“PRISCILLA IN MYKONOS” al NAPOLIDIVINE

Tra le sorprese di “NapoliDivine”, rassegna cinematografica dedicata ai temi dell’identità di genere, della disabilità e delle migrazioni, segnaliamo la proiezione esclusiva a Napoli di “Priscilla in Mykonos”, documentario dedicato all’artista Mariano Gallo, Priscilla Drag testimonial dell’iniziativa.

priscilla-drag“Si tratta di un documentario in cui sarà possibile vedere alcuni tra i numeri più riusciti di Priscilla, i backstage degli spettacoli, conoscere meglio l’esperienza umana di Mariano Gallo e ammirare la party island queer per eccellenza: Mykonos – dice Sartori – Il video è un progetto destinato alla rete, luogo virtuale dove Priscilla può realmente raggiungere tutti i suoi fans. I Festivals, considerato che a Mykonos arrivano persone da tutto il mondo, sono un contenitore un po’ troppo stretto per quel video. La proiezione alla rassegna di Napoli sarà quindi un’esclusiva”

La proiezione di “Priscilla in Mykonos” al NapoliDivine è prevista il 20 e 21 dicembre 2016, ore 20.30, presso Officine Gomitoli – Ex Lanificio Borbonico Sava di Porta Capuana, piazza E. De Nicola 47, Napoli. Per info e aggiornamenti consultare il sito ufficiale.

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IL LIBRO “FARA’ NEBBIA” DI STEFANO PAOLO GIUSSANI E “CONTATTO FORZATO” DI DANIELE SARTORI AL CASSERO DI BOLOGNA

Mercoledì 20 aprile 2016, alle ore 21 presso il Cassero di Bologna, LIBERTANGO presenterà l’ultimo libro dello Scrittore Stefano Paolo Giussani: “Farà nebbia” edito da Robin Edizioni.

“FARA’ NEBBIA. Romanzo partigiano” / «Non avevi paura? Di questi tempi è pericoloso». «Il pericolo è sempre reale. La paura una scelta. Ho scelto di non avere paura». «E funziona?». «Non sempre. Ma se pensi a quello che hai già superato, aiuta».

Milano. La Seconda guerra mondiale imperversa sulla città e il nord Italia. La follia nazifascista è accentuata dalla pressione degli alleati in risalita dalla penisola e dai partigiani nelle strade. Due giovani uomini che non potrebbero essere più diversi per carattere, estrazione sociale e frequentazioni, vivono la sciagura bellica dedicando le loro energie ai rispettivi gruppi, una squadra fascista e un cenacolo di artisti omosessuali. L’incontro-scontro tra i due rivela le rispettive debolezze e obbliga alla fuga il più battagliero. La sua cattura da parte di un gruppo partigiano sulle Alpi lascia temere il peggio. Tra colpi di scena, personaggi che hanno realmente terrorizzato la storia bellica meneghina e pulsioni affettive lontane dagli schemi canonici dell’epoca, queste pagine raccontano una realtà affrontata raramente nella storia della Resistenza italiana.

Durante la presentazione dell’opera letteraria sarà proiettato il cortometraggio “Contatto forzato” di Daniele Sartori. Il film, di imminente pubblicazione su piattaforma Vimeo il prossimo 25 aprile, narra la vicenda di due soldati, un italiano e un tedesco, catturati dai partigiani sul finire della Seconda guerra mondiale. La storia si snoda all’interno di un centro di riconoscimento di prigionieri di guerra dove il tenente Antonio Graziani (Alberto Onofrietti) è accusato ingiustamente d’aver ordinato la morte di dieci civili. Può scagionarlo solo il soldato Hagermann (Diego Facciotti), catturato con Graziani dai partigiani nei giorni della strage, ma una promessa da mantenere gli impedisce fino all’ultimo di raccontare la verità.

Devis Gentilini e Nicola Levorato dialogheranno con gli autori.

