“PRINCIPE MAURICE #TRIBUTE” DI DANIELE SARTORI AL 30°FESTIVAL MIX MILANO

Il film “Principe Maurice #Tribute” del regista Daniele Sartori,  verrà proiettato giovedì 30 giugno 2016, ore 22.30, Teatro Strehler, al 30°FESTIVAL MIX MILANO. Nel documentario, l’icona storica della notte, si racconta in una versione inedita dall’esordio al Cocoricò, al Plastic fino al recente Carnevale di Venezia. Hanno collaborato con Sartori, il Direttore della fotografia Luca Perotta, Matteo Santi, Francesca Marelli, Matteo Zonca, Damiano Bertazzo e Enrico Lenarduzzi. Per le musiche originali si segnala la collaborazione dei Datura, protagonisti e precursori assoluti del panorama techno italiano, e di Tequnobusker.

RECENSIONE DEL CRITICO CINEMATOGRAFICO VINCENZO PATANE’

Al suo sesto film – Principe Maurice #Tribute – Daniele Sartori stupisce ancora, con un prodotto del tutto differente dai precedenti, mostrando così di saper spaziare con abilità da un genere all’altro, grazie a una poliedricità certo non comune. Stavolta il regista veneziano si è cimentato con un documentario, un mediometraggio di 50 minuti, giocando con la struttura tipica del genere – interviste alternate a spezzoni di immagini – per caricarla però di una insolita forza visiva e di un messaggio tutt’altro che banale. Merito suo ma anche del protagonista del doc: il Principe Maurice Agosti, per il quale non è facile trovare un’etichetta: attore, cantante, performer, regista, organizzatore di eventi e tanto altro.

Attorno agli anni Novanta, Maurice decise di abbandonare la vecchia vita per provare qualcosa di totalmente nuovo che, almeno qui da noi in Italia, non trova riscontri. Grazie alla lungimiranza di alcune persone (evidentemente dagli orizzonti dilatati) che gli hanno dato carta bianca, ha potuto esprimersi al meglio, in totale libertà. Ha così inventato ex nihilo il “teatro notturno” presso la discoteca Cocoricò di Riccione e poi al Plastic di Milano, ravvivando le nottate con azioni originalissime, sorta di cabaret dall’indubbio spessore culturale e dal sapore queer e talvolta camp. In seguito, ha iniziato a collaborare al Carnevale di Venezia, diventandone Gran Cerimoniere e creando eventi che hanno trovato il proprio corifeo nella figura carismatica ed emblematica di Giacomo Casanova.
Il doc si struttura su due binari, strettamente interrelati. Da un lato Sartori, con l’intervista a Maurice, solo apparentemente distaccata, scava nella personalità ricca e sfaccettata dell’uomo; vengono così ricordati il suo background culturale e i suoi grandi amori, da Grace Jones al suo dolce compagno veneziano, purtroppo scomparso.
Nello stesso tempo, il discorso è impreziosito da alcune performance, nelle quali Maurice canta e recita – con costumi quanto mai indovinati e non di rado provocatori – affascinando lo spettatore. Sartori, anche grazie alle parole di Maurice, riesce così a far capire quanta energia, mentale prima che fisica, vi sia dietro. Maurice fonde infatti, con un mélange calibrato ma personalissimo, numerose fonti: musica classica (barocca, in particolare), arte, teatro, letteratura (a cominciare dal Futurismo, il cui manifesto si impone ex abrupto nella prima scena), canzoni raffinate (dalla Piaf a Sinatra, dalla Dietrich a Bowie), il trasformismo e la duttilità di Klaus Nomi e di Lindsay Kemp.

Il doc – meritorio già a monte per una scelta così azzeccata (mai nessuno aveva raccontato questo personaggio così originale) – è accattivante quanto denso. Con un gusto un po’ pop un po’ gotico (in omaggio a un filone dark presente da sempre nelle azioni teatrali di Maurice), tutto funziona perfettamente:  fotografia, musica, immagini (talora volutamente distorte, per connotare in maniera più incisiva il contesto) che danno il meglio nelle scene che riecheggiano Klaus Nomi, quelle che più sanno imporsi con forza allo spettatore. Intensa, raffinata, curatissima, così è l’opera di Daniele Sartori

FESTIVAL MIX MILANO OFFICIAL SELECTION 2016LINK:

PRINCIPE MAURICE #TRIBUTE TUMBLR

30°FESTIVAL MIX MILANO

 

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“PRINCIPE MAURICE #TRIBUTE” – RECENSIONE DEL CRITICO CINEMATOGRAFICO VINCENZO PATANE’

“Al suo sesto film – Principe Maurice #Tribute – Daniele Sartori stupisce ancora, con un prodotto del tutto differente dai precedenti, mostrando così di saper spaziare con abilità da un genere all’altro, grazie a una poliedricità certo non comune. Stavolta il regista veneziano si è cimentato con un documentario, un mediometraggio di cinquanta minuti, giocando con la struttura tipica del genere – interviste alternate a spezzoni di immagini – per caricarla però di una insolita forza visiva e di un messaggio tutt’altro che banale. Merito suo ma anche del protagonista del doc: il Principe Maurice Agosti, per il quale non è facile trovare un’etichetta: attore, cantante, performer, regista, organizzatore di eventi e tanto altro. Attorno agli anni Novanta, Maurice decise di abbandonare la vecchia vita per provare qualcosa di totalmente nuovo che, almeno qui da noi in Italia, non trova riscontri. Grazie alla lungimiranza di alcune persone (evidentemente dagli orizzonti dilatati) che gli hanno dato carta bianca, ha potuto esprimersi al meglio, in totale libertà. Ha così inventato ex nihilo il “teatro notturno” presso la discoteca Cocoricò di Riccione e poi al Plastic di Milano, ravvivando le nottate con azioni originalissime, sorta di cabaret dall’indubbio spessore culturale e dal sapore queer e talvolta camp. In seguito, ha iniziato a collaborare al Carnevale di Venezia, diventandone Gran Cerimoniere e creando eventi che hanno trovato il proprio corifeo nella figura carismatica ed emblematica di Giacomo Casanova.

