“PRINCIPE MAURICE #TRIBUTE” DI DANIELE SARTORI AL 30°FESTIVAL MIX MILANO

Il film “Principe Maurice #Tribute” del regista Daniele Sartori,  verrà proiettato giovedì 30 giugno 2016, ore 22.30, Teatro Strehler, al 30°FESTIVAL MIX MILANO. Nel documentario, l’icona storica della notte, si racconta in una versione inedita dall’esordio al Cocoricò, al Plastic fino al recente Carnevale di Venezia. Hanno collaborato con Sartori, il Direttore della fotografia Luca Perotta, Matteo Santi, Francesca Marelli, Matteo Zonca, Damiano Bertazzo e Enrico Lenarduzzi. Per le musiche originali si segnala la collaborazione dei Datura, protagonisti e precursori assoluti del panorama techno italiano, e di Tequnobusker.

RECENSIONE DEL CRITICO CINEMATOGRAFICO VINCENZO PATANE’

Al suo sesto film – Principe Maurice #Tribute – Daniele Sartori stupisce ancora, con un prodotto del tutto differente dai precedenti, mostrando così di saper spaziare con abilità da un genere all’altro, grazie a una poliedricità certo non comune. Stavolta il regista veneziano si è cimentato con un documentario, un mediometraggio di 50 minuti, giocando con la struttura tipica del genere – interviste alternate a spezzoni di immagini – per caricarla però di una insolita forza visiva e di un messaggio tutt’altro che banale. Merito suo ma anche del protagonista del doc: il Principe Maurice Agosti, per il quale non è facile trovare un’etichetta: attore, cantante, performer, regista, organizzatore di eventi e tanto altro.

Attorno agli anni Novanta, Maurice decise di abbandonare la vecchia vita per provare qualcosa di totalmente nuovo che, almeno qui da noi in Italia, non trova riscontri. Grazie alla lungimiranza di alcune persone (evidentemente dagli orizzonti dilatati) che gli hanno dato carta bianca, ha potuto esprimersi al meglio, in totale libertà. Ha così inventato ex nihilo il “teatro notturno” presso la discoteca Cocoricò di Riccione e poi al Plastic di Milano, ravvivando le nottate con azioni originalissime, sorta di cabaret dall’indubbio spessore culturale e dal sapore queer e talvolta camp. In seguito, ha iniziato a collaborare al Carnevale di Venezia, diventandone Gran Cerimoniere e creando eventi che hanno trovato il proprio corifeo nella figura carismatica ed emblematica di Giacomo Casanova.
Il doc si struttura su due binari, strettamente interrelati. Da un lato Sartori, con l’intervista a Maurice, solo apparentemente distaccata, scava nella personalità ricca e sfaccettata dell’uomo; vengono così ricordati il suo background culturale e i suoi grandi amori, da Grace Jones al suo dolce compagno veneziano, purtroppo scomparso.
Nello stesso tempo, il discorso è impreziosito da alcune performance, nelle quali Maurice canta e recita – con costumi quanto mai indovinati e non di rado provocatori – affascinando lo spettatore. Sartori, anche grazie alle parole di Maurice, riesce così a far capire quanta energia, mentale prima che fisica, vi sia dietro. Maurice fonde infatti, con un mélange calibrato ma personalissimo, numerose fonti: musica classica (barocca, in particolare), arte, teatro, letteratura (a cominciare dal Futurismo, il cui manifesto si impone ex abrupto nella prima scena), canzoni raffinate (dalla Piaf a Sinatra, dalla Dietrich a Bowie), il trasformismo e la duttilità di Klaus Nomi e di Lindsay Kemp.

Il doc – meritorio già a monte per una scelta così azzeccata (mai nessuno aveva raccontato questo personaggio così originale) – è accattivante quanto denso. Con un gusto un po’ pop un po’ gotico (in omaggio a un filone dark presente da sempre nelle azioni teatrali di Maurice), tutto funziona perfettamente:  fotografia, musica, immagini (talora volutamente distorte, per connotare in maniera più incisiva il contesto) che danno il meglio nelle scene che riecheggiano Klaus Nomi, quelle che più sanno imporsi con forza allo spettatore. Intensa, raffinata, curatissima, così è l’opera di Daniele Sartori

FESTIVAL MIX MILANO OFFICIAL SELECTION 2016LINK:

PRINCIPE MAURICE #TRIBUTE TUMBLR

30°FESTIVAL MIX MILANO

 

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“PRINCIPE MAURICE #TRIBUTE” – RECENSIONE DEL CRITICO CINEMATOGRAFICO VINCENZO PATANE’

“Al suo sesto film – Principe Maurice #Tribute – Daniele Sartori stupisce ancora, con un prodotto del tutto differente dai precedenti, mostrando così di saper spaziare con abilità da un genere all’altro, grazie a una poliedricità certo non comune. Stavolta il regista veneziano si è cimentato con un documentario, un mediometraggio di cinquanta minuti, giocando con la struttura tipica del genere – interviste alternate a spezzoni di immagini – per caricarla però di una insolita forza visiva e di un messaggio tutt’altro che banale. Merito suo ma anche del protagonista del doc: il Principe Maurice Agosti, per il quale non è facile trovare un’etichetta: attore, cantante, performer, regista, organizzatore di eventi e tanto altro. Attorno agli anni Novanta, Maurice decise di abbandonare la vecchia vita per provare qualcosa di totalmente nuovo che, almeno qui da noi in Italia, non trova riscontri. Grazie alla lungimiranza di alcune persone (evidentemente dagli orizzonti dilatati) che gli hanno dato carta bianca, ha potuto esprimersi al meglio, in totale libertà. Ha così inventato ex nihilo il “teatro notturno” presso la discoteca Cocoricò di Riccione e poi al Plastic di Milano, ravvivando le nottate con azioni originalissime, sorta di cabaret dall’indubbio spessore culturale e dal sapore queer e talvolta camp. In seguito, ha iniziato a collaborare al Carnevale di Venezia, diventandone Gran Cerimoniere e creando eventi che hanno trovato il proprio corifeo nella figura carismatica ed emblematica di Giacomo Casanova.

PRINCIPE MAURICE / DANIELE SARTORIIl doc si struttura su due binari, strettamente interrelati. Da un lato Sartori, con l’intervista a Maurice, solo apparentemente distaccata, scava nella personalità ricca e sfaccettata dell’uomo; vengono così ricordati il suo background culturale e i suoi grandi amori, da Grace Jones al suo dolce compagno veneziano, purtroppo scomparso.

