Video

DORIS ORTIZ / short 20′

Doris Ortiz

Nella notte la città è sconvolta dalla scia di sangue che il Ministro, all’inseguimento di due clown surreali, lascia dietro di sé. Il politico ha perso ogni contatto con la realtà e la sua corsa delirante terminerà in una zona industriale semideserta dove la pregiudicata Doris Ortiz gestisce un piccolo bar. La donna s’innamorerà fatalmente di lui. All’alba una telecamera di sicurezza svelerà alla Nazione l’epilogo della folle vicenda.”

“In the night the city is perturbed by the trail of blood a Minister, setting off in pursuit of two surreal clowns, leaves behind. The politician is completely out of touch with reality and his delirious chase will find an end in an half-desert industrial zone, where the previous offender Doris Ortiz is running a little bar. The woman will fatally fall in love with him. At dawn a security camera will disclose the epilogue of the crazy event to the Country.”

Commento del regista: “La trama di “Doris Ortiz”, semplice e d’azione, è una breve metafora queer, una caricatura manga, sulle paure irrazionali, sui pregiudizi quasi paranoici di coloro che si accaniscono contro le diversità altrui, di qualunque genere esse siano. Il filmlook vintage dell’intero lavoro è un personale omaggio ai b-movie splatter anni ’80: film sgangherati, spesso sottovalutati, ma incredibilmente geniali.”

Director Commentary: “The plot of “Doris Ortiz”, simple and action-packed, is a short queer metaphor, a manga caricature, on irrational fears, on the almost paranoid prejudices of those who hammer away at someone else’s diversities, no matter what kind they are. The vintage filmlook of the whole work is a personal homage paid to the splatter 80s b-movies: wild movies, often underestimated, but incredibly brilliant.”

Recensione a cura di Adriano De Grandis (Giornalista – Critico cinematografico): “Ho visto “Doris Ortiz” di Daniele Sartori e mi ha colpito l’estrema cura del dettaglio, lo sforzo adrenalinico del montaggio, il tentativo di far fluire la storia unicamente dalle immagini. La struttura decisamente antinarrativa consente di interpretare la vicenda strada facendo, in un’atmosfera da b-movie ’80 dai contrasti violenti e dalle accelerazioni visive. Non mancano certe inquadrature notturne care al noir, una configurazione estetica di parossismo violento ed erotico, uno smembramento dell’inquadratura in un’altra immediatamente successiva. I personaggi si rivelano per quello che sono, forse un po’ chiusi nella loro rappresentatività evidente, ma capaci di attraversare la breve storia con una presenza significativa e quasi dolente. Il tutto resta saldato in un gioco provocatorio pieno di mistero e ambiguità, tinteggiato anche da una musica ossessiva. Un film lungo uno shock continuo, capace di destare allo spettatore interesse e forse anche disagio, in una visione che non lascia mai indifferenti. Esattamente agli antipodi del lavoro precedente (“L’appuntamento”), “Doris Ortiz” svela la natura eclettica di un regista che dimostra di essere a suo agio con materiali ustionanti.”

Review by Adriano De Grandis.

I saw Daniele Sartori’s “Doris Ortiz” and was struck by its attention to details, its adrenaline-fuelled editing and its attempt at letting the visuals lead the way. The film’s anti-narrative structure allows one to decipher the story as it unrolls, dipped as it is in an 80’s- B-movie-like high-contrast and accelerated imagery. “Doris Ortiz” comes with night scenes that belong to the tradition of noir cinema, with a paradoxically violent and sexy aesthetic, and with shots that are dismembered – rather than dissolved – into one another. Characters show themselves for what they are, a bit self-enclosed in their own representation, but nonetheless vibrantly and achingly present throughout the story. A provocative game of mystery and ambiguity holds the film together, sustained by an obsessive music score. This film is a never-ending shock, capable of shaking the viewer’s interest and of creating uneasiness – leaving no room for indifference. The exact opposite to its predecessor “L’appuntamento”, “Doris Ortiz” reveals its director’s versatile talent and shows how well Sartori can master his flammable materials.