PRINCIPE MAURICE / DANIELE SARTORIIl doc si struttura su due binari, strettamente interrelati. Da un lato Sartori, con l’intervista a Maurice, solo apparentemente distaccata, scava nella personalità ricca e sfaccettata dell’uomo; vengono così ricordati il suo background culturale e i suoi grandi amori, da Grace Jones al suo dolce compagno veneziano, purtroppo scomparso.

Nello stesso tempo, il discorso è impreziosito da alcune performance, nelle quali Maurice canta e recita – con costumi quanto mai indovinati e non di rado provocatori – affascinando lo spettatore. Sartori, anche grazie alle parole di Maurice, riesce così a far capire quanta energia, mentale prima che fisica, vi sia dietro. Maurice fonde infatti, con un mélange calibrato ma personalissimo, numerose fonti: musica classica (barocca, in particolare), arte, teatro, letteratura (a cominciare dal Futurismo, il cui manifesto si impone ex abrupto nella prima scena), canzoni raffinate (dalla Piaf a Sinatra, dalla Dietrich a Bowie), il trasformismo e la duttilità di Klaus Nomi e di Lindsay Kemp.

Il doc – meritorio già a monte per una scelta così azzeccata (mai nessuno aveva raccontato questo personaggio così originale) – è accattivante quanto denso. Con un gusto un po’ pop un po’ gotico (in omaggio a un filone dark presente da sempre nelle azioni teatrali di Maurice), tutto funziona perfettamente: fotografia, musica, immagini (talora volutamente distorte, per connotare in maniera più incisiva il contesto) che danno il meglio nelle scene che riecheggiano Klaus Nomi, quelle che più sanno imporsi con forza allo spettatore. Intensa, raffinata, curatissima, così è l’opera di Daniele Sartori” . Vincenzo Patanè

PRINCIPE MAURICE / DANIELE SARTORI

OFFICIAL TUMBLER PRINCIPE MAURICE #TRIBUTE

IL FILM PRINCIPE MAURICE #TRIBUTE DI DANIELE SARTORI AL PLASMA DI MILANO

Il documentario Principe Maurice #Tribute diretto dal regista Daniele Sartori,  verrà proiettato domenica 19 giugno 2016 alle ore 23 all’interno della Galleria d’arte PlasMa in via Gargano 15 a Milano. “E’ un onore presentare questo film in uno spazio così interessante – dice Sartori – Come fu per What about Alice ?, questa contaminazione tra cinema, galleria d’arte, performance e moda mi entusiasma. Selgo sempre poche rassegne per presentare i miei video e quando c’è l’occasione giusta amo proporli in ambienti inusuali che si distaccano dalla classica sala cinematografica”. PlasMa, acronimo che sta per Platic Modern Art, nuova area dedicata all’arte, alle performance, ad eventi speciali, apre le porte a Sartori in concomitanza con Milano Moda Uomo 2016. Le proiezioni del documentario, che dura 50 minuti, sono previste alle 23.00, alle 24.00, alle 1.00 e saranno intervallate da performance live e interventi emozionali di Principe Maurice.

INVITO PLASMA PRINCIPE MAURICE TRIBUTENel film, Principe Maurice icona storica della notte, si racconta in una versione inedita dall’esordio al Cocoricò, al Plastic fino al recente Carnevale di Venezia. “Agosti ha ripercorso la nascita del suo personaggio – dice Sartori – raccontando anche aspetti molto intimi della sua vicenda personale. Ne è uscito il ritratto di un artista intenso e di una persona estremamente sensibile. E’ un performer unico nel suo genere che ancora oggi non ha eguali in Italia – afferma il regista – Lo stile del film è il risultato di diverse influenze tra videoclip, videoarte e backstage. Spesso ho utilizzato le sue esibizioni live al grezzo. Ne è risultato un video molto “reality”, ricercatamente imperfetto”. Hanno collaborato con Sartori, il Direttore della fotografia Luca Perotta, Matteo Santi, Francesca Marelli, Matteo Zonca, Damiano Bertazzo e Enrico Lenarduzzi. Principe Maurice ha inolre voluto rendere omaggio ai maestri Klaus Nomi e Lindsay Kemp. Per le musiche originali si segnala la collaborazione dei Datura, protagonisti e precursori assoluti del panorama techno italiano, e di Tequnobusker.

PRINCIPE MAURICE TRIBUTESegnaliamo infine altre poiezioni di Principe Maurice #Tribute nelle date del 17 giugno, ore 17 alla Casa del Cinema di Venezia, con la presentazione critica a cura di Vincenzo Patanè, e del 18 giugno, ore 21 a Padova, nell’ambito del prossimo Padova Pride Village, dove il documentario inaugrerà l’apertura delle proiezioni. Per ulteriori info consultare i relativi siti ufficiali.

OFFICIAL WEBSITE PRINCIPE MAURICE #TRIBUTE

PLASMA – PLASTIC MODERN ART

PADOVA PRIDE VILLAGE 2016

CASA DEL CINEMA DI VENEZIA

DANIELE SARTORI A LECCE PER IL SALENTO RAINBOW FILM FEST 2015

Dall’11 al 13 dicembre 2015 presso lo Spazio Manifatture Knos di Lecce si terrà la seconda edizione del Salento Rainbow Film Fest, rassegna cinematografica queer ideata dall’Associazione “LEA – Liberamente e Apertamente” e curata con la preziosa collaborazione di Giovanni Minerba, direttore del Festival di Torino TGLFF.