Nello stesso tempo, il discorso è impreziosito da alcune performance, nelle quali Maurice canta e recita – con costumi quanto mai indovinati e non di rado provocatori – affascinando lo spettatore. Sartori, anche grazie alle parole di Maurice, riesce così a far capire quanta energia, mentale prima che fisica, vi sia dietro. Maurice fonde infatti, con un mélange calibrato ma personalissimo, numerose fonti: musica classica (barocca, in particolare), arte, teatro, letteratura (a cominciare dal Futurismo, il cui manifesto si impone ex abrupto nella prima scena), canzoni raffinate (dalla Piaf a Sinatra, dalla Dietrich a Bowie), il trasformismo e la duttilità di Klaus Nomi e di Lindsay Kemp.

Il doc – meritorio già a monte per una scelta così azzeccata (mai nessuno aveva raccontato questo personaggio così originale) – è accattivante quanto denso. Con un gusto un po’ pop un po’ gotico (in omaggio a un filone dark presente da sempre nelle azioni teatrali di Maurice), tutto funziona perfettamente: fotografia, musica, immagini (talora volutamente distorte, per connotare in maniera più incisiva il contesto) che danno il meglio nelle scene che riecheggiano Klaus Nomi, quelle che più sanno imporsi con forza allo spettatore. Intensa, raffinata, curatissima, così è l’opera di Daniele Sartori” . Vincenzo Patanè

PRINCIPE MAURICE / DANIELE SARTORI

OFFICIAL TUMBLER PRINCIPE MAURICE #TRIBUTE

IL FILM PRINCIPE MAURICE #TRIBUTE DI DANIELE SARTORI AL PLASMA DI MILANO

Il documentario Principe Maurice #Tribute diretto dal regista Daniele Sartori,  verrà proiettato domenica 19 giugno 2016 alle ore 23 all’interno della Galleria d’arte PlasMa in via Gargano 15 a Milano. “E’ un onore presentare questo film in uno spazio così interessante – dice Sartori – Come fu per What about Alice ?, questa contaminazione tra cinema, galleria d’arte, performance e moda mi entusiasma. Selgo sempre poche rassegne per presentare i miei video e quando c’è l’occasione giusta amo proporli in ambienti inusuali che si distaccano dalla classica sala cinematografica”. PlasMa, acronimo che sta per Platic Modern Art, nuova area dedicata all’arte, alle performance, ad eventi speciali, apre le porte a Sartori in concomitanza con Milano Moda Uomo 2016. Le proiezioni del documentario, che dura 50 minuti, sono previste alle 23.00, alle 24.00, alle 1.00 e saranno intervallate da performance live e interventi emozionali di Principe Maurice.

INVITO PLASMA PRINCIPE MAURICE TRIBUTENel film, Principe Maurice icona storica della notte, si racconta in una versione inedita dall’esordio al Cocoricò, al Plastic fino al recente Carnevale di Venezia. “Agosti ha ripercorso la nascita del suo personaggio – dice Sartori – raccontando anche aspetti molto intimi della sua vicenda personale. Ne è uscito il ritratto di un artista intenso e di una persona estremamente sensibile. E’ un performer unico nel suo genere che ancora oggi non ha eguali in Italia – afferma il regista – Lo stile del film è il risultato di diverse influenze tra videoclip, videoarte e backstage. Spesso ho utilizzato le sue esibizioni live al grezzo. Ne è risultato un video molto “reality”, ricercatamente imperfetto”. Hanno collaborato con Sartori, il Direttore della fotografia Luca Perotta, Matteo Santi, Francesca Marelli, Matteo Zonca, Damiano Bertazzo e Enrico Lenarduzzi. Principe Maurice ha inolre voluto rendere omaggio ai maestri Klaus Nomi e Lindsay Kemp. Per le musiche originali si segnala la collaborazione dei Datura, protagonisti e precursori assoluti del panorama techno italiano, e di Tequnobusker.

PRINCIPE MAURICE TRIBUTESegnaliamo infine altre poiezioni di Principe Maurice #Tribute nelle date del 17 giugno, ore 17 alla Casa del Cinema di Venezia, con la presentazione critica a cura di Vincenzo Patanè, e del 18 giugno, ore 21 a Padova, nell’ambito del prossimo Padova Pride Village, dove il documentario inaugrerà l’apertura delle proiezioni. Per ulteriori info consultare i relativi siti ufficiali.

OFFICIAL WEBSITE PRINCIPE MAURICE #TRIBUTE

PLASMA – PLASTIC MODERN ART

PADOVA PRIDE VILLAGE 2016

CASA DEL CINEMA DI VENEZIA

FOCUS ON DANIELE SARTORI. IL CANDIANI DEDICA UNA RETROSPETTIVA AL REGISTA VENEZIANO.

Mercoledì 26 novembre 2014 il Centro Culturale Candiani di Mestre, in collaborazione con l’ Ass. Cult. Mismomatic e Segnoperenne, presenta “Focus on Daniele Sartori”, una breve retrospettiva dedicata ai corti queer più interessanti dell’artista veneziano. A partire dalle ore 18.30, presso la Sala Conferenze al IV° piano, saranno proiettati “L’appuntamento”, “Doris Ortiz”, “What about Alice?” e il nuovo “Contatto forzato”, girato interamente a Forte Carpenedo. L’evento è curato dall’Artista Adolfina De Stefani, la presentazione critica è affidata a Gaetano Salerno e in sala interverranno il cast artistico e tecnico delle opere. La durata della proiezione è di 70 min. c.a., l’ingresso è libero. Il Centro Culturale Candiani  è in Piazzale Candiani 7 a Venezia Mestre.  Telefono 041-2386111. Mail candiani@comune.venezia.it

cortometraggio L'appuntamentoDoris Ortiz PosterW.a.A ?LOCANDINA CONTATTO FORZATO REGIA DANIELE SARTORI“Ne L’Appuntamento, Sartori ha diretto con padronanza i bravissimi attori e ci ha presentato una storia che, muovendosi in un ambito noir ricco di suspense, ha offerto una possibilità di riflessione allo spettatore. Infatti, realizza una messinscena che, pur lontana dalla pratica effetiva della psicoanalisi, ci svela come il vero oggetto del desiderio del protagonista non è quello che lui consapevolmente crede, ma quello che emerge dal suo inconscio.” (Mediateca S. Sofia, Napoli. Miglior cortometraggio Festival Omovies 2010)

“Un film surreale lungo uno shock continuo, capace di destare allo spettatore interesse e forse anche disagio, in una visione che non lascia mai indifferenti. Esattamente agli antipodi del lavoro precedente, Doris Ortiz svela la natura eclettica di un regista che dimostra di essere a suo agio con materiali ustionanti.” (Adriano De Grandis, Critico Cinematografico)