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Il libro “Farà nebbia” di Stefano Paolo Giussani e il corto pluripremiato “Contatto forzato” di Daniele Sartori saranno presentati mercoledì 20 aprile alle ore 21 presso il Cassero LGBT Center di Bologna. Per ulteriori info consultare il sito ufficiale http://www.cassero.it

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FACEBOOK CASSERO BOLOGNA

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#STOPVIOLENCE | LA PERFORMANCE DI DANIELE SARTORI ALLO I.E.D. DI FIRENZE PER IL XI° FLORENCE QUEER FESTIVAL

Sabato scorso (n.d.r. 26 ottobre) il Florence Queer Festival, durante l’inaugurazione della mostra “The Pink Choice” della fotografa vietnamita Maika Elan, ha presentato presso l’Istituto Europeo di Design di Firenze l’installazione “What about Alice ?”, il videoart di Daniele Sartori ispirato al celebre racconto di Carroll e per l’occasione presentato da Silvia Minelli e dal critico Leonardo Bressan. In un caleidoscopio d’immagini dell’opera proiettate nell’ampio spazio espositivo dello IED, Sartori ha diretto tre performers tra cui il vocalist Nicola Simionato, talento emergente della nightlife italiana, che interpretando un trasgressivo bianconiglio ha intonato, in omaggio al “dolci sogni” di Alice, “Sweet dreams”, hit degli Eurythmics.

“Quest’esperienza mi ha dato l’opportunità di incontrare un pubblico diverso da quello con cui generalmente lavoro, è indubbiamente una crescita artistica” – afferma Nicola Simionato – “mi ritengo un artista poliedrico e stasera grazie a Daniele Sartori ho avuto la possibilità di dimostrarlo con una performance, non solo vocale, ispirata ad Alice. La cover che ho presentato sarà molto probabilmente uno dei brani del mio album di debutto e non escludo un giorno di cimentarmi nell’ambito della recitazione”.

Daniele Sartori, assieme ai bravissimi Tommaso Faucci e Mary Frenky, ha inoltre sviluppato una performance, suggestiva e intensa, di protesta contro ogni forma di violenza. Wonderland doesn’t exist era la provocatoria scritta disneyana proiettata sui volti tumefatti dei due performers, truccati da Anna Lazzarini. Per gran parte dell’evento i due ragazzi si sono alternati in un dialogo con lo spettatore fatto solamente di sguardi empatici e accompagnato da una musica straniante in cuffia. Pubblichiamo per gentile concessione del Florence Queer Festival, di Sandra Nastri e Barbara Paveri alcune foto dell’evento.

Daniele Sartori ringrazia gli Organizzatori del Florence Queer Festival\Silvia Minelli\Roberta Vannucci\IREOS Firenze\Sandra Nastri e Barbara Paveri per la documentazione fotografica\la Direzione dello I.E.D. Firenze\Antonio De Felice e quanti hanno contribuito alla realizzazione dell’evento.

Clicca sulle immagini per ingrandire

What about Alice? Daniele Sartori

Nicola Simionato

Daniele Sartori What about Alice?

Tommaso Faucci 2W.a.A.?What about Alice ? #stopviolence performance Daniele SartoriStop Violence

L’APPUNTAMENTO di Daniele Sartori | Proiezioni Aprile/Maggio

L’APPUNTAMENTO | DIRECTOR’S CUT del regista Daniele Sartori, distribuito da The Open Reel, verrà proiettato alla Casa del Cinema di Roma in occasione del Festival Tulipani di Seta Nera e all’ Arthouse Movie di Zurigo al Pink Apple Film Festival.