Sabato 12 dicembre alle ore 19.15 allo Spazio K, il regista Daniele Sartori dialogherà col pubblico e incontrerà la giornalista Alessandra Lupo. A seguire saranno proiettati “Contatto forzato”, film ambientato durante la Seconda guerra mondiale, vincitore al Macon Film Festival 2015 di due premi (Best LGBT Short & Best Cinematography) e i nuovi docu-shorts “Gloria Darling” e “Priscilla in Mykonos“, dedicati alle due drag queen italiane protagoniste assolute della queer island greca per eccellenza: Mykonos. Per maggiori informazioni consultare il sito ufficiale del Festival: http://www.salentorainbowfilmfest.com

Recensione a cura del Critico cinematografico Vincenzo Patanè: “In Contatto forzato Daniele Sartori evidenzia la sua non comune versatilità, che lo vede capace di affrontare con uguale piglio generi estremamente differenti fra di loro, e soprattutto una sempre maggiore efficacia, frutto anche di una piena padronanza di sé e dei propri mezzi espressivi. Il corto racconta di due soldati fascisti, imprigionati dai partigiani nei giorni precedenti la liberazione, nell’aprile 1945: il tenente Antonio Graziani (Alberto Onofrietti), comandante di una brigata, e il soldato altoatesino Detlef Hagermann (Diego Facciotti). I due vengono portati in una stalla, bendati e legati saldamente assieme da corde strette e opprimenti che li obbligano a una vicinanza coatta. L’arma vincente del film è l’ambiguità di una sceneggiatura calibrata e senza sbavature e di un team di persone in stato di grazia – in primis il supervisore artistico Ivan Stefanutti, il direttore della fotografia Flavio Zattera e la musicista Marina Penzo – che fanno di questo racconto un gioiello, curato in ogni particolare e denso di significato. Un significato che si esalta soprattutto nel rapporto profondo e autentico che si viene a creare fra i due protagonisti, legati – non a caso la corda è un elemento visivo costante, dalle evidenti valenze simboliche – da un senso di complicità e di umana pietas, che permette di attenuare il dolore e lo scoramento. Pur accomunati dal caso, i due protagonisti – ritratti in più occasioni in pose sensuali, di plastica bellezza, ravvivata da una luce caravaggesca – trovano infatti assieme il coraggio per superare quel momento tremendo; merito delle parole ma anche del contatto fisico perché talora, grazie ad esso, anche se “forzato”, tocchiamo un angelo, destinato magari ad aiutarci nella nostra risalita”

SALENTO RAINBOW FILM FEST Website

“CONTATTO FORZATO” Website

DOCU-SHORTS “GLORIA DARLING” & “PRISCILLA IN MYKONOS”

“Si tratta di due corti nati e cresciuti a Mykonos, due work in progress sviluppati durante la mia permanenza sull’isoladice Daniele SartoriHo raccolto tantissimo materiale, indipendentemente dal suo utilizzo. In passato ho lavorato con artisti drag per il Queer Lion, il Padova Pride Village, nel film Doris Ortiz e in What about Alice. Molti di loro sono ragazzi artisticamente davvero seri e preparati. Le drag queen sono i classici della queer culture e Mykonos è da sempre un riferimento. Lì, ho incontrato i due performer più talentuosi: Gloria Darling e Priscilla. Due interpreti italiani stilisticamente agli antipodi ma accomunati da talento e da qualcosa di veramente interessante da raccontare, sia artisticamente che umanamente parlando”

BIENNALE MYKONOS 2015: “CONTATTO FORZATO” E “DORIS ORTIZ” DI SARTORI AL CINEMA MANTO

Al via l’edizione 2015 di Biennale Mykonos, dal 2 al 6 luglio 2015 infatti la party island greca diverrà simposio d’arte e cultura proponendo una vasta scelta di interventi creativi. Biennale Mykonos 2015, diretta da Lydia Venieri, è realizzata in collaborazione con l’Accademia delle Belle Arti. Il Regista Daniele Sartori, official selection per la sezione cinema, presenterà allo storico Cinema Manto il recente “Contatto forzato” e “Doris Ortiz”, tra i suoi corti più eclettici e visionari. “La trama di Doris Ortiz, semplice e d’azione, è una breve metafora queer – dice Sartori – Un recall al look anni ’80 dei b-movie: film sgangherati, spesso sottovalutati, ma spesso incredibilmente geniali. Doris è un personale omaggio a Divine in Pink Flammingos“. Gli interpreti principali sono Paola Perfetti, Guido Laurjni, Giuseppe Sartori e Andrea Pizzalis con un cameo di Maurizio Agosti, in arte Principe Maurice.

Ho visto Doris Ortiz di Daniele Sartori – scrive il Critico cinematografico Adriano De Grandise mi ha colpito l’estrema cura del dettaglio, lo sforzo adrenalinico del montaggio, il tentativo di far fluire la storia unicamente dalle immagini. La struttura decisamente antinarrativa consente di interpretare la vicenda strada facendo, in un’atmosfera da b-movie ’80 dai contrasti violenti e dalle accelerazioni visive. Non mancano certe inquadrature notturne care al noir, una configurazione estetica di parossismo violento ed erotico, uno smembramento dell’inquadratura in un’altra immediatamente successiva. I personaggi si rivelano per quello che sono, forse un po’ chiusi nella loro rappresentatività evidente, ma capaci di attraversare la breve storia con una presenza significativa e quasi dolente. Il tutto resta saldato in un gioco provocatorio pieno di mistero e ambiguità, tinteggiato anche da una musica ossessiva. Un film lungo uno shock continuo, capace di destare allo spettatore interesse e forse anche disagio, in una visione che non lascia mai indifferenti. Esattamente agli antipodi del lavoro precedente (L’appuntamento), Doris Ortiz svela la natura eclettica di un regista che dimostra di essere a suo agio con materiali ustionanti”.

