che, durante l’installazione composta da cinque proiezioni differenti in loop, dirigerà alcuni performer tra i quali l’emergente Nicola Simionato, artista poliedrico del mondo della notte. L’atteso Dj set di 66sixties sarà la colonna sonora dell’evento.

Ingresso libero | I.E.D.: Via M. Bufalini 6/r 50122 Firenze (Fi) – Italy Tel: +39 055 29821 | info@florencequeerfestival.it | Si ringrazia i Performer Mary Francky, Tommaso Faucci e Nicola Simionato.

Biografia Daniele Sartori

Numerosi sono i contributi professionali nell’ambiente del cinema indipendente veneziano e milanese. Fonda il progetto Lost In Vauxhall per la produzione di videoclip e cortometraggi, ambito che predilige. Tra i molti corti prodotti, scrive e dirige L’Appuntamento, che ottiene numerosi premi e un ottimo successo. Firma i promoclip del Queer Lion Award, premio collaterale della Biennale del Cinema di Venezia, a cui partecipa anche come giurato, e del Padova Pride Village 2013. Realizza Doris Ortiz, finalista ai RIFF Award di Roma, in cui recitano numerosi talenti emergenti. Ha recentemente affiancato Daniele Vicari in giuria a Short in Venice e realizzato “What about Alice ?”, videoart installato in numerosi spazi artistici e proiettato durante le giornate della Mostra del Cinema e Biennale Arte di Venezia. E’ curatore di Remix-Art e di Videoheart, mostre realizzate in collaborazione con il Centro Culturale Candiani di Mestre. Le sue opere sono distribuite dall’agenzia The Open Reel.

“WHAT ABOUT ALICE ?” DEL VIDEOARTISTA DANIELE SARTORI INSTALLATO ALLO I.E.D. DI FIRENZE PER IL FLORENCE QUEER FESTIVAL 2013

“What about Alice?” videoart di Daniele Sartori sarà installato sabato 26 ottobre a partire dalle ore 19.30 negli spazi dell’ Istituto Europeo di Design di Firenze all’evento d’apertura del Florence Queer Festival 2013. L’opera, patrocinata dall’Assessorato alle Attività Culturali del Comune di Venezia, distribuita da The Open Reel, selezionata ai RIFF Awards di Roma e proiettata durante i giorni della Mostra del Cinema e Biennale Arte di Venezia, è una reinterpretazione del testo di Carroll, una versione dark di una Alice decisamente ormai molto lontana dal paese delle meraviglie. Il videoarte, dopo una breve clip evocativa del celebre racconto, si dispiega in quattro capitoli visivi inquietanti e dissacranti dell’icona dell’infanzia serena per eccellenza. Daniele Sartori, che presenzierà all’evento, si è avvalso della collaborazione di Damiano Bertazzo, per le riprese, e dei perfomers Family Morton, Erik Strauss, Donato Ceron, Mark Fabrique. L’artista Adolfina De Stefani ha ironicamente interpretato Alice. L’atteso D.j. set di 66sixties sarà la colonna sonora dell’evento.

W.a.A.? | Recensione di Vincenzo Patanè [Critico Cinematografico]

L’Alice del titolo è ovviamente quella dei due celeberrimi romanzi di Lewis Carroll: Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie (1865) e Attraverso lo specchio (1872). Qui però Alice viene rivisitata e ricontestualizzata in termini del tutto nuovi. Infatti è una persona adulta (interpretata da una spiritosa Adolfina De Stefani) e le “meraviglie” in cui si imbatte sono ben diverse, più inquietanti, dal sapore gotico. Non esistendo un plot di base, il contenuto evidentemente non si presta a una lettura univoca ma al contrario invita ciascuno a una propria interpretazione personale. Dopo una breve cornice iniziale, ambientata in un contesto onirico – che riporta attraverso segnali forti, come la Regina o il Cappellaio, alle due Alici di Carroll – si dipanano quattro capitoli, impregnati da un gusto queer fortemente allusivo e trasgressivo:
# 1. rolling A. # 2. atomic A. # 3. A. loves datura # 4. A. escapes
Se un sottile fil rouge collega i quattro capitoli, ognuno presenta però caratteristiche stilistiche differenti, espresse anche attraverso effetti speciali, come se ciascuno fosse un’esperienza a sé. Nel primo capitolo vediamo Alice rotolare giù in un prato, in una caduta lunghissima, iterata più volte, da più punti di vista e splendidamente ripresa; una caduta che ricorda quella lenta e ponderata dell’Alice di Carro