Per i programmi completi cliccate sulle immagini dei Festival

TSN 2013

PINK APPLE FILM FESTIVAL

 

Link L’APPUNTAMENTO Official Site

“DORIS ORTIZ” DI DANIELE SARTORI AL 10° FLORENCE QUEER FESTIVAL E A FIATICORTI XIII

Sabato 20 ottobre, alle 21 presso Ca’ Celsi di Piazzale Roma – Istrana (tv), il cortometraggio “Doris Ortiz” di Daniele Sartori chiuderà le proiezioni delle opere in nomination al Festival Fiaticorti in attesa dei nomi dei vincitori che verranno invece premiati il sabato successivo. Lo stesso giorno Sartori affiancherà Daniele Vicari e Maria Teresa Crisgiovanni in giuria del Mestre Film Festival nelle sezioni Short in Venice e Clip & Web. Molto attesa, il 27 ottobre a Firenze al cinema Odeon, la presentazione in sala di “Doris Ortiz” al Florence Queer Festival 2012. Sartori in più occasioni ha accompagnato l’opera avvalendosi del supporto di performer come Principe Maurice. Al Padova Pride Village dello scorso agosto, a sorpresa, fu proprio Principe Maurice a presentare l’opera mentre in settembre Sartori diede vita ad una performance live inaspettata presentandosi al boulevard della Mostra del Cinema di Venezia accompagnato da Erik Strauss & Family Morton. Ecco di seguito tre recenti interviste.

CORRIERE DELLA SERA

VENEZIA – Nella scena cinematografica indipendente, è uno dei registi emergenti più talentuosi. Scrive, dirige e post-produce, Daniele Sartori, che mercoledì presenta alla Casa del Cinema  di Venezia (ore 17.00, San Stae) i suoi due cortometraggi, L’appuntamento e Doris Ortiz.
Veneziano di origine, diplomato all’Accademia Teatrale Veneta «ma troppo schivo per reggere il palcoscenico», ammette sorridendo. Tutto il resto Daniele Sartori l’ha messo da autodidatta, «perché credo che bisogna sempre darsi una possibilità per fare arte». Ha messo insieme una crew tra fotografi e operatori di tutto rispetto. E ha utilizzato tutta la sensibilità e le sfumature di uno che si occupa di malati di Alzheimer, e ne conosce lo smarrimento. Perché questo in realtà è il suo lavoro, di cui Sartori parla con molta delicatezza. E nei cortometraggi tesse con abilità trame psicologiche dense e precise, là dove ci sono solo zone d’ombra.Per L’appuntamento, girato nel 2010 a Venezia, nel Palazzo Papadopoli, al Festival Omovies di Napoli si è portato a casa sei premi. Ha girato decine di festival indipendenti, «ha pure un doppiaggio in russo e dei sottotitoli in cinese», se la ride il regista.  Comunque, è tra i più cliccati in internet nella piattaforma ‘Queer Frame’ ed è stato ora acquisto da Atlantide Entertainment.
L’ultimo cortometraggio, Doris Ortiz, sarà mandato in streaming gratuitamente, dal 12 al 22 aprile, da uno dei distributori on-line più importanti a livello internazionale, il MUBI. E il 13 aprile sarà in concorso all’importante Rome Indipendent Film Fest. Realizzato come un veloce b-movie anni ’80, tutto notturno, «attingendo dalla videoart e dai manga, giocando tra noir e splatter», spiega Sartori, è stato girato nelle zone industriali di Marghera e Padova. «Luoghi di grande fascino e molto adatti al ritmo velocissimo del corto – racconta –  E comunque, tutta questa zona metropolitana vive un suo fermento. Mi è piaciuto molto discutere di questo lavoro con personaggi come il principe Maurice, Adolfina de Stefani, Gori&Cardinale che poi mi hanno fatto la locandina. Così come per l’altro corto, ho avuto vicino una fotografa come Marta Buso e la supervisione di un regista come Ivan Stefanutti».
In Doris Ortiz molte scene di interni sono girate al Bar ‘L’altro Verdi’, a Mestre. Questo caffé, che fa angolo tra via Circonvallazione e via Verdi appunto, dopo alterne vicende di fortuna e degrado, ora è uno dei locali più affollati e più cool della città. Nel film si riconoscono le pareti rosso fuoco, l’angolo con una credenza anni ’60, una vecchia macchina da scrivere. Il regista veneziano è riuscito a coinvolgere nel corto anche Giuseppe Sartori e Andrea Pizzalis, attori culto di Ricci/Forte, star della scena teatrale italiana.
«Mi piacciono le contaminazioni – dice Daniele Sartori – Il mio sogno ora è fare tre copie di un film in blu-ray, ad altissima definizione e destinarle a una galleria d’arte». Si ferma un attimo: «è troppo?».