Paola Perfetti - Doris Ortiz

Paola Perfetti – Doris Ortiz

Guido Laurjni - Doris Ortiz

Guido Laurjni – Doris Ortiz

Giuseppe Sartori - Doris Ortiz

Giuseppe Sartori – Doris Ortiz

Andrea Pizzalis - Doris Ortiz

Andrea Pizzalis – Doris Ortiz

Contatto forzato narra invece la vicenda di due soldati catturati dai partigiani sul finire della Seconda guerra mondiale. “Non si tratta di un war-movie, è piuttosto un racconto sul bisogno di contatto e conforto che inevitabilmente ognuno di noi ricerca nei momenti più difficili e che travalica ogni tipo di appartenenza, differenza o ideologia” afferma Daniele Sartori.

Il Critico cinematografico Vincenzo Patanè scrive: “L’ambiguità di Contatto forzato è l’arma vincente di una sceneggiatura calibrata e senza sbavature e di un team di persone in stato di grazia – in primis il supervisore artistico Ivan Stefanutti, il direttore della fotografia Flavio Zattera e la musicista Marina Penzo – che fanno di questo corto un gioiello, curato in ogni particolare e denso di significato. Un significato che si esalta soprattutto nel rapporto profondo e autentico che si viene a creare fra i due protagonisti, legati – non a caso la corda è un elemento visivo costante, dalle evidenti valenze simboliche – da un senso di complicità e di umana pietas, che permette di attenuare il dolore e lo scoramento. Pur accomunati dal caso, i due protagonisti – ritratti in più occasioni in pose sensuali, di plastica bellezza, ravvivata da una luce caravaggesca – trovano infatti assieme il coraggio per superare quel momento tremendo; merito delle parole ma anche del contatto fisico perché talora, grazie ad esso, anche se “forzato”, tocchiamo un angelo, destinato magari ad aiutarci nella nostra risalita.” 

Alberto Onofrietti e Diego Facciotti sono gli interpreti principali con la partecipazione di Andrea Pizzalis, Roger Mazzeo, Pierdomenico Simone, Isacco Tognon, Guido Laurjni e Davide Strava che completano il cast di bravissimi attori. “Sono davvero felice di portare a Biennale Mykonos 2015 Doris Ortiz – dice Sartori – è un lavoro particolare, molto personale, con tanti momenti antinarrativi più tipici della videoarte. In Contatto forzato, presentato recentemente ai RIFF Awards di Roma e al 30° TGLFF di Torino, ho scelto invece restare sul classico, sia per quanto riguarda la grammatica cinematografica sia per la vicenda storica che tratta.”

“Contatto forzato” e “Doris Ortiz” saranno proiettati, alla presenza del Regista, presso il Cinema Manto rispettivamente il 2 luglio alle ore 23.30 e il 4 luglio alle 21.

Alberto Onofrietti - Contatto forzato

A. Onofrietti – Contatto forzato

CONTATTO FORZATO FILM DI DANIELE SARTORI DIEGO FACCIOTTI

D. Facciotti – Contatto forzato

CONTATTO FORZATO DANIELE SARTORI ANDREA PIZZALIS

A. Pizzalis – Contatto forzato

 

 

 

 

 

DANIELE SARTORI OFFICIAL SELECTION BIENNALE MYKONOS

WEBSITE DORIS ORTIZ

WEBSITE CONTATTO FORZATO

“CONTATTO FORZATO” DI SARTORI AL XII° FLORENCE QUEER FESTIVAL

Il Regista Daniele Sartori torna con “Contatto forzato” al Florence Queer Festival, evento internazionale di cinema e queer culture diretto da Bruno Casini e Roberta Vannucci. Saranno più di trenta i titoli in programma dal 21 al 27 novembre 2014 e tra le novità un focus sui diritti umani in collaborazione con il Robert F. Kennedy Center for Justice and Human Rights Europe.

Sartori, che a Firenze ha già presentato “Doris Ortiz” e “What about Alice?”, videoarte installato presso l’Istituto Europeo di Design, quest’anno parteciperà nella sezione Videoqueer con un cortometraggio ambientato sul finire della Seconda guerra mondiale e che mira a mettere in luce il lato più fragile dell’essere umano. Alberto Onofrietti e Diego Facciotti sono gli interpreti principali con la partecipazione di Andrea Pizzalis, Roger Mazzeo, Pierdomenico Simone, Isacco Tognon, Guido Laurjni e Davide Strava che completano il cast di bravissimi attori. La supervisione artistica è stata affidata al Regista Ivan Stefanutti, il Direttore della fotografia Flavio Zattera ha curato l’immagine ed Enrico Lenarduzzi il suono, infine Marina Penzo ha composto la suggestiva colonna sonora di questa breve storia girata interamente al Forte Carpenedo di Mestre.

FLORENCE QUEER FESTIVAL 2014

Alberto Onofrietti e Diego Facciotti

“In Contatto forzato Daniele Sartori evidenzia la sua non comune versatilità che lo vede capace di affrontare con uguale piglio generi estremamente differenti fra di loro, e soprattutto una sempre maggiore efficacia, frutto anche di una piena padronanza di sé e dei propri mezzi espressivi.” – scrive il Critico cinematografico Vincenzo Patanè – “Il Regista, autore anche del soggetto e della sceneggiatura, mette a fuoco un anfratto nascosto della guerra, un minuscolo ma significativo interstizio della storia, uno dei tanti poi inghiottiti e annullati da quella ufficiale.” – e ancora – “L’ambiguità di Contatto Forzato è l’arma vincente di una sceneggiatura calibrata e senza sbavature e di un team di persone in stato di grazia – in primis il supervisore artistico Ivan Stefanutti, il direttore della fotografia Flavio Zattera e la musicista Marina Penzo – che fanno di questo corto un gioiello, curato in ogni particolare e denso di significato.”