ll che per rincorrere il Bianconiglio precipita in un tunnel che sembra non avere mai fine. Il secondo, sicuramente il più criptico, ci mostra due nudi maschili incappucciati distesi su un prato, deformati da effetti anamorfici, con un taglio che ricorda la pittura di Rubens. Nel terzo la nostra Alice odora dei bianchi fiori di datura, una pianta allucinogena, e per questo si perde in un mondo psichedelico, dai colori saturi e vividissimi. Nell’ultimo Alice fugge via, in una corsa che però sembra talora tornare sui suoi passi, contraddicendo quasi se stessa. What about Alice? rientra in una concezione di un cinema estremamente personale, fortemente legato a una visualità che schiaccia ed esclude ogni logica e ogni velleità narrativa. È dunque un’opera girata con entusiasmo e fantasia, sintomo di un cinema vitale e quasi debordante, che ha il pregio di non avere bisogno di grandi mezzi e che per questo è quanto mai libero. È un videoart che non chiede allo spettatore di pensare ma solo di lasciarsi a

ndare nel gorgo straripante delle immagini, collegate da un montaggio spezzettato e da una musica d’ambiente straniante, che ricorda un po’ Brian Eno. Non rimane dunque che farsi trascinare dal ritmo adrenalinico e dalla sua visionarietà ricercata, dai marcati contrasti cromatici, in cui spicca il colore rosso (foulard, cappello, scarpe, calze, rossetto, anello, il pomodoro schiacciato più volte), inteso evidentemente in un’accezione di piena sensualità e di vitalismo. Il videoart stimola inoltre con ironia lo spettatore anche su un altro versante. La frase iniziale – A. is dead – se inizialmente fa nascere il sospetto che si parli di Alice, in realtà rimanda ad un’altra frase ben più famosa e densa: Art is dead, ossia “l’arte è morta”. Una morte preconizzata, tra gli altri, già da Hegel nel 1830, il quale così volle intendere la scomparsa di un’arte intesa fino ad allora come il canale privilegiato, se non l’unico, per esprimere dei contenuti essenziali per la società. In realtà, però, l’arte è ben lungi dall’essere morta, anzi; ora, mutata, propone una diversa comunicazione che spesso sfrutta una voluta contaminatio fra più espressioni artistiche, che così si arricchiscono a vicenda, e fra codici diversi, che si fanno dunque portavoce di nuovi significati. È il caso di What about Alice?, un’opera che in fin dei conti esalta quello che è pur sempre lo scopo primario della poesia e dell’arte tout court: stimolare la mente umana attraverso immagini. Proprio ciò che avviene qui, con l’esaltazione di un universo ludico ed erotico, segnato da momenti spiazzanti e dal significato ambiguo che intrigano lo spettatore. [Vincenzo Patanè]

LINK FLORENCE QUEER FESTIVAL 2013

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“DORIS ORTIZ” DI DANIELE SARTORI AL 10° FLORENCE QUEER FESTIVAL E A FIATICORTI XIII