Fabio Bozzato – Corriere del Veneto -Corriere della Sera ©

NICOLA RUBINI INTERVISTA DANIELE SARTORI IL REGISTA DE “L’APPUNTAMENTO” ©

A volte capita che nel panorama infinito del cosiddetto “cinema indipendente”, avulso cioè da strategie di marketing cinematografiche, emergano registi e personaggi in grado di catalizzare l’attenzione dei media e del pubblico. Daniele Sartori, film-maker indipendente, in breve tempo è riuscito a farsi notare con sapiente determinazione, ritagliandosi un territorio artistico personale e un pubblico attento e affezionato. “L’appuntamento”, corto vincitore di numerosi premi, selezionato nelle più importanti rassegne cinematografiche, a distanza di due anni dalla sua pubblicazione continua a essere uno dei cortometraggi più visti nel web. Con “Doris Ortiz”, presto al Florence Queer Festival, si è sperimentato in un’opera psichedelica creando, come lui stesso afferma, un’operazione visiva pop simile a un lungo videoclip. Gli spot del Queer Lion Award, premio collaterale della Mostra del Cinema di Venezia, al quale ha partecipato come giurato, portano da anni la sua firma e tra qualche settimana affiancherà Daniele Vicari nella giuria del Mestre Film Fest 2012. Lo abbiamo incontrato pochi giorni fa’ e indubbiamente Sartori è sia un regista che un personaggio.

Salve Daniele, sei considerato un talento emergente del cinema indipendente italiano, in particolare nell’ambito dei corti e dei videoclip. Come hai iniziato?…lasciamo che gli altri mi considerino come preferiscono. Sono un creativo, tutto qui.…Ho iniziato per caso a collaborare con importanti produzioni cinematografiche, per nulla indipendenti, che giravano a Venezia. Studiavo attentamente tutto ciò che accadeva sul set, come si lavorava, prendevo contatti, praticamente ero in formazione continua. Poi ho studiato e il resto è successo tutto in modo molto naturale. Una sequenza fortunata di occasioni…

Ci racconti qualche aneddoto di quelle esperienze? Lo sguardo della Bellucci mi è rimasto impresso nel cuore (ride)… No, non ho un aneddoto in particolare, ho piuttosto tante emozioni piacevoli legate alle atmosfere che si creavano.

Come sei arrivato a “L’appuntamento, il corto vincitore di numerosi premi che ti ha fatto conoscere al pubblico dei Festival? Lo script era pronto da un po’. Ci credevo molto e così, dopo averlo proposto inutilmente a vari registi, mi sono stufato e ho scelto di girarlo indipendentemente. Ho chiesto aiuto ad alcuni amici, professionisti, come Flavio Zattera, Marco Zanelli, Enrico Lenarduzzi, Ivan Stefanutti, Damiano Bertazzo, Anna Lazzarini e l’abbiamo realizzato. Poi da lì è nato il progetto L.I.V.

Ed è andato bene…Già! Mi ha regalato molte soddisfazioni e diversi riconoscimenti.

Credi che il successo de “L’appuntamento” dipenda dal tipo di argomento che hai affrontato? Non te lo so’ dire. Il cinema è un’alchimia. Sicuramente l’argomento deve aver interessato molto. Penso che storie simili succedano più spesso di quel che si possa immaginare…però non se ne parla, ma nella vita un inaspettato cambiamento di rotta, anche momentaneo, può capitare.

Quale momento ti piace di più?…quando Leonardo Santini fa’ l’esempio del ritornello che resta in mente e che alla fine, pensandoci bene, non è poi così male. E’ stato bravissimo perché quel punto l’abbiamo improvvisato e rende perfettamente il concetto su cui si basa tutta la storia.