La presentazione di “Contatto forzato” al Florence Queer Festival è prevista per domenica 23 novembre 2014 alle ore 17.15 presso il Cinema Odeon di Firenze, in Piazza Strozzi 2, alla presenza del Regista. Si ringrazia la Direzione Artistica, Silvia Minelli, Susan Sabatini e Massimiliano Giunta.

WEBSITE FLORENCE QUEER FESTIVAL

WEBSITE CINEMA ODEON FIRENZE

WEBSITE CONTATTO FORZATO

CONTATTO FORZATO di Daniele Sartori | Recensione a cura del Critico cinematografico VINCENZO PATANE’

In “Contatto forzato” Daniele Sartori evidenzia la sua non comune versatilità che lo vede capace di affrontare con uguale piglio generi estremamente differenti fra di loro, e soprattutto una sempre maggiore efficacia, frutto anche di una piena padronanza di sé e dei propri mezzi espressivi. Il corto, lungo 20’, racconta di due soldati fascisti, imprigionati dai partigiani nei giorni precedenti la liberazione, nell’aprile 1945: il tenente Antonio Graziani (Alberto Onofrietti), comandante di una brigata, e il soldato altoatesino Detlef Hagermann (Diego Facciotti). I due vengono portati in una stalla, bendati e legati saldamente assieme da corde strette e opprimenti; obbligati a quella vicinanza coatta, Antonio e Detlef vivono con ansia e dolore fisico quel momento tremendo che stanno vivendo, chiedendosi se mai esisterà per loro un futuro, non foss’altro per salutare i propri cari. In tutto ciò, si danno reciprocamente la parola d’onore che, se liberi, nessuno saprà mai di quella mortificante situazione sopportata. Ma, alcuni giorni dopo, nel centro di riconoscimento dei prigionieri di guerra, Detlef dovrà decidere se rispettare quella parola data per evitare che Antonio sia fucilato. Contatto forzato non è un film di guerra; quest’ultima rimane anzi volutamente ai margini del discorso, relegata tutt’al più nel livore, nella rabbia e nel cinismo di alcuni personaggi, in questo caso partigiani (ma il corto non assume connotazioni ideologiche, anzi si capisce bene come al momento opportuno vincitori e vinti, con ruoli rovesciati, si comporterebbero in maniera analoga, la guerra purtroppo funziona così…). Sartori, autore anche del soggetto e della sceneggiatura, preferisce invece mettere a fuoco un anfratto nascosto della guerra, un minuscolo ma significativo interstizio della storia, uno dei tanti poi inghiottiti e annullati da quella ufficiale. Così il discorso dall’azione si sposta sul piano psicologico, su un’acuta introspezione dei protagonisti.

Il film si svolge, attraverso un montaggio aritmico, in due location, intervallate ogni tanto dalla visione di aspre montagne, che ricordano simbolicamente la durezza della guerra. Nella prima – una stalla claustrofobica, caratterizzata da una luce radente e da colori cupi e freddi, che diventano man mano più scuri – domina un senso di palpabile fisicità, venata del bisogno di conoscenza reciproca (espressa da frasi come “avvicìnati” o “come è il tuo volto?”) nonché di calore umano. Ma a fare da protagonista è soprattutto la paura, che “unisce le persone” e che attanaglia i due, i quali, scambiandosi alternatamente i ruoli, vedono l’uno consolare l’altro nei momenti di debolezza. Il secondo luogo – uno stanzone dove i prigionieri devono dichiarare le proprie generalità a un ufficiale inglese – è più luminoso, quasi a configurare che la paura lascerà finalmente il posto alla catarsi. Qui il gioco gira tutto attorno a quella “parola data” che non bisogna trasgredire. Perché quel giuramento? Lo spettatore – intrappolato in una voluta ambiguità, sottolineata da una musica tesa e dal finale che si chiude inaspettatamente e perciò quanto mai aperto – può solo formulare delle ipotesi, visto che non ci è dato di sapere cosa sia accaduto fra i due momenti narrati. Un buco narrativo che fa sì che ognuno possa colmare come meglio crede quella tessera di puzzle che manca. Ogni ipotesi va dunque bene per giustificare quel giuramento: il voler scotomizzare, o almeno non renderla pubblica, la vergogna per una situazione quanto mai umiliante o ancor più l’onta, insopportabile per un comandante di una brigata fascista, di aver pianto come un bambino pensando alla probabile, imminente morte (cosa che infrange contemporaneamente il mito del maschio e del fascismo). Ma può essere anche altro: il non voler che si sappia il piacere provato per un contatto fisico, obbligato sì ma anche gradevole e talora cercato dai due, se non addirittura qualcos’altro che potrebbe essere accaduto (come un bacio, peraltro naturale, vista la vicinanza delle due bocche).

Quest’ambiguità, questo “non detto”, è l’arma vincente di una sceneggiatura calibrata e senza sbavature e di un team di persone in stato di grazia – in primis il supervisore artistico Ivan Stefanutti, il direttore della fotografia Flavio Zattera e la musicista Marina Penzo – che fanno di questo corto un gioiello, curato in ogni particolare e denso di significato. Un significato che si esalta soprattutto nel rapporto profondo e autentico che si viene a creare fra i due protagonisti, legati – non a caso la corda è un elemento visivo costante, dalle evidenti valenze simboliche – da un senso di complicità e di umana pietas, che permette di attenuare il dolore e lo scoramento. Pur accomunati dal caso, i due protagonisti – ritratti in più occasioni in pose sensuali, di plastica bellezza, ravvivata da una luce caravaggesca – trovano infatti assieme il coraggio per superare quel momento tremendo; merito delle parole ma anche del contatto fisico perché talora, grazie ad esso, anche se “forzato”, tocchiamo un angelo, destinato magari ad aiutarci nella nostra risalita. Vincenzo Patanè