Sabato 20 ottobre, alle 21 presso Ca’ Celsi di Piazzale Roma – Istrana (tv), il cortometraggio “Doris Ortiz” di Daniele Sartori chiuderà le proiezioni delle opere in nomination al Festival Fiaticorti in attesa dei nomi dei vincitori che verranno invece premiati il sabato successivo. Lo stesso giorno Sartori affiancherà Daniele Vicari e Maria Teresa Crisgiovanni in giuria del Mestre Film Festival nelle sezioni Short in Venice e Clip & Web. Molto attesa, il 27 ottobre a Firenze al cinema Odeon, la presentazione in sala di “Doris Ortiz” al Florence Queer Festival 2012. Sartori in più occasioni ha accompagnato l’opera avvalendosi del supporto di performer come Principe Maurice. Al Padova Pride Village dello scorso agosto, a sorpresa, fu proprio Principe Maurice a presentare l’opera mentre in settembre Sartori diede vita ad una performance live inaspettata presentandosi al boulevard della Mostra del Cinema di Venezia accompagnato da Erik Strauss & Family Morton. Ecco di seguito tre recenti interviste.

CORRIERE DELLA SERA

VENEZIA – Nella scena cinematografica indipendente, è uno dei registi emergenti più talentuosi. Scrive, dirige e post-produce, Daniele Sartori, che mercoledì presenta alla Casa del Cinema  di Venezia (ore 17.00, San Stae) i suoi due cortometraggi, L’appuntamento e Doris Ortiz.
Veneziano di origine, diplomato all’Accademia Teatrale Veneta «ma troppo schivo per reggere il palcoscenico», ammette sorridendo. Tutto il resto Daniele Sartori l’ha messo da autodidatta, «perché credo che bisogna sempre darsi una possibilità per fare arte». Ha messo insieme una crew tra fotografi e operatori di tutto rispetto. E ha utilizzato tutta la sensibilità e le sfumature di uno che si occupa di malati di Alzheimer, e ne conosce lo smarrimento. Perché questo in realtà è il suo lavoro, di cui Sartori parla con molta delicatezza. E nei cortometraggi tesse con abilità trame psicologiche dense e precise, là dove ci sono solo zone d’ombra.Per L’appuntamento, girato nel 2010 a Venezia, nel Palazzo Papadopoli, al Festival Omovies di Napoli si è portato a casa sei premi. Ha girato decine di festival indipendenti, «ha pure un doppiaggio in russo e dei sottotitoli in cinese», se la ride il regista.  Comunque, è tra i più cliccati in internet nella piattaforma ‘Queer Frame’ ed è stato ora acquisto da Atlantide Entertainment.
L’ultimo cortometraggio, Doris Ortiz, sarà mandato in streaming gratuitamente, dal 12 al 22 aprile, da uno dei distributori on-line più importanti a livello internazionale, il MUBI. E il 13 aprile sarà in concorso all’importante Rome Indipendent Film Fest. Realizzato come un veloce b-movie anni ’80, tutto notturno, «attingendo dalla videoart e dai manga, giocando tra noir e splatter», spiega Sartori, è stato girato nelle zone industriali di Marghera e Padova. «Luoghi di grande fascino e molto adatti al ritmo velocissimo del corto – racconta –  E comunque, tutta questa zona metropolitana vive un suo fermento. Mi è piaciuto molto discutere di questo lavoro con personaggi come il principe Maurice, Adolfina de Stefani, Gori&Cardinale che poi mi hanno fatto la locandina. Così come per l’altro corto, ho avuto vicino una fotografa come Marta Buso e la supervisione di un regista come Ivan Stefanutti».
In Doris Ortiz molte scene di interni sono girate al Bar ‘L’altro Verdi’, a Mestre. Questo caffé, che fa angolo tra via Circonvallazione e via Verdi appunto, dopo alterne vicende di fortuna e degrado, ora è uno dei locali più affollati e più cool della città. Nel film si riconoscono le pareti rosso fuoco, l’angolo con una credenza anni ’60, una vecchia macchina da scrivere. Il regista veneziano è riuscito a coinvolgere nel corto anche Giuseppe Sartori e Andrea Pizzalis, attori culto di Ricci/Forte, star della scena teatrale italiana.
«Mi piacciono le contaminazioni – dice Daniele Sartori – Il mio sogno ora è fare tre copie di un film in blu-ray, ad altissima definizione e destinarle a una galleria d’arte». Si ferma un attimo: «è troppo?».