“…venti minuti di allucinazione, un montaggio che non da tregua, una visione volutamente disturbante che non lascia scampo. Come sempre bravissimi Andrea Pizzalis e Giuseppe Sartori. Doris Ortiz è un cortometraggio d’autore difficile da dimenticare.” (Nicola Rubini, Critico Cinematografico)

What about Alice? è un videoart che non chiede allo spettatore di pensare ma solo di lasciarsi andare nel gorgo straripante delle immagini, collegate da un montaggio spezzettato e da una musica d’ambiente straniante, che ricorda un po’ Brian Eno. Non rimane dunque che farsi trascinare dal ritmo adrenalinico e dalla sua visionarietà ricercata, dai marcati contrasti cromatici, in cui spicca il colore rosso inteso evidentemente in un’accezione di piena sensualità e di vitalismo.” (Vincenzo Patanè, Critico Cinematografico)

“L’ambiguità di Contatto Forzato è l’arma vincente di una sceneggiatura calibrata e senza sbavature e di un team di persone in stato di grazia – in primis il supervisore artistico Ivan Stefanutti, il direttore della fotografia Flavio Zattera e la musicista Marina Penzo – che fanno di questo corto un gioiello, curato in ogni particolare e denso di significato.”  (Vincenzo Patanè, Critico Cinematografico)

Daniele Sartori, si diploma attore all’Accademia Teatrale Veneta. Numerosi sono i contributi professionali nell’ambiente del cinema indipendente veneziano e milanese. Fonda e avvia il progetto “Lost In Vauxhall” per la produzione di videoclip e short film, ambito che predilige. Avvalendosi della collaborazione del Direttore della fotografia Flavio Zattera, scrive e dirige “L’Appuntamento”, cortometraggio pluripremiato che riscuote ottimo successo, distribuito da Queer Frame, RIFF, QAF Hd. Firma gli spot del Queer Lion Award, premio collaterale della Biennale del Cinema di Venezia, a cui vi partecipa come giurato. Gira il surreale “Doris Ortiz, finalista al RIFF, che raggruppa numerosi talenti emergenti tra i quali gli attori Giuseppe Sartori e Andrea Pizzalis. Poco dopo affianca Daniele Vicari in giuria per Short in Venice e realizza “What about Alice ?”, videoart installato in numerose gallerie ed eventi artistici tra cui 3D Gallery e Sapere Aude durante Biennale Arte Venezia, Museo del Baraccano|ArteFiera BolognaMix New York, Riff Roma, Asolo Contemporary, Venice Film Meeting nei giorni della 70. Mostra del Cinema di Venezia. Presso l’Istituto Europeo di Design di Firenze, in occasione del Florence Queer Festival 2013, presenta la performance multimediale “Wonderland doesn’t exist | Stop violence” e cura in collaborazione con l’artista Adolfina De Stefani e Cristina Morello eventi e mostre collettive come Remix-Art, VideoHeart e Mail Art Lord Byron. Firma l’immagine 2013\2014 del Padova Pride Village, realizzando i videoclip dei Panama Skycrapers “Stage of life” e “I can live without you”, e crea gli effetti video dell’opera verdiana “Un ballo in maschera” diretta da Ivan Stefanutti. Scrive, produce e dirige il corto “Contatto forzato”, interpretato da Alberto Onofrietti e Diego Facciotti. Attualmente i suoi lavori sono su piattaforma web Indieflix, Vimeo VOD e RomeFilmMarket.com.

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“DORIS ORTIZ” \ “WHAT ABOUT ALICE ?” \ “L’APPUNTAMENTO” Directed by DANIELE SARTORI now live on INDIEFLIX \\ ROKU \\ XBOX

\\ DORIS ORTIZ

Recensione a cura di Adriano De Grandis: “Ho visto “Doris Ortiz” di Daniele Sartori e mi ha colpito l’estrema cura del dettaglio, lo sforzo adrenalinico del montaggio, il tentativo di far fluire la storia unicamente dalle immagini. La struttura decisamente antinarrativa consente di interpretare la vicenda strada facendo, in un’atmosfera da b-movie ’80 dai contrasti violenti e dalle accelerazioni visive. Non mancano certe inquadrature notturne care al noir, una configurazione estetica di parossismo violento ed erotico, uno smembramento dell’inquadratura in un’altra immediatamente successiva. I personaggi si rivelano per quello che sono, forse un po’ chiusi nella loro rappresentatività evidente, ma capaci di attraversare la breve storia con una presenza significativa e quasi dolente. Il tutto resta saldato in un gioco provocatorio pieno di mistero e ambiguità, tinteggiato anche da una musica ossessiva. Un film lungo uno shock continuo, capace di destare allo spettatore interesse e forse anche disagio, in una visione che non lascia mai indifferenti. Esattamente agli antipodi del lavoro precedente (“L’appuntamento”), “Doris Ortiz” svela la natura eclettica di un regista che dimostra di essere a suo agio con materiali ustionanti.”

Review by Adriano De Grandis: “I saw Daniele Sartori’s “Doris Ortiz” and was struck by its attention to details, its adrenaline-fuelled editing and its attempt at letting the visuals lead the way. The film’s anti-narrative structure allows one to decipher the story as it unrolls, dipped as it is in an 80’s- B-movie-like high-contrast and accelerated imagery. “Doris Ortiz” comes with night scenes that belong to the tradition of noir cinema, with a paradoxically violent and sexy aesthetic, and with shots that are dismembered – rather than dissolved – into one another. Characters show themselves for what they are, a bit self-enclosed in their own representation, but nonetheless vibrantly and achingly present throughout the story. A provocative game of mystery and ambiguity holds the film together, sustained by an obsessive music score. This film is a never-ending shock, capable of shaking the viewer’s interest and of creating uneasiness – leaving no room for indifference. The exact opposite to its predecessor “L’appuntamento”, “Doris Ortiz” reveals its director’s versatile talent and shows how well Sartori can master his flammable materials.”

DORIS ORTIZ Website

DORIS ORTIZ live on INDIEFLIX (click on image below to watch the video)

Doris Ortiz Indieflix

\\ WHAT ABOUT ALICE ?