LOCANDINA CONTATTO FORZATO REGIA DANIELE SARTORI

“CONTATTO FORZATO” DEL REGISTA DANIELE SARTORI ALLA CASA DEL CINEMA DI VENEZIA

Mercoledì 22 ottobre 2014 presso la Casa del Cinema di Venezia alle ore 17.00, sarà presentato ufficialmente “Contatto forzato”, cortometraggio scritto e diretto da Daniele Sartori. “Si tratta di un racconto ambientato durante la seconda guerra mondiale” – dice il regista “…è stato girato interamente a Forte Carpenedo di Mestre grazie alla cortesia e all’ospitalità dei volontari che lo gestiscono. Non si tratta però di un tipico war-movie, è piuttosto un racconto sul bisogno di contatto e conforto che inevitabilmente ognuno di noi ricerca nei momenti più difficili e che travalica ogni tipo di appartenenza o ideologia” – e ancora “Contatto forzato propone una breve vicenda militare che mira però a metter in luce il lato più pacifico e fragile dell’essere umano.” Alberto Onofrietti e Diego Facciotti sono gli interpreti principali con la partecipazione di Andrea Pizzalis, Roger Mazzeo, Pierdomenico Simone, Isacco Tognon, Guido Laurjni e Davide Strava che completano il cast di bravissimi attori. Il Regista Ivan Stefanutti ha supervisionato l’intero progetto, Flavio Zattera ha fotografato le atmosfere cupe dai toni drammatici e Marina Penzo ha composto la suggestiva colonna sonora di questa storia drammatica e intensa.

L’evento, dopo l’anteprima al Lido di Venezia durante la Mostra del Cinema in occasione del 11. Venice Film Meeting, è a cura di Noemi Battistuzzo che intervisterà gli attori e la troupe presenti in sala, mentre la presentazione critica è affidata al Prof. Vincenzo Patanè. L’ingresso è libero con prenotazione vivamente consigliata inviando una mail a circuitocinema@comune.venezia.it.

Circuito Cinema Comunale
Palazzo Mocenigo, San Stae 1991
30135 Venezia
Tel. 041.5241320 – Fax 041.5241342
http://www.comune.venezia.it/cinema/
circuitocinema@comune.venezia.it

Website Casa del Cinema Venezia

Website Contatto Forzato

LOCANDINA CONTATTO FORZATO REGIA DANIELE SARTORI

 

 

 

 

 

 

RIFF 2013 | ROME INDEPENDENT FILM FESTIVAL XII° | WHAT ABOUT ALICE ? | Il videoart del regista Daniele Sartori selezionato al Rome Independent Film Festival XII° sarà proiettato, in anteprima per il circuito cinematografico, domenica 7 aprile alle 18.45 presso il Cinema Aquila di Roma – Sala 3

Clicca sull’immagine per accedere al link del RIFFRIFF W.a.A.?

Videoart | Italia, 2012 | 7′ col. | Director Daniele Sartori | Screenplay Daniele Sartori | Editing Daniele Sartori | Photography Damiano Bertazzo | Music L.I.V. | Sound Enrico Lenarduzzi | Performers Adolfina De Stefani, Family Morton, Erik Strauss, Donato Ceron, Mark Fabrique | Production Lost In Vauxhall | Distribution The Open Reel

“What about Alice?” è una reinterpretazione del testo di Carroll, un’irriverente versione queer-dark di una Alice invecchiata e ormai molto lontana del paese delle meraviglie. Il videoarte, che inizialmente coinvolge lo spettatore con un breve clip del celebre racconto, si dispiega successivamente, in tutta la forza del messaggio simbolico che il regista intende trasmettere, attraverso quattro capitoli visivi inquietanti e dissacranti dell’icona dell’infanzia serena per eccellenza.

“What about Alice?” is a reinterpretation of the work of Carrol, which is an irreverent and queer-dark version of a grown old Alice, who is now far away from her Wonderland. This artistic video begins with a short clip of the famous story and continues, with all the strenght of the symbolic message that the Director wants to convey, through four disturbing and debuking visual chapters, which turn upside-down the typical icon of the happy childhood.

Recensione di Vincenzo Patanè [Critico Cinematografico]