Fabio Bozzato – Corriere del Veneto -Corriere della Sera ©

NICOLA RUBINI INTERVISTA DANIELE SARTORI IL REGISTA DE “L’APPUNTAMENTO” ©

A volte capita che nel panorama infinito del cosiddetto “cinema indipendente”, avulso cioè da strategie di marketing cinematografiche, emergano registi e personaggi in grado di catalizzare l’attenzione dei media e del pubblico. Daniele Sartori, film-maker indipendente, in breve tempo è riuscito a farsi notare con sapiente determinazione, ritagliandosi un territorio artistico personale e un pubblico attento e affezionato. “L’appuntamento”, corto vincitore di numerosi premi, selezionato nelle più importanti rassegne cinematografiche, a distanza di due anni dalla sua pubblicazione continua a essere uno dei cortometraggi più visti nel web. Con “Doris Ortiz”, presto al Florence Queer Festival, si è sperimentato in un’opera psichedelica creando, come lui stesso afferma, un’operazione visiva pop simile a un lungo videoclip. Gli spot del Queer Lion Award, premio collaterale della Mostra del Cinema di Venezia, al quale ha partecipato come giurato, portano da anni la sua firma e tra qualche settimana affiancherà Daniele Vicari nella giuria del Mestre Film Fest 2012. Lo abbiamo incontrato pochi giorni fa’ e indubbiamente Sartori è sia un regista che un personaggio.

Salve Daniele, sei considerato un talento emergente del cinema indipendente italiano, in particolare nell’ambito dei corti e dei videoclip. Come hai iniziato?…lasciamo che gli altri mi considerino come preferiscono. Sono un creativo, tutto qui.…Ho iniziato per caso a collaborare con importanti produzioni cinematografiche, per nulla indipendenti, che giravano a Venezia. Studiavo attentamente tutto ciò che accadeva sul set, come si lavorava, prendevo contatti, praticamente ero in formazione continua. Poi ho studiato e il resto è successo tutto in modo molto naturale. Una sequenza fortunata di occasioni…

Ci racconti qualche aneddoto di quelle esperienze? Lo sguardo della Bellucci mi è rimasto impresso nel cuore (ride)… No, non ho un aneddoto in particolare, ho piuttosto tante emozioni piacevoli legate alle atmosfere che si creavano.

Come sei arrivato a “L’appuntamento, il corto vincitore di numerosi premi che ti ha fatto conoscere al pubblico dei Festival? Lo script era pronto da un po’. Ci credevo molto e così, dopo averlo proposto inutilmente a vari registi, mi sono stufato e ho scelto di girarlo indipendentemente. Ho chiesto aiuto ad alcuni amici, professionisti, come Flavio Zattera, Marco Zanelli, Enrico Lenarduzzi, Ivan Stefanutti, Damiano Bertazzo, Anna Lazzarini e l’abbiamo realizzato. Poi da lì è nato il progetto L.I.V.

Ed è andato bene…Già! Mi ha regalato molte soddisfazioni e diversi riconoscimenti.

Credi che il successo de “L’appuntamento” dipenda dal tipo di argomento che hai affrontato? Non te lo so’ dire. Il cinema è un’alchimia. Sicuramente l’argomento deve aver interessato molto. Penso che storie simili succedano più spesso di quel che si possa immaginare…però non se ne parla, ma nella vita un inaspettato cambiamento di rotta, anche momentaneo, può capitare.

Quale momento ti piace di più?…quando Leonardo Santini fa’ l’esempio del ritornello che resta in mente e che alla fine, pensandoci bene, non è poi così male. E’ stato bravissimo perché quel punto l’abbiamo improvvisato e rende perfettamente il concetto su cui si basa tutta la storia.