Recensione di Vincenzo Patanè: “L’Alice del titolo è ovviamente quella dei due celeberrimi romanzi di Lewis Carroll: Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie (1865) e Attraverso lo specchio (1872). Qui però Alice viene rivisitata e ricontestualizzata in termini del tutto nuovi. Infatti è una persona adulta (interpretata da una spiritosa Adolfina De Stefani) e le “meraviglie” in cui si imbatte sono ben diverse, più inquietanti, dal sapore gotico. Non esistendo un plot di base, il contenuto evidentemente non si presta a una lettura univoca ma al contrario invita ciascuno a una propria interpretazione personale. Dopo una breve cornice iniziale, ambientata in un contesto onirico – che riporta attraverso segnali forti, come la Regina o il Cappellaio, alle due Alici di Carroll – si dipanano quattro capitoli, impregnati da un gusto queer fortemente allusivo e trasgressivo: # 1. rolling A. # 2. atomic A. # 3. A. loves datura # 4. A. escapes. Se un sottile fil rouge collega i quattro capitoli, ognuno presenta però caratteristiche stilistiche differenti, espresse anche attraverso effetti speciali, come se ciascuno fosse un’esperienza a sé. Nel primo capitolo vediamo Alice rotolare giù in un prato, in una caduta lunghissima, iterata più volte, da più punti di vista e splendidamente ripresa; una caduta che ricorda quella lenta e ponderata dell’Alice di Carroll che per rincorrere il Bianconiglio precipita in un tunnel che sembra non avere mai fine. Il secondo, sicuramente il più criptico, ci mostra due nudi maschili incappucciati distesi su un prato, deformati da effetti anamorfici, con un taglio che ricorda la pittura di Rubens. Nel terzo la nostra Alice odora dei bianchi fiori di datura, una pianta allucinogena, e per questo si perde in un mondo psichedelico, dai colori saturi e vividissimi. Nell’ultimo Alice fugge via, in una corsa che però sembra talora tornare sui suoi passi, contraddicendo quasi se stessa. What about Alice? rientra in una concezione di un cinema estremamente personale, fortemente legato a una visualità che schiaccia ed esclude ogni logica e ogni velleità narrativa. È dunque un’opera girata con entusiasmo e fantasia, sintomo di un cinema vitale e quasi debordante, che ha il pregio di non avere bisogno di grandi mezzi e che per questo è quanto mai libero. È un videoart che non chiede allo spettatore di pensare ma solo di lasciarsi andare nel gorgo straripante delle immagini, collegate da un montaggio spezzettato e da una musica d’ambiente straniante, che ricorda un po’ Brian Eno. Non rimane dunque che farsi trascinare dal ritmo adrenalinico e dalla sua visionarietà ricercata, dai marcati contrasti cromatici, in cui spicca il colore rosso (foulard, cappello, scarpe, calze, rossetto, anello, il pomodoro schiacciato più volte), inteso evidentemente in un’accezione di piena sensualità e di vitalismo. Il videoart stimola inoltre con ironia lo spettatore anche su un altro versante. La frase iniziale – A. is dead – se inizialmente fa nascere il sospetto che si parli di Alice, in realtà rimanda ad un’altra frase ben più famosa e densa: Art is dead, ossia “l’arte è morta”. Una morte preconizzata, tra gli altri, già da Hegel nel 1830, il quale così volle intendere la scomparsa di un’arte intesa fino ad allora come il canale privilegiato, se non l’unico, per esprimere dei contenuti essenziali per la società. In realtà, però, l’arte è ben lungi dall’essere morta, anzi; ora, mutata, propone una diversa comunicazione che spesso sfrutta una voluta contaminatio fra più espressioni artistiche, che così si arricchiscono a vicenda, e fra codici diversi, che si fanno dunque portavoce di nuovi significati. È il caso di What about Alice?, un’opera che in fin dei conti esalta quello che è pur sempre lo scopo primario della poesia e dell’arte tout court: stimolare la mente umana attraverso immagini. Proprio ciò che avviene qui, con l’esaltazione di un universo ludico ed erotico, segnato da momenti spiazzanti e dal significato ambiguo che intrigano lo spettatore.”

Review by Vincenzo Patanè: “The Alice referred to in the title is obviously the girl of Carroll’s most famous works, Alice’s Adventures in Wonderland (1865) and Through the Looking Glass (1872). Yet here Alice comes to be revisited and reexamined in brand new ways. She is a grown-up woman now (a role amusingly performed by Adolfina De Stefani), introduced to a different sort of “Wonderland”, a more disturbing and goth-like type of Land. There is not a basic plot in this work and hence its content ought not to be interpreted in an indisputable manner. On the contrary, each viewer is requested to give his or her own personal interpretation. After a short introductory framework – set in a dreamlike background which brings back the two Carroll’s Alices through its strong signals, as the Queen or the Hatter – the work begins to assume a definite form by developing four chapters, which are permeated by a particularly allusive and transgressive queer taste: # 1. rolling A. # 2. atomic A. # 3. A. loves datura # 4. A. escapes. Even if there is a thin red thread connecting these four chapters, each of them is marked by different stylistic features, expressed through special effects, as if each one represented an independent and separate experience. In the first chapter, Alice is seen tumbling down a meadow, in a long fall, which is beautifully shot several times during the work from different points of view. This fall cannot but resemble the slow and deliberate one the Carroll’s Alice pursued down the White Rabbit hole, falling in a tunnel she felt was never ending. In the second chapter, which is undoubtedly the most cryptic one, two naked hooded men are seen lying on a lawn, disfigured by such anamorphic effects resembling Rubens’ painting. In the third chapter, our Alice is seen smelling white datura flowers, an hallucinogenic plant, losing herself in a psychedelic world marked by intensely bright and saturated colors. In the end, in the last chapter, Alice runs away, yet escaping in such a way she comes to retrace her steps, and seemingly ends up contradicting herself. What about Alice? is part of a concept of a very personal cinema direction, strongly linked to such a visuality that overwhelms and excludes any logic and narrative ambition. It is a work produced with enthusiasm and creativity, symptom of a lively and overflowing film-making, whose advantage is that it does not need large production resources to determine its own actions, and has therefore more freedom to express itself. This is a videoart which does not ask the viewer to think, but just to let himself or herself go into the overflowing vortex of images connected by a fragmented editing and an alienating ambient music, somewhat resembling Brian Eno’s works. What the viewer can do, therefore, is to abandon himself or herself to the stirring rhythm of this work and its refined visionary character, marked by sharp color contrasts, where the red color notably stands out – it is the color of the scarf, of the hat, of the shoes, of the stockings, of the lipstick, of the ring, and of the tomato being squashed several times during the video. This color is clearly seen as a representation of full sensuality and vitality. What is more, this artistic video comes to stimulate the viewer on another different note. If the opening sentence – A. is dead – seems to make the viewer aware of what had happened to Alice, it actually refers to a more familiar and deeper expression: Art is dead. This is a death Hegel, among others, had already foretold in 1830, as he wanted to point out the disappearance of a type of art meant as the preferred channel, and might in fact be the only one possible, to express essential principles for society. Yet art is actually far from being dead at the present time. In fact, art is suggesting a different type of communication now, by changing its inner structures and often exploiting a deliberate contaminatio between ever developing different artistic expressions, which demonstrate the value of new deeper meanings. This is the case of What about Alice?, a work that ultimately enhances the actual primary purpose of poetry and art tout court: to stimulate the human mind through images. Which is exactly what happens here, through the celebration of a playful and erotic universe, marked by extremely intriguing moments, however puzzling they might be.”