L’Alice del titolo è ovviamente quella dei due celeberrimi romanzi di Lewis Carroll: Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie (1865) e Attraverso lo specchio (1872). Qui però Alice viene rivisitata e ricontestualizzata in termini del tutto nuovi. Infatti è una persona adulta (interpretata da una spiritosa Adolfina De Stefani) e le “meraviglie” in cui si imbatte sono ben diverse, più inquietanti, dal sapore gotico. Non esistendo un plot di base, il contenuto evidentemente non si presta a una lettura univoca ma al contrario invita ciascuno a una propria interpretazione personale. Dopo una breve cornice iniziale, ambientata in un contesto onirico – che riporta attraverso segnali forti, come la Regina o il Cappellaio, alle due Alici di Carroll – si dipanano quattro capitoli, impregnati da un gusto queer fortemente allusivo e trasgressivo:
# 1. rolling A. # 2. atomic A. # 3. A. loves datura # 4. A. escapes
Se un sottile fil rouge collega i quattro capitoli, ognuno presenta però caratteristiche stilistiche differenti, espresse anche attraverso effetti speciali, come se ciascuno fosse un’esperienza a sé. Nel primo capitolo vediamo Alice rotolare giù in un prato, in una caduta lunghissima, iterata più volte, da più punti di vista e splendidamente ripresa; una caduta che ricorda quella lenta e ponderata dell’Alice di Carroll che per rincorrere il Bianconiglio precipita in un tunnel che sembra non avere mai fine. Il secondo, sicuramente il più criptico, ci mostra due nudi maschili incappucciati distesi su un prato, deformati da effetti anamorfici, con un taglio che ricorda la pittura di Rubens. Nel terzo la nostra Alice odora dei bianchi fiori di datura, una pianta allucinogena, e per questo si perde in un mondo psichedelico, dai colori saturi e vividissimi. Nell’ultimo Alice fugge via, in una corsa che però sembra talora tornare sui suoi passi, contraddicendo quasi se stessa. What about Alice? rientra in una concezione di un cinema estremamente personale, fortemente legato a una visualità che schiaccia ed esclude ogni logica e ogni velleità narrativa. È dunque un’opera girata con entusiasmo e fantasia, sintomo di un cinema vitale e quasi debordante, che ha il pregio di non avere bisogno di grandi mezzi e che per questo è quanto mai libero. È un videoart che non chiede allo spettatore di pensare ma solo di lasciarsi andare nel gorgo straripante delle immagini, collegate da un montaggio spezzettato e da una musica d’ambiente straniante, che ricorda un po’ Brian Eno. Non rimane dunque che farsi trascinare dal ritmo adrenalinico e dalla sua visionarietà ricercata, dai marcati contrasti cromatici, in cui spicca il colore rosso (foulard, cappello, scarpe, calze, rossetto, anello, il pomodoro schiacciato più volte), inteso evidentemente in un’accezione di piena sensualità e di vitalismo. Il videoart stimola inoltre con ironia lo spettatore anche su un altro versante. La frase iniziale – A. is dead – se inizialmente fa nascere il sospetto che si parli di Alice, in realtà rimanda ad un’altra frase ben più famosa e densa: Art is dead, ossia “l’arte è morta”. Una morte preconizzata, tra gli altri, già da Hegel nel 1830, il quale così volle intendere la scomparsa di un’arte intesa fino ad allora come il canale privilegiato, se non l’unico, per esprimere dei contenuti essenziali per la società. In realtà, però, l’arte è ben lungi dall’essere morta, anzi; ora, mutata, propone una diversa comunicazione che spesso sfrutta una voluta contaminatio fra più espressioni artistiche, che così si arricchiscono a vicenda, e fra codici diversi, che si fanno dunque portavoce di nuovi significati. È il caso di What about Alice?, un’opera che in fin dei conti esalta quello che è pur sempre lo scopo primario della poesia e dell’arte tout court: stimolare la mente umana attraverso immagini. Proprio ciò che avviene qui, con l’esaltazione di un universo ludico ed erotico, segnato da momenti spiazzanti e dal significato ambiguo che intrigano lo spettatore.

Review by Vincenzo Patanè [Film Critic]

The Alice referred to in the title is obviously the girl of Carroll’s most famous works, Alice’s Adventures in Wonderland (1865) and Through the Looking Glass (1872). Yet here Alice comes to be revisited and reexamined in brand new ways. She is a grown-up woman now (a role amusingly performed by Adolfina De Stefani), introduced to a different sort of “Wonderland”, a more disturbing and goth-like type of Land. There is not a basic plot in this work and hence its content ought not to be interpreted in an indisputable manner. On the contrary, each viewer is requested to give his or her own personal interpretation. After a short introductory framework – set in a dreamlike background which brings back the two Carroll’s Alices through its strong signals, as the Queen or the Hatter – the work begins to assume a definite form by developing four chapters, which are permeated by a particularly allusive and transgressive queer taste:
# 1. rolling A. # 2. atomic A. # 3. A. loves datura # 4. A. escapes
Even if there is a thin red thread connecting these four chapters, each of them is marked by different stylistic features, expressed through special effects, as if each one represented an independent and separate experience. In the first chapter, Alice is seen tumbling down a meadow, in a long fall, which is beautifully shot several times during the work from different points of view. This fall cannot but resemble the slow and deliberate one the Carroll’s Alice pursued down the White Rabbit hole, falling in a tunnel she felt was never ending. In the second chapter, which is undoubtedly the most cryptic one, two naked hooded men are seen lying on a lawn, disfigured by such anamorphic effects resembling Rubens’ painting. In the third chapter, our Alice is seen smelling white datura flowers, an hallucinogenic plant, losing herself in a psychedelic world marked by intensely bright and saturated colors. In the end, in the last chapter, Alice runs away, yet escaping in such a way she comes to retrace her steps, and seemingly ends up contradicting herself. What about Alice? is part of a concept of a very personal cinema direction, strongly linked to such a visuality that overwhelms and excludes any logic and narrative ambition. It is a work produced with enthusiasm and creativity, symptom of a lively and overflowing film-making, whose advantage is that it does not need large production resources to determine its own actions, and has therefore more freedom to express itself. This is a videoart which does not ask the viewer to think, but just to let himself or herself go into the overflowing vortex of images connected by a fragmented editing and an alienating ambient music, somewhat resembling Brian Eno’s works. What the viewer can do, therefore, is to abandon himself or herself to the stirring rhythm of this work and its refined visionary character, marked by sharp color contrasts, where the red color notably stands out – it is the color of the scarf, of the hat, of the shoes, of the stockings, of the lipstick, of the ring, and of the tomato being squashed several times during the video. This color is clearly seen as a representation of full sensuality and vitality. What is more, this artistic video comes to stimulate the viewer on another different note. If the opening sentence – A. is dead – seems to make the viewer aware of what had happened to Alice, it actually refers to a more familiar and deeper expression: Art is dead. This is a death Hegel, among others, had already foretold in 1830, as he wanted to point out the disappearance of a type of art meant as the preferred channel, and might in fact be the only one possible, to express essential principles for society. Yet art is actually far from being dead at the present time. In fact, art is suggesting a different type of communication now, by changing its inner structures and often exploiting a deliberate contaminatio between ever developing different artistic expressions, which demonstrate the value of new deeper meanings. This is the case of What about Alice?, a work that ultimately enhances the actual primary purpose of poetry and art tout court: to stimulate the human mind through images. Which is exactly what happens here, through the celebration of a playful and erotic universe, marked by extremely intriguing moments, however puzzling they might be.