Con: Guido Laurjni “Il Ministro” Paola Perfetti “Doris Ortiz” Andrea Pizzalis “Clown Cris” Giuseppe Sartori “Clown Krens” Tina Sputnik “Sputnik” Miss Rupena “Moglie del Ministro”

Performer: Principe Maurice, Adolfina De Stefani, Antonello Mantovani, Donato Ceron, Monica Salomoni

Voce speaker radio: Loredana Forleo

Soggetto e Sceneggiatura Daniele Sartori / Regia Daniele Sartori / Produttore Paolo Simone / Fotografia Flavio Zattera / Riprese Flavio Zattera, Marco Zanelli / Montaggio Daniele Sartori / Suono Enrico Lenarduzzi / Musica Marina Penzo, Daniele Sartori / Costumi e Make-up Mauro Tuveri, Anna Lazzarini / Supervisione trucchi splatter Monica Salomoni / Assistenti di produzione Anna Lazzarini, Mauro Tuveri / Foto di scena e grafica Alessandro Cardinale, Cristina Gori / Sottotitoli Salvatore Andolfi

Genere Action / Formato/Durata HD – Colore – Dolby Digital – 20 min. / Nazionalità/Anno Italia 2012 / Distribuzione Rome Film Market – Lost in Vauxhall

WEBSITE DORIS ORTIZ

L’ APPUNTAMENTO   |   L’APPUNTAMENTO – Director’s Cut 2012 / short 15′

daniele-sartori-l-appuntamentocortometraggio L'appuntamento

Francesco, hurt by the discovery of his girlfriend’s betrayal, is craving for meeting his contender. They both think to be strangers to each other, but they’re wrong. In a desperate afternoon, the boy is going to face his pending issue with his antagonist, confessing anything he was tortured by to someone who is going to be more than a psychologist.

Commento del Regista: “L’appuntamento è una storia sui confini labili ed ambigui dell’emotività. Racconta di sentimenti forti ma sfumati facilmente confondibili tra loro. Talvolta ciò che ferisce può diventare desiderabile ed affascinante. Il film parla di un pensiero, identico nella mente e nel cuore di due persone distinte che, pur non conoscendosi, entrano in relazione al di là degli orientamenti sessuali. Saper ascoltare quello che l’altro non ha il coraggio di dire, spesso è  il segreto per viaggiare in quel territorio emotivo di confine che molti avvertono nel loro animo ma che, per timore, lasciano inesplorato.”

Director’s comment: ” The appointment is a story concerning the thin and ambiguous lines of the emotional nature. It tells the story of those strong but fading feelings that become easily confused. Sometimes what has hurt you turns out to be appealing and fascinating. The film relates to the identical thought which two different people have in common from the heart. Therefore they are intended to connect to each other, even if they have never met each other, despite themselves, beyond their genders and their sexual orientation. What is going to let you explore that emotional boundary territory that people perceive in their souls but don’t want to investigate for fear of the point of no return is being capable of listening what the other doesn’t dare to say.”

con: Leonardo Santini   “Francesco” Tommaso Minniti   “Dott. Corsi” Eleonora Bolla   “Segretaria”

Soggetto e sceneggiatura Daniele Sartori Regia Daniele Sartori Assistente alla regia Enrica Cavalli Direttore della fotografia Flavio Zattera Supervisione artistica Ivan Stefanutti Operatori di ripresa Marco Zanelli    Flavio Zattera Montaggio Marco Zanelli Post produzione Flavio Zattera Suono Enrico Lenarduzzi Produttori esecutivi Paolo Simone  – Bertazzo  – Meggiato Musica Marina Penzo Make-up Anna Lazzarini Fotografo di scena Marta Buso Traduzione sottotitoli in inglese   Salvatore Andolfi Produzione Daniele Sartori – Lost in Vauxhall Genere Fiction Formato riprese HD Durata 43 sec. Luogo e anno di realizzazione Italia, 2010 Distribuzione Rome Film Market – Lost in Vauxhall

Premi: Festival Omovies 2010 Napoli

come: Miglior corto 2010

“per la straordinaria facilità con cui tutti gli elementi tecnici contribuiscono allo sviluppo di una storia complessa e dalle sottili implicazioni psicologiche raccontata con grande naturalezza e sensibilità, riuscendo a coinvolgere lo spettatore, colpendolo con la stessa dirompenza che travolge il protagonista, con un sentimento di odio che sfocia nell’attrazione fisica.”