WHAT ABOUT ALICE ? Website

WHAT ABOUT ALICE ? live on INDIEFLIX (click on image below to watch the video)

What about Alice? Indieflix

\\ L’ APPUNTAMENTO

Commento del Regista: “L’appuntamento è una storia sui confini labili ed ambigui dell’emotività. Racconta di sentimenti forti ma sfumati facilmente confondibili tra loro. Talvolta ciò che ferisce può diventare desiderabile ed affascinante. Il film parla di un pensiero, identico nella mente e nel cuore di due persone distinte che, pur non conoscendosi, entrano in relazione al di là degli orientamenti sessuali. Saper ascoltare quello che l’altro non ha il coraggio di dire, spesso è il segreto per viaggiare in quel territorio emotivo di confine che molti avvertono nel loro animo ma che, per timore, lasciano inesplorato.”

Director’s comment: “The appointment is a story concerning the thin and ambiguous lines of the emotional nature. It tells the story of those strong but fading feelings that become easily confused. Sometimes what has hurt you turns out to be appealing and fascinating. The film relates to the identical thought which two different people have in common from the heart. Therefore they are intended to connect to each other, even if they have never met each other, despite themselves, beyond their genders and their sexual orientation. What is going to let you explore that emotional boundary territory that people perceive in their souls but don’t want to investigate for fear of the point of no return is being capable of listening what the other doesn’t dare to say.”

L’APPUNTAMENTO Website

L’APPUNTAMENTO live on INDIEFLIX (click on image below to watch the video)

L'Appuntamento Indieflix

#STOPVIOLENCE | LA PERFORMANCE DI DANIELE SARTORI ALLO I.E.D. DI FIRENZE PER IL XI° FLORENCE QUEER FESTIVAL

Sabato scorso (n.d.r. 26 ottobre) il Florence Queer Festival, durante l’inaugurazione della mostra “The Pink Choice” della fotografa vietnamita Maika Elan, ha presentato presso l’Istituto Europeo di Design di Firenze l’installazione “What about Alice ?”, il videoart di Daniele Sartori ispirato al celebre racconto di Carroll e per l’occasione presentato da Silvia Minelli e dal critico Leonardo Bressan. In un caleidoscopio d’immagini dell’opera proiettate nell’ampio spazio espositivo dello IED, Sartori ha diretto tre performers tra cui il vocalist Nicola Simionato, talento emergente della nightlife italiana, che interpretando un trasgressivo bianconiglio ha intonato, in omaggio al “dolci sogni” di Alice, “Sweet dreams”, hit degli Eurythmics.

“Quest’esperienza mi ha dato l’opportunità di incontrare un pubblico diverso da quello con cui generalmente lavoro, è indubbiamente una crescita artistica” – afferma Nicola Simionato – “mi ritengo un artista poliedrico e stasera grazie a Daniele Sartori ho avuto la possibilità di dimostrarlo con una performance, non solo vocale, ispirata ad Alice. La cover che ho presentato sarà molto probabilmente uno dei brani del mio album di debutto e non escludo un giorno di cimentarmi nell’ambito della recitazione”.

Daniele Sartori, assieme ai bravissimi Tommaso Faucci e Mary Frenky, ha inoltre sviluppato una performance, suggestiva e intensa, di protesta contro ogni forma di violenza. Wonderland doesn’t exist era la provocatoria scritta disneyana proiettata sui volti tumefatti dei due performers, truccati da Anna Lazzarini. Per gran parte dell’evento i due ragazzi si sono alternati in un dialogo con lo spettatore fatto solamente di sguardi empatici e accompagnato da una musica straniante in cuffia. Pubblichiamo per gentile concessione del Florence Queer Festival, di Sandra Nastri e Barbara Paveri alcune foto dell’evento.

Daniele Sartori ringrazia gli Organizzatori del Florence Queer Festival\Silvia Minelli\Roberta Vannucci\IREOS Firenze\Sandra Nastri e Barbara Paveri per la documentazione fotografica\la Direzione dello I.E.D. Firenze\Antonio De Felice e quanti hanno contribuito alla realizzazione dell’evento.

Clicca sulle immagini per ingrandire

What about Alice? Daniele Sartori

Nicola Simionato

Daniele Sartori What about Alice?

Tommaso Faucci 2W.a.A.?What about Alice ? #stopviolence performance Daniele SartoriStop Violence

XI° FLORENCE QUEER FESTIVAL | LA ALICE DI DANIELE SARTORI A FIRENZE ALLA RICERCA DI NUOVE MERAVIGLIE

Sabato 26 ottobre dalle 19.30 alle 22.00 negli spazi dell’Istituto Europeo di Design | I.E.D. di Firenze, installazione di ”What about Alice?”, videoarte del Regista Daniele Sartori ispirato alla giovane protagonista dei romanzi di Lewis Carroll.

Una versione queer-dark di Alice, la celebre eroina dei romanzi di Lewis Carroll, sarà protagonista di ”What about Alice?”, videoarte del regista Daniele Sartori che sarà installato sabato 26 ottobre dalle ore 19.30 alle 22.00 negli spazi dell’Istituto Europeo di Design di Firenze in occasione della XI edizione del Florence Queer Festival, prevista dal 19 ottobre al 1 dicembre 2013.

Il videoarte, patrocinato dall’Assessorato alle Attività Culturali del Comune di Venezia e proiettato durante le giornate della Mostra del Cinema e Biennale Arte, vede una Alice ormai adulta, ironicamente interpretata dall’artista Adolfina De Stefani, che si imbatte in “meraviglie” ben diverse da quelle originali e dal sapore decisamente queer. Inizialmente l’opera coinvolge lo spettatore con un breve clip del celebre racconto dispiegandosi, successivamente, in tutta la forza del messaggio simbolico che il regista intende trasmettere, attraverso quattro capitoli visivi inquietanti e dissacranti dell’icona dell’infanzia serena per eccellenza.