Perché in “Doris Ortiz” hai fatto scelte stilistiche agli antipodi del lavoro precedente? Se sento che l’onda creativa mi porta su territori differenti dai precedenti la seguo e basta. Poco m’importa della grammatica cinematografica o dell’ortodossia della storia. Tantomeno se piacerà. Doris lo definisco un video d’ispirazione pop che, tra le altre cose, ha fruttato pure una bella selezione ai Riff Awards 2012 ed una prossima distribuzione. In quel corto ciò che conta è l’immagine, è da lì parte tutto. Lo spettatore non ha possibilità di immedesimarsi nei personaggi ma piuttosto viene catturato da una serie di stimoli visivi, spesso anche spiacevoli. Il resto passa in secondo piano.

Cosa intendi dire? Che “Doris Ortiz” è un’operazione d’immagine, un evento virale che si crea dal nulla, un’ alterazione visiva…se vuoi continuo ma il concetto è sempre lo stesso ed è per questo che spesso lo presento assieme a personaggi che ritengo essere altrettanto pop come Principe Maurice, Erik Strauss, Family Morton. Insomma è un’opera che richiede una cornice piuttosto forte.

Cosa cerchi in un attore? Intelligenza, coraggio e fiducia. Il mio nome è una tutela per tutti perché se non sono sicuro di un progetto sono il primo a non mettersi in gioco.

Ci parli del progetto L.I.V.? E’ un progetto no profit di collaborazione tra artisti, non necessariamente solo del settore audio-video, finalizzato alla produzione indipendente di film, sperimentazioni visive e alla loro promozione. Credo che l’attualità dell’arte sia nelle contaminazioni, negli interscambi, in tutto ciò che è trasversale.

Tu fai cinema di genere. Perché questa scelta? Più che di genere preferirei definirlo autoriale, tutto qui.

Progetti futuri? …creare dive pop (ride)…Scherzi a parte, per il momento non te lo so’ dire con esattezza. Sto’ leggendo alcuni script che mi sono stati inviati, “Doris Ortiz” a ottobre sarà al Florence Queer Festival, a fine anno uscirà un videoart in collaborazione con Adolfina De Stefani e poi…chi lo sa’…la creatività non funziona a comando.

ABALUTH

Qualche giorno fa ho avuto il piacere di assistere con un’amica alla proiezione del cortometraggio pop noir Doris Ortiz, ecco l’intervista che ci ha concesso il regista Daniele Sartori.

Intervista al regista Daniele Sartori

– Come sei diventato regista, quando e come hai cominciato?
Dirti quando ho cominciato è difficile dal momento che da bambino giocavo con la super 8 di mio padre a fare i film dell’orrore, ma scherzi a parte, è partito tutto da un casting andato bene, e così mi son trovato ad essere il double di Craig in Bond. Poco dopo ho frequentato l’Accademia Teatrale Veneta, diplomandomi attore, ma l’amore per il cinema e la voglia di dirigere quello che scrivevo era più forte. Le cose sono andate avanti fino all’ultima bella esperienza accanto a Johnny Depp e la Jolie. Insomma ho imparato sul “campo”… È successo tutto in modo naturale e inaspettato.

– Qual è il tuo… background culturale che ti ha portato e ti porta a fare cinema, cioè la spinta a scegliere come mezzo espressivo la macchina da presa?
Non è stata una scelta consapevole, sono andato in questa direzione perché evidentemente per me era la più naturale. Credo che la vita sia fatta di fasi e ogni fase ha le sue caratteristiche, i suoi linguaggi creativi, i suoi momenti di non creatività o di non comunicazione. Se domani mi verrà voglia di disegnare, proverò a fare un quadro e se mi darà soddisfazione farlo allora si aprirà un nuovo periodo creativo.

– Che cosa vuoi esprimere con le tue opere?
Dipende! In generale però in tutte c’è un tema comune: la contraddizione tra ciò che pensiamo di volere e ciò che vogliamo realmente.