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“WHAT ABOUT ALICE ?” DEL REGISTA DANIELE SARTORI AL ROME INDEPENDENT FILM FESTIVAL / XII° EDITION / RIFF AWARDS 2013

Siamo lieti di comunicare che il videoart “What about Alice ?” del regista Daniele Sartori è stato selezionato al Rome Independent Film Festival 2013. L’opera, patrocinata dall’Assessorato alle Attività Culturali del Comune di Venezia, distribuita da The Open Reel e selezionata ai RIFF Awards nella sezione Experimental Short Films, è una reinterpretazione del testo di Carroll, un’irriverente versione dark di una Alice invecchiata e ormai molto lontana del paese delle meraviglie. Il videoarte, che inizialmente coinvolge lo spettatore con un breve clip del celebre racconto, si dispiega successivamente in tutta la forza del messaggio simbolico che il regista intende trasmettere, attraverso quattro capitoli visivi inquietanti e dissacranti dell’icona dell’infanzia serena per eccellenza. Daniele Sartori si è avvalso della collaborazione di Damiano Bertazzo, che ha effettuato le riprese, e dei perfomers Family Morton, Erik Strauss, Donato Ceron e Mark Fabrique. Per l’occasione l’artista Adolfina De Stefani ha interpretato Alice.

W.a.A ?

W. a. A. ? | recensione a cura di Vincenzo Patanè.

L’Alice del titolo è ovviamente quella dei due celeberrimi romanzi di Lewis Carroll: Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie (1865) e Attraverso lo specchio (1872). Qui però Alice viene rivisitata e ricontestualizzata in termini del tutto nuovi. Infatti è una persona adulta (interpretata da una spiritosa Adolfina De Stefani) e le “meraviglie” in cui si imbatte sono ben diverse, più inquietanti, dal sapore gotico. Non esistendo un plot di base, il contenuto evidentemente non si presta a una lettura univoca ma al contrario invita ciascuno a una propria interpretazione personale. Dopo una breve cornice iniziale, ambientata in un contesto onirico – che riporta attraverso segnali forti, come la Regina o il Cappellaio, alle due Alici di Carroll – si dipanano quattro capitoli, impregnati da un gusto queer fortemente allusivo e trasgressivo:

What about Alice ?

# 1. rolling A. # 2. atomic A. # 3. A. loves datura # 4. A. escapes

Se un sottile fil rouge collega i quattro capitoli, ognuno presenta però caratteristiche stilistiche differenti, espresse anche attraverso effetti speciali, come se ciascuno fosse un’esperienza a sé. Nel primo capitolo vediamo Alice rotolare giù in un prato, in una caduta lunghissima, iterata più volte, da più punti di vista e splendidamente ripresa; una caduta che ricorda quella lenta e ponderata dell’Alice di Carroll che per rincorrere il Bianconiglio precipita in un tunnel che sembra non avere mai fine. Il secondo, sicuramente il più criptico, ci mostra due nudi maschili incappucciati distesi su un prato, deformati da effetti anamorfici, con un taglio che ricorda la pittura di Rubens. Nel terzo la nostra Alice odora dei bianchi fiori di datura, una pianta allucinogena, e per questo si perde in un mondo psichedelico, dai colori saturi e vividissimi.

Erik Strauss

Nell’ultimo Alice fugge via, in una corsa che però sembra talora tornare sui suoi passi, contraddicendo quasi se stessa. What about Alice? rientra in una concezione di un cinema estremamente personale, fortemente legato a una visualità che schiaccia ed esclude ogni logica e ogni velleità narrativa. È dunque un’opera girata con entusiasmo e fantasia, sintomo di un cinema vitale e quasi debordante, che ha il pregio di non avere bisogno di grandi mezzi e che per questo è quanto mai libero. È un videoart che non chiede allo spettatore di pensare ma solo di lasciarsi andare nel gorgo straripante delle immagini, collegate da un montaggio spezzettato e da una musica d’ambiente straniante, che ricorda un po’ Brian Eno. 

What about Alice ?

Non rimane dunque che farsi trascinare dal ritmo adrenalinico e dalla sua visionarietà ricercata, dai marcati contrasti cromatici, in cui spicca il colore rosso (foulard, cappello, scarpe, calze, rossetto, anello, il pomodoro schiacciato più volte), inteso evidentemente in un’accezione di piena sensualità e di vitalismo. Il videoart stimola inoltre con ironia lo spettatore anche su un altro versante. La frase iniziale – A. is dead – se inizialmente fa nascere il sospetto che si parli di Alice, in realtà rimanda ad un’altra frase ben più famosa e densa: Art is dead, ossia “l’arte è morta”.

Family Morton | Cristabell Morton

Una morte preconizzata, tra gli altri, già da Hegel nel 1830, il quale così volle intendere la scomparsa di un’arte intesa fino ad allora come il canale privilegiato, se non l’unico, per esprimere dei contenuti essenziali per la società. In realtà, però, l’arte è ben lungi dall’essere morta, anzi; ora, mutata, propone una diversa comunicazione che spesso sfrutta una voluta contaminatio fra più espressioni artistiche, che così si arricchiscono a vicenda, e fra codici diversi, che si fanno dunque portavoce di nuovi significati. È il caso di What about Alice?, un’opera che in fin dei conti esalta quello che è pur sempre lo scopo primario della poesia e dell’arte tout court: stimolare la mente umana attraverso immagini. Proprio ciò che avviene qui, con l’esaltazione di un universo ludico ed erotico, segnato da momenti spiazzanti e dal significato ambiguo che intrigano lo spettatore.  [Vincenzo Patanè]

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