«What about Alice? rientra in una concezione di un cinema estremamente personale, fortemente legato a una visualità che schiaccia ed esclude ogni logica e ogni velleità narrativa. È dunque un’opera girata con entusiasmo e fantasia, sintomo di un cinema vitale e quasi debordante, che ha il pregio di non avere bisogno di grandi mezzi e che per questo è quanto mai libero. È un videoart che non chiede allo spettatore di pensare ma solo di lasciarsi andare nel gorgo straripante delle immagini, collegate da un montaggio spezzettato e da una musica d’ambiente straniante. What about Alice? è un’opera che esalta quello che è pur sempre lo scopo primario della poesia e dell’arte tout court: stimolare la mente umana attraverso immagini. Proprio ciò che avviene qui, con l’esaltazione di un universo ludico ed erotico, segnato da momenti spiazzanti e dal significato ambiguo che intrigano lo spettatore ». Vincenzo Patanè [Critico Cinematografico]

La presentazione critica del video è a cura di Leonardo Bressan ed è previsto un’intervento artistico di Sartori che, durante l’installazione composta da cinque proiezioni differenti in loop, dirigerà alcuni performer tra i quali l’emergente Nicola Simionato, artista poliedrico del mondo della notte. L’atteso Dj set di 66sixties sarà la colonna sonora dell’evento.

Ingresso libero | I.E.D.: Via M. Bufalini 6/r 50122 Firenze (Fi) – Italy Tel: +39 055 29821 | info@florencequeerfestival.it | Si ringrazia i Performer Mary Francky, Tommaso Faucci e Nicola Simionato.

Biografia Daniele Sartori

Numerosi sono i contributi professionali nell’ambiente del cinema indipendente veneziano e milanese. Fonda il progetto Lost In Vauxhall per la produzione di videoclip e cortometraggi, ambito che predilige. Tra i molti corti prodotti, scrive e dirige L’Appuntamento, che ottiene numerosi premi e un ottimo successo. Firma i promoclip del Queer Lion Award, premio collaterale della Biennale del Cinema di Venezia, a cui partecipa anche come giurato, e del Padova Pride Village 2013. Realizza Doris Ortiz, finalista ai RIFF Award di Roma, in cui recitano numerosi talenti emergenti. Ha recentemente affiancato Daniele Vicari in giuria a Short in Venice e realizzato “What about Alice ?”, videoart installato in numerosi spazi artistici e proiettato durante le giornate della Mostra del Cinema e Biennale Arte di Venezia. E’ curatore di Remix-Art e di Videoheart, mostre realizzate in collaborazione con il Centro Culturale Candiani di Mestre. Le sue opere sono distribuite dall’agenzia The Open Reel.

“WHAT ABOUT ALICE ?” DEL VIDEOARTISTA DANIELE SARTORI INSTALLATO ALLO I.E.D. DI FIRENZE PER IL FLORENCE QUEER FESTIVAL 2013

“What about Alice?” videoart di Daniele Sartori sarà installato sabato 26 ottobre a partire dalle ore 19.30 negli spazi dell’ Istituto Europeo di Design di Firenze all’evento d’apertura del Florence Queer Festival 2013. L’opera, patrocinata dall’Assessorato alle Attività Culturali del Comune di Venezia, distribuita da The Open Reel, selezionata ai RIFF Awards di Roma e proiettata durante i giorni della Mostra del Cinema e Biennale Arte di Venezia, è una reinterpretazione del testo di Carroll, una versione dark di una Alice decisamente ormai molto lontana dal paese delle meraviglie. Il videoarte, dopo una breve clip evocativa del celebre racconto, si dispiega in quattro capitoli visivi inquietanti e dissacranti dell’icona dell’infanzia serena per eccellenza. Daniele Sartori, che presenzierà all’evento, si è avvalso della collaborazione di Damiano Bertazzo, per le riprese, e dei perfomers Family Morton, Erik Strauss, Donato Ceron, Mark Fabrique. L’artista Adolfina De Stefani ha ironicamente interpretato Alice. L’atteso D.j. set di 66sixties sarà la colonna sonora dell’evento.

W.a.A.? | Recensione di Vincenzo Patanè [Critico Cinematografico]

L’Alice del titolo è ovviamente quella dei due celeberrimi romanzi di Lewis Carroll: Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie (1865) e Attraverso lo specchio (1872). Qui però Alice viene rivisitata e ricontestualizzata in termini del tutto nuovi. Infatti è una persona adulta (interpretata da una spiritosa Adolfina De Stefani) e le “meraviglie” in cui si imbatte sono ben diverse, più inquietanti, dal sapore gotico. Non esistendo un plot di base, il contenuto evidentemente non si presta a una lettura univoca ma al contrario invita ciascuno a una propria interpretazione personale. Dopo una breve cornice iniziale, ambientata in un contesto onirico – che riporta attraverso segnali forti, come la Regina o il Cappellaio, alle due Alici di Carroll – si dipanano quattro capitoli, impregnati da un gusto queer fortemente allusivo e trasgressivo:
# 1. rolling A. # 2. atomic A. # 3. A. loves datura # 4. A. escapes
Se un sottile fil rouge collega i quattro capitoli, ognuno presenta però caratteristiche stilistiche differenti, espresse anche attraverso effetti speciali, come se ciascuno fosse un’esperienza a sé. Nel primo capitolo vediamo Alice rotolare giù in un prato, in una caduta lunghissima, iterata più volte, da più punti di vista e splendidamente ripresa; una caduta che ricorda quella lenta e ponderata dell’Alice di Carro

ll che per rincorrere il Bianconiglio precipita in un tunnel che sembra non avere mai fine. Il secondo, sicuramente il più criptico, ci mostra due nudi maschili incappucciati distesi su un prato, deformati da effetti anamorfici, con un taglio che ricorda la pittura di Rubens. Nel terzo la nostra Alice odora dei bianchi fiori di datura, una pianta allucinogena, e per questo si perde in un mondo psichedelico, dai colori saturi e vividissimi. Nell’ultimo Alice fugge via, in una corsa che però sembra talora tornare sui suoi passi, contraddicendo quasi se stessa. What about Alice? rientra in una concezione di un cinema estremamente personale, fortemente legato a una visualità che schiaccia ed esclude ogni logica e ogni velleità narrativa. È dunque un’opera girata con entusiasmo e fantasia, sintomo di un cinema vitale e quasi debordante, che ha il pregio di non avere bisogno di grandi mezzi e che per questo è quanto mai libero. È un videoart che non chiede allo spettatore di pensare ma solo di lasciarsi a