– Quale delle tue opere è la tua preferita?
Magma. Corto oltre la sperimentazione, che non uscirà mai e che ho ritirato da qualsiasi canale di distribuzione. E ti dico pure il perché: era un film disturbante, astratto, la gente invece vuole una storia, delle connessioni, dei motivi. Eppure spesso nella vita di tutti i giorni non esiste alcuna connessione, alcuna storia di rilievo, anzi spesso facciamo cose senza alcun motivo.

– Quale sarà il tuo prossimo progetto?
Sto leggendo alcuni soggetti che mi hanno inviato in questo periodo. Poi deciderò. Intanto sarò a Napoli da Ettore Scola per “L’Appuntamento” e affiancherò Daniele Vicari (Diaz) in giuria per Short in Venice 2012. Poi girerò un po’ per accompagnare “Doris Ortiz” ai Festival in cui è stato selezionato.

– Hai tratto ispirazione o comunque sei stato particolarmente solleticato da quale o quali autori, scrittori o registi, o artisti in genere?
Non ho un regista di riferimento, ho piuttosto molti film di riferimento. Ma se proprio devo dire un nome indubbiamente Shinya Tsukamoto. Trovo inoltre che i video di Manson siano avanguardia allo stato puro, si avvale di artisti eccezionali. La maggior parte delle cose più interessanti che vedo sono nella pubblicità e nei videoclip.

– In particolare c’è una motivazione precisa che ti ha fatto riproporre un’estetica di stile pop art nel tuo ultimo film Doris Ortiz?
“Perché non è vero che il Pop è morto!”. Ahhha! Questo ormai è lo slogan tormentone coniato durante le presentazioni del film. Doris è Pop perché non c’è interiorità nella storia, ma piuttosto un insieme di stimoli visivi, di simbolismi del quotidiano, è una manipolazione d’immagini già note, specialmente al mondo queer. Perfino le voci degli attori sono state alterate. Amo la Pop Art, volevo ripresentarla a modo mio e Doris è stata l’occasione giusta soprattutto dopo un’opera molto classica come “L’Appuntamento”.

– Quanto pensi possano incidere sul risultato finale tecniche di ripresa e di montaggio innovative?
Moltissimo. Credo che l’avanguardia cinematografica sia nei nuovi software, soprattutto in post-produzione più li sai smanettare e più vai oltre. Attenzione però perché senza storia o idee non vai comunque da nessuna parte.

– Che tipo di approccio hai nella progettazione di un’idea e ti avvali della collaborazione di altri artisti in questo?
Penso che un’idea non si possa progettare, ti salta fuori quando meno te lo aspetti, comunque di solito nella fase di scrittura divento un eremita. Poi propongo il progetto agli amici più stretti, ovvero i professionisti con cui ormai collaboro da anni, Flavio Zattera, Marco Zanelli, Ivan Stefanutti, Mauro Tuveri, Anna Lazzarini, Paolo Simone. Con loro faccio il punto della situazione e se piace si comincia.

– Quanta importanza hanno nella realizzazione dei tuoi corti i rapporti con tutti coloro che fanno parte di troupe e cast, sicuramente non motivati da attrattive… economiche ma da passione condivisa?
Ti assicuro che nell’ambito del cinema indipendente, o comunque nei miei lavori, nessuno ha alcuna motivazione economica perché non c’è proprio alcun guadagno in ciò che facciamo… anzi! C’è solo passione, amicizia e voglia di divertirsi. I ragazzi della troupe sono professionisti seri ma prima di tutto sono amici, e alcuni lo sono diventati dopo aver lavorato con me sul set. Con gli attori invece è diverso, purtroppo terminato un film è difficile che riesca a rivederli, hanno sempre mille impegni!

– Può essere un incentivo alla creatività, paradossalmente, dover contare su mezzi spesso limitati, sempre economicamente parlando?
Assolutamente si, siamo un po’ come i bambini che giocano col lego e che con poche mattonelle a disposizione riescono a costruire astronavi!

(intervista di Monica Salomoni e Fabrizia Scorzoni)