Perché in “Doris Ortiz” hai fatto scelte stilistiche agli antipodi del lavoro precedente? Se sento che l’onda creativa mi porta su territori differenti dai precedenti la seguo e basta. Poco m’importa della grammatica cinematografica o dell’ortodossia della storia. Tantomeno se piacerà. Doris lo definisco un video d’ispirazione pop che, tra le altre cose, ha fruttato pure una bella selezione ai Riff Awards 2012 ed una prossima distribuzione. In quel corto ciò che conta è l’immagine, è da lì parte tutto. Lo spettatore non ha possibilità di immedesimarsi nei personaggi ma piuttosto viene catturato da una serie di stimoli visivi, spesso anche spiacevoli. Il resto passa in secondo piano.

Cosa intendi dire? Che “Doris Ortiz” è un’operazione d’immagine, un evento virale che si crea dal nulla, un’ alterazione visiva…se vuoi continuo ma il concetto è sempre lo stesso ed è per questo che spesso lo presento assieme a personaggi che ritengo essere altrettanto pop come Principe Maurice, Erik Strauss, Family Morton. Insomma è un’opera che richiede una cornice piuttosto forte.

Cosa cerchi in un attore? Intelligenza, coraggio e fiducia. Il mio nome è una tutela per tutti perché se non sono sicuro di un progetto sono il primo a non mettersi in gioco.

Ci parli del progetto L.I.V.? E’ un progetto no profit di collaborazione tra artisti, non necessariamente solo del settore audio-video, finalizzato alla produzione indipendente di film, sperimentazioni visive e alla loro promozione. Credo che l’attualità dell’arte sia nelle contaminazioni, negli interscambi, in tutto ciò che è trasversale.

Tu fai cinema di genere. Perché questa scelta? Più che di genere preferirei definirlo autoriale, tutto qui.

Progetti futuri? …creare dive pop (ride)…Scherzi a parte, per il momento non te lo so’ dire con esattezza. Sto’ leggendo alcuni script che mi sono stati inviati, “Doris Ortiz” a ottobre sarà al Florence Queer Festival, a fine anno uscirà un videoart in collaborazione con Adolfina De Stefani e poi…chi lo sa’…la creatività non funziona a comando.

ABALUTH

Qualche giorno fa ho avuto il piacere di assistere con un’amica alla proiezione del cortometraggio pop noir Doris Ortiz, ecco l’intervista che ci ha concesso il regista Daniele Sartori.

Intervista al regista Daniele Sartori

– Come sei diventato regista, quando e come hai cominciato?
Dirti quando ho cominciato è difficile dal momento che da bambino giocavo con la super 8 di mio padre a fare i film dell’orrore, ma scherzi a parte, è partito tutto da un casting andato bene, e così mi son trovato ad essere il double di Craig in Bond. Poco dopo ho frequentato l’Accademia Teatrale Veneta, diplomandomi attore, ma l’amore per il cinema e la voglia di dirigere quello che scrivevo era più forte. Le cose sono andate avanti fino all’ultima bella esperienza accanto a Johnny Depp e la Jolie. Insomma ho imparato sul “campo”… È successo tutto in modo naturale e inaspettato.

– Qual è il tuo… background culturale che ti ha portato e ti porta a fare cinema, cioè la spinta a scegliere come mezzo espressivo la macchina da presa?
Non è stata una scelta consapevole, sono andato in questa direzione perché evidentemente per me era la più naturale. Credo che la vita sia fatta di fasi e ogni fase ha le sue caratteristiche, i suoi linguaggi creativi, i suoi momenti di non creatività o di non comunicazione. Se domani mi verrà voglia di disegnare, proverò a fare un quadro e se mi darà soddisfazione farlo allora si aprirà un nuovo periodo creativo.

– Che cosa vuoi esprimere con le tue opere?
Dipende! In generale però in tutte c’è un tema comune: la contraddizione tra ciò che pensiamo di volere e ciò che vogliamo realmente.