ndare nel gorgo straripante delle immagini, collegate da un montaggio spezzettato e da una musica d’ambiente straniante, che ricorda un po’ Brian Eno. Non rimane dunque che farsi trascinare dal ritmo adrenalinico e dalla sua visionarietà ricercata, dai marcati contrasti cromatici, in cui spicca il colore rosso (foulard, cappello, scarpe, calze, rossetto, anello, il pomodoro schiacciato più volte), inteso evidentemente in un’accezione di piena sensualità e di vitalismo. Il videoart stimola inoltre con ironia lo spettatore anche su un altro versante. La frase iniziale – A. is dead – se inizialmente fa nascere il sospetto che si parli di Alice, in realtà rimanda ad un’altra frase ben più famosa e densa: Art is dead, ossia “l’arte è morta”. Una morte preconizzata, tra gli altri, già da Hegel nel 1830, il quale così volle intendere la scomparsa di un’arte intesa fino ad allora come il canale privilegiato, se non l’unico, per esprimere dei contenuti essenziali per la società. In realtà, però, l’arte è ben lungi dall’essere morta, anzi; ora, mutata, propone una diversa comunicazione che spesso sfrutta una voluta contaminatio fra più espressioni artistiche, che così si arricchiscono a vicenda, e fra codici diversi, che si fanno dunque portavoce di nuovi significati. È il caso di What about Alice?, un’opera che in fin dei conti esalta quello che è pur sempre lo scopo primario della poesia e dell’arte tout court: stimolare la mente umana attraverso immagini. Proprio ciò che avviene qui, con l’esaltazione di un universo ludico ed erotico, segnato da momenti spiazzanti e dal significato ambiguo che intrigano lo spettatore. [Vincenzo Patanè]

LINK FLORENCE QUEER FESTIVAL 2013

LINK WHAT ABOUT ALICE ? WEBSITE

“WHAT ABOUT ALICE ?” DI DANIELE SARTORI AL LIDO DI VENEZIA

Siamo lieti di comunicare che “WHAT ABOUT ALICE ?” del Regista Daniele Sartori sarà proiettato durante i giorni della 70. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica al Venice Film Meeting, martedì 3 settembre, ore 16, presso il Multisala Astra del Lido di Venezia.

Il videoart di Sartori, già selezionato all’ultimo Festival del Cinema Indipendente di Roma (RIFF Award 2013), a Sapere Aude | Circuito Off | 55ma Biennale d’Arte, installato presso gli spazi della 3D Gallery e di Remix-Art, è una reinterpretazione del testo di Carroll, un’irriverente versione dark di una Alice invecchiata e molto lontana del paese delle meraviglie. Il video, che inizialmente coinvolge lo spettatore con un breve clip del celebre racconto, si dispiega successivamente in quattro capitoli visivi inquietanti e dissacranti dell’icona dell’infanzia serena per eccellenza.

“WHAT ABOUT ALICE ?” è patrocinato dall’ Assessorato alle Attività Culturali del Comune di Venezia, distribuito da The Open Reel, sostenuto dal Centro Culturale Candiani e da CinemArte.

Recensione di Vincenzo Patanè [Critico Cinematografico]

L’Alice del titolo è ovviamente quella dei due celeberrimi romanzi di Lewis Carroll: Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie (1865) e Attraverso lo specchio (1872). Qui però Alice viene rivisitata e ricontestualizzata in termini del tutto nuovi. Infatti è una persona adulta (interpretata da una spiritosa Adolfina De Stefani) e le “meraviglie” in cui si imbatte sono ben diverse, più inquietanti, dal sapore gotico. Non esistendo un plot di base, il contenuto evidentemente non si presta a una lettura univoca ma al contrario invita ciascuno a una propria interpretazione personale. Dopo una breve cornice iniziale, ambientata in un contesto onirico – che riporta attraverso segnali forti, come la Regina o il Cappellaio, alle due Alici di Carroll – si dipanano quattro capitoli, impregnati da un gusto queer fortemente allusivo e trasgressivo:
# 1. rolling A. # 2. atomic A. # 3. A. loves datura # 4. A. escapes
Se un sottile fil rouge collega i quattro capitoli, ognuno presenta però caratteristiche stilistiche differenti, espresse anche attraverso effetti speciali, come se ciascuno fosse un’esperienza a sé. Nel primo capitolo vediamo Alice rotolare giù in un prato, in una caduta lunghissima, iterata più volte, da più punti di vista e splendidamente ripresa; una caduta che ricorda quella lenta e ponderata dell’Alice di Carroll che per rincorrere il Bianconiglio precipita in un tunnel che sembra non avere mai fine. Il secondo, sicuramente il più criptico, ci mostra due nudi maschili incappucciati distesi su un prato, deformati da effetti anamorfici, con un taglio che ricorda la pittura di Rubens. Nel terzo la nostra Alice odora dei bianchi fiori di datura, una pianta allucinogena, e per questo si perde in un mondo psichedelico, dai colori saturi e vividissimi. Nell’ultimo Alice fugge via, in una corsa che però sembra talora tornare sui suoi passi, contraddicendo quasi se stessa. What about Alice? rientra in una concezione di un cinema estremamente personale, fortemente legato a una visualità che schiaccia ed esclude ogni logica e ogni velleità narrativa. È dunque un’opera girata con entusiasmo e fantasia, sintomo di un cinema vitale e quasi debordante, che ha il pregio di non avere bisogno di grandi mezzi e che per questo è quanto mai libero. È un videoart che non chiede allo spettatore di pensare ma solo di lasciarsi andare nel gorgo straripante delle immagini, collegate da un montaggio spezzettato e da una musica d’ambiente straniante, che ricorda un po’ Brian Eno. Non rimane dunque che farsi trascinare dal ritmo adrenalinico e dalla sua visionarietà ricercata, dai marcati contrasti cromatici, in cui spicca il colore rosso (foulard, cappello, scarpe, calze, rossetto, anello, il pomodoro schiacciato più volte), inteso evidentemente in un’accezione di piena sensualità e di vitalismo. Il videoart stimola inoltre con ironia lo spettatore anche su un altro versante. La frase iniziale – A. is dead – se inizialmente fa nascere il sospetto che si parli di Alice, in realtà rimanda ad un’altra frase ben più famosa e densa: Art is dead, ossia “l’arte è morta”. Una morte preconizzata, tra gli altri, già da Hegel nel 1830, il quale così volle intendere la scomparsa di un’arte intesa fino ad allora come il canale privilegiato, se non l’unico, per esprimere dei contenuti essenziali per la società. In realtà, però, l’arte è ben lungi dall’essere morta, anzi; ora, mutata, propone una diversa comunicazione che spesso sfrutta una voluta contaminatio fra più espressioni artistiche, che così si arricchiscono a vicenda, e fra codici diversi, che si fanno dunque portavoce di nuovi significati. È il caso di What about Alice?, un’opera che in fin dei conti esalta quello che è pur sempre lo scopo primario della poesia e dell’arte tout court: stimolare la mente umana attraverso immagini. Proprio ciò che avviene qui, con l’esaltazione di un universo ludico ed erotico, segnato da momenti spiazzanti e dal significato ambiguo che intrigano lo spettatore.

Review by Vincenzo Patanè [Film Critic]

The Alice referred to in the title is obviously the girl of Carroll’s most famous works, Alice’s Adventures in Wonderland (1865) and Through the Looking Glass (1872). Yet here Alice comes to be revisited and reexamined in brand new ways. She is a grown-up woman now (a role amusingly performed by Adolfina De Stefani), introduced to a different sort of “Wonderland”, a more disturbing and goth-like type of Land. There is not a basic plot in this work and hence its content ought not to be interpreted in an indisputable manner. On the contrary, each viewer is requested to give his or her own personal interpretation. After a short introductory framework – set in a dreamlike background which brings back the two Carroll’s Alices through its strong signals, as the Queen or the Hatter – the work begins to assume a definite form by developing four chapters, which are permeated by a particularly allusive and transgressive queer taste:
# 1. rolling A. # 2. atomic A. # 3. A. loves datura # 4. A. escapes
Even if there is a thin red thread connecting these four chapters, each of them is marked by different stylistic features, expressed through special effects, as if each one represented an independent and separate experience. In the first chapter, Alice is seen tumbling down a meadow, in a long fall, which is beautifully shot several times during the work from different points of view. This fall cannot but resemble the slow and deliberate one the Carroll’s Alice pursued down the White Rabbit hole, falling in a tunnel she felt was never ending. In the second chapter, which is undoubtedly the most cryptic one, two naked hooded men are seen lying on a lawn, disfigured by such anamorphic effects resembling Rubens’ painting. In the third chapter, our Alice is seen smelling white datura flowers, an hallucinogenic plant, losing herself in a psychedelic world marked by intensely bright and saturated colors. In the end, in the last chapter, Alice runs away, yet escaping in such a way she comes to retrace her steps, and seemingly ends up contradicting herself. What about Alice? is part of a concept of a very personal cinema direction, strongly linked to such a visuality that overwhelms and excludes any logic and narrative ambition. It is a work produced with enthusiasm and creativity, symptom of a lively and overflowing film-making, whose advantage is that it does not need large production resources to determine its own actions, and has therefore more freedom to express itself. This is a videoart which does not ask the viewer to think, but just to let himself or herself go into the overflowing vortex of images connected by a fragmented editing and an alienating ambient music, somewhat resembling Brian Eno’s works. What the viewer can do, therefore, is to abandon himself or herself to the stirring rhythm of this work and its refined visionary character, marked by sharp color contrasts, where the red color notably stands out – it is the color of the scarf, of the hat, of the shoes, of the stockings, of the lipstick, of the ring, and of the tomato being squashed several times during the video. This color is clearly seen as a representation of full sensuality and vitality. What is more, this artistic video comes to stimulate the viewer on another different note. If the opening sentence – A. is dead – seems to make the viewer aware of what had happened to Alice, it actually refers to a more familiar and deeper expression: Art is dead. This is a death Hegel, among others, had already foretold in 1830, as he wanted to point out the disappearance of a type of art meant as the preferred channel, and might in fact be the only one possible, to express essential principles for society. Yet art is actually far from being dead at the present time. In fact, art is suggesting a different type of communication now, by changing its inner structures and often exploiting a deliberate contaminatio between ever developing different artistic expressions, which demonstrate the value of new deeper meanings. This is the case of What about Alice?, a work that ultimately enhances the actual primary purpose of poetry and art tout court: to stimulate the human mind through images. Which is exactly what happens here, through the celebration of a playful and erotic universe, marked by extremely intriguing moments, however puzzling they might be.

W.a.A ?

Videoart | Italia, 2012 | 7′ col. | Director Daniele Sartori | Screenplay Daniele Sartori | Editing Daniele Sartori | Photography Damiano Bertazzo | Music L.I.V. | Sound Enrico Lenarduzzi | Performers Adolfina De Stefani, Family Morton, Erik Strauss, Donato Ceron, Mark Fabrique | Production Lost In Vauxhall | Distribution “The Open Reel”

Link to “What about Alice ? ” Official site

DANIELE SARTORI E IL CAST DI “WHAT ABOUT ALICE ?” OSPITI A SAPERE AUDE | ART NIGHT PARTY

E’ previsto per sabato 22 giugno, dalle ore 20 in poi, presso il palazzo nobile Ca’ Zanardi a Venezia, l’appuntamento con l’esclusivo Party di Sapere Aude | Circuito Off | 55ma Biennale d’Arte, esposizione collettiva d’arte moderna organizzata da Vernice Contemporanea.

Il programma prevede gli interventi artistici di Armenia con “Caterina cercatrice di porte” (performance), di Chiara Vighetto e Flavio Moro con “Ventaglio e soggetto” (performance) e di Sara Puliani con la jewellery installation intitolata “Slavery-Desire”.

Il videoartista Daniele Sartori sarà l’ospite d’eccezione della serata con “What about Alice?” le cui rielaborazioni computerizzate faranno da backdrop all’attesissimo Dj set – deep sound di Loris Camerini. Le Morton Corporation al gran completo ed Erik Strauss, protagonisti del videoarte del regista veneziano, distribuito da The Open Reel e installato in numerosi eventi d’arte e gallerie, animeranno la serata fino alla mezzanotte.

All’evento esclusivo, organizzato in concomitanza con l’Art Night lagunare, è possibile partecipare solo su prenotazione inviando una mail a vernicecontemporanea@gmail.com

SAPERE AUDE | ART NIGHT PARTYSAPERE AUDE | ART NIGHT PARTY

Palazzo Ca’ Zanardi | Venezia | dalle 20.00 alle 24.00

Artisti invitati: Armenia, Flavio Moro, Sara Puliani, Chiara Vighetti

Special Guest: Daniele Sartori e il cast di “What about Alice?” | Morton Corporation & Erik Strauss

Ingresso su prenotazione 15 € | DJ Set di Loris Camerini | Open bar & Buffet

Info e prenotazioni: vernicecontemporanea@gmail.com

Website Vernice Contemporanea | Sapere Aude

W.a.A ?

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WHAT ABOUT ALICE mail: open@theopenreel.com | lostinvauxhall@yahoo.it