– Quale delle tue opere è la tua preferita?
Magma. Corto oltre la sperimentazione, che non uscirà mai e che ho ritirato da qualsiasi canale di distribuzione. E ti dico pure il perché: era un film disturbante, astratto, la gente invece vuole una storia, delle connessioni, dei motivi. Eppure spesso nella vita di tutti i giorni non esiste alcuna connessione, alcuna storia di rilievo, anzi spesso facciamo cose senza alcun motivo.

– Quale sarà il tuo prossimo progetto?
Sto leggendo alcuni soggetti che mi hanno inviato in questo periodo. Poi deciderò. Intanto sarò a Napoli da Ettore Scola per “L’Appuntamento” e affiancherò Daniele Vicari (Diaz) in giuria per Short in Venice 2012. Poi girerò un po’ per accompagnare “Doris Ortiz” ai Festival in cui è stato selezionato.

– Hai tratto ispirazione o comunque sei stato particolarmente solleticato da quale o quali autori, scrittori o registi, o artisti in genere?
Non ho un regista di riferimento, ho piuttosto molti film di riferimento. Ma se proprio devo dire un nome indubbiamente Shinya Tsukamoto. Trovo inoltre che i video di Manson siano avanguardia allo stato puro, si avvale di artisti eccezionali. La maggior parte delle cose più interessanti che vedo sono nella pubblicità e nei videoclip.

– In particolare c’è una motivazione precisa che ti ha fatto riproporre un’estetica di stile pop art nel tuo ultimo film Doris Ortiz?
“Perché non è vero che il Pop è morto!”. Ahhha! Questo ormai è lo slogan tormentone coniato durante le presentazioni del film. Doris è Pop perché non c’è interiorità nella storia, ma piuttosto un insieme di stimoli visivi, di simbolismi del quotidiano, è una manipolazione d’immagini già note, specialmente al mondo queer. Perfino le voci degli attori sono state alterate. Amo la Pop Art, volevo ripresentarla a modo mio e Doris è stata l’occasione giusta soprattutto dopo un’opera molto classica come “L’Appuntamento”.

– Quanto pensi possano incidere sul risultato finale tecniche di ripresa e di montaggio innovative?
Moltissimo. Credo che l’avanguardia cinematografica sia nei nuovi software, soprattutto in post-produzione più li sai smanettare e più vai oltre. Attenzione però perché senza storia o idee non vai comunque da nessuna parte.

– Che tipo di approccio hai nella progettazione di un’idea e ti avvali della collaborazione di altri artisti in questo?
Penso che un’idea non si possa progettare, ti salta fuori quando meno te lo aspetti, comunque di solito nella fase di scrittura divento un eremita. Poi propongo il progetto agli amici più stretti, ovvero i professionisti con cui ormai collaboro da anni, Flavio Zattera, Marco Zanelli, Ivan Stefanutti, Mauro Tuveri, Anna Lazzarini, Paolo Simone. Con loro faccio il punto della situazione e se piace si comincia.

– Quanta importanza hanno nella realizzazione dei tuoi corti i rapporti con tutti coloro che fanno parte di troupe e cast, sicuramente non motivati da attrattive… economiche ma da passione condivisa?
Ti assicuro che nell’ambito del cinema indipendente, o comunque nei miei lavori, nessuno ha alcuna motivazione economica perché non c’è proprio alcun guadagno in ciò che facciamo… anzi! C’è solo passione, amicizia e voglia di divertirsi. I ragazzi della troupe sono professionisti seri ma prima di tutto sono amici, e alcuni lo sono diventati dopo aver lavorato con me sul set. Con gli attori invece è diverso, purtroppo terminato un film è difficile che riesca a rivederli, hanno sempre mille impegni!

– Può essere un incentivo alla creatività, paradossalmente, dover contare su mezzi spesso limitati, sempre economicamente parlando?
Assolutamente si, siamo un po’ come i bambini che giocano col lego e che con poche mattonelle a disposizione riescono a costruire astronavi!

(intervista di Monica Salomoni e Fabrizia Scorzoni)