Miglior attore

“per la squisita spontaneità con la quale Leonardo Santini interpreta un ruolo complesso che richiede un continuo cambiamento di stato d’animo sostenuto da una non comune capacità di controllo.”

Miglior sceneggiatura

“per come ogni singola inquadratura e ogni dialogo contribuiscono al disvelamento di una storia costruita come un giallo dell’anima e raccontata con grande credibilità e verosimiglianza.”

Miglior fotografia

“per la qualità caravaggesca della fotografia di Flavio Zattera, che contribuisce fattivamente allo sviluppo narrativo della storia.”

Premio Mediateca S.Sofia

“Il corto rappresenta una voce originale ed interessante nella rosa dei cortometraggi in concorso. Il regista ha diretto con padronanza i bravissimi attori, e ci ha presentato una storia che, muovendosi in un ambito noir ricco di suspense, ha offerto una possibilità di riflessione allo spettatore. Infatti, realizza una messinscena che, pur lontana dalla pratica effetiva della psicoanalisi, ci svela come il vero oggetto del desiderio del protagonista non è quello che lui consapevolmente crede, ma quello che emerge dal suo inconscio. Questo film è apprezzabile anche perché, illustrando il problema del riconoscimento effettivo del proprioo desiderio, si inscrive appieno nel questioning, ambito cui il festival Omovies ha da sempre riservato un notevole spazio e che, allargandone i confini, lo ha distinto dagli altri festival di cinema gay.”

Premio Festival dei Diritti Umani di Napoli

“per la capacità di mostrare e raccontare, in maniera diretta e realistica, le difficoltà legate all’espressione dei sentimenti e delle sensazioni nel loro conflitto costante con la ragione e l’intelletto, attraverso uno sguardo tecnicamente sapiente, accorto ed ineccepibile, nonché artisticamente lodevole.”

WEBSITE L’APPUNTAMENTO

“WHAT ABOUT ALICE ?”  / Video Art 8′

WHAT ABOUT ALICE ?

Videoart | Italia, 2012 | 7′ col. | Director Daniele Sartori | Screenplay Daniele Sartori | Editing Daniele Sartori | Photography Damiano Bertazzo | Music L.I.V. | Performers Adolfina De Stefani, Family Morton, Erik Strauss, Donato Ceron, Mark Fabrique | Production Lost In Vauxhall | Distribution “The Open Reel” – “Lost in Vauxhall”

“What about Alice?” è una reinterpretazione del testo di Carroll, un’irriverente versione queer-dark di una Alice invecchiata e ormai molto lontana del paese delle meraviglie. Il videoarte, che inizialmente coinvolge lo spettatore con un breve clip del celebre racconto, si dispiega successivamente, in tutta la forza del messaggio simbolico che il regista intende trasmettere, attraverso quattro capitoli visivi inquietanti e dissacranti dell’icona dell’infanzia serena per eccellenza.

“What about Alice?” is a reinterpretation of the work of Carrol, which is an irreverent and queer-dark version of a grown old Alice, who is now far away from her Wonderland. This artistic video beginswith a short clip of the famous story and continues, with all the strenght of the symbolic message that the Director wants to convey, through four disturbing and debuking visual chapters, which turn upside-down the typical icon of the happy childhood.

Recensione di Vincenzo Patanè [Critico Cinematografico]

L’Alice del titolo è ovviamente quella dei due celeberrimi romanzi di Lewis Carroll: Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie (1865) e Attraverso lo specchio (1872). Qui però Alice viene rivisitata e ricontestualizzata in termini del tutto nuovi. Infatti è una persona adulta (interpretata da una spiritosa Adolfina De Stefani) e le “meraviglie” in cui si imbatte sono ben diverse, più inquietanti, dal sapore gotico. Non esistendo un plot di base, il contenuto evidentemente non si presta a una lettura univoca ma al contrario invita ciascuno a una propria interpretazione personale. Dopo una breve cornice iniziale, ambientata in un contesto onirico – che riporta attraverso segnali forti, come la Regina o il Cappellaio, alle due Alici di Carroll – si dipanano quattro capitoli, impregnati da un gusto queer fortemente allusivo e trasgressivo:

# 1. rolling A. # 2. atomic A. # 3. A. loves datura # 4. A. escapes

Se un sottile fil rouge collega i quattro capitoli, ognuno presenta però caratteristiche stilistiche differenti, espresse anche attraverso effetti speciali, come se ciascuno fosse un’esperienza a sé. Nel primo capitolo vediamo Alice rotolare giù in un prato, in una caduta lunghissima, iterata più volte, da più punti di vista e splendidamente ripresa; una caduta che ricorda quella lenta e ponderata dell’Alice di Carroll che per rincorrere il Bianconiglio precipita in un tunnel che sembra non avere mai fine. Il secondo, sicuramente il più criptico, ci mostra due nudi maschili incappucciati distesi su un prato, deformati da effetti anamorfici, con un taglio che ricorda la pittura di Rubens. Nel terzo la nostra Alice odora dei bianchi fiori di datura, una pianta allucinogena, e per questo si perde in un mondo psichedelico, dai colori saturi e vividissimi. Nell’ultimo Alice fugge via, in una corsa che però sembra talora tornare sui suoi passi, contraddicendo quasi se stessa. What about Alice? rientra in una concezione di un cinema estremamente personale, fortemente legato a una visualità che schiaccia ed esclude ogni logica e ogni velleità narrativa. È dunque un’opera girata con entusiasmo e fantasia, sintomo di un cinema vitale e quasi debordante, che ha il pregio di non avere bisogno di grandi mezzi e che per questo è quanto mai libero. È un videoart che non chiede allo spettatore di pensare ma solo di lasciarsi andare nel gorgo straripante delle immagini, collegate da un montaggio spezzettato e da una musica d’ambiente straniante, che ricorda un po’ Brian Eno. Non rimane dunque che farsi trascinare dal ritmo adrenalinico e dalla sua visionarietà ricercata, dai marcati contrasti cromatici, in cui spicca il colore rosso (foulard, cappello, scarpe, calze, rossetto, anello, il pomodoro schiacciato più volte), inteso evidentemente in un’accezione di piena sensualità e di vitalismo. Il videoart stimola inoltre con ironia lo spettatore anche su un altro versante. La frase iniziale – A. is dead – se inizialmente fa nascere il sospetto che si parli di Alice, in realtà rimanda ad un’altra frase ben più famosa e densa: Art is dead, ossia “l’arte è morta”. Una morte preconizzata, tra gli altri, già da Hegel nel 1830, il quale così volle intendere la scomparsa di un’arte intesa fino ad allora come il canale privilegiato, se non l’unico, per esprimere dei contenuti essenziali per la società. In realtà, però, l’arte è ben lungi dall’essere morta, anzi; ora, mutata, propone una diversa comunicazione che spesso sfrutta una voluta contaminatio fra più espressioni artistiche, che così si arricchiscono a vicenda, e fra codici diversi, che si fanno dunque portavoce di nuovi significati. È il caso di What about Alice?, un’opera che in fin dei conti esalta quello che è pur sempre lo scopo primario della poesia e dell’arte tout court: stimolare la mente umana attraverso immagini. Proprio ciò che avviene qui, con l’esaltazione di un universo ludico ed erotico, segnato da momenti spiazzanti e dal significato ambiguo che intrigano lo spettatore. [Vincenzo Patanè]

Review by Vincenzo Patanè [Film Critic]
The Alice referred to in the title is obviously the girl of Carroll’s most famous works, Alice’s Adventures in Wonderland (1865) and Through the Looking Glass (1872). Yet here Alice comes to be revisited and reexamined in brand new ways. She is a grown-up woman now (a role amusingly performed by Adolfina De Stefani), introduced to a different sort of “Wonderland”, a more disturbing and goth-like type of Land. There is not a basic plot in this work and hence its content ought not to be interpreted in an indisputable manner. On the contrary, each viewer is requested to give his or her own personal interpretation. After a short introductory framework – set in a dreamlike background which brings back the two Carroll’s Alices through its strong signals, as the Queen or the Hatter – the work begins to assume a definite form by developing four chapters, which are permeated by a particularly allusive and transgressive queer taste: # 1. rolling A. # 2. atomic A. # 3. A. loves datura # 4. A. escapes. Even if there is a thin red thread connecting these four chapters, each of them is marked by different stylistic features, expressed through special effects, as if each one represented an independent and separate experience. In the first chapter, Alice is seen tumbling down a meadow, in a long fall, which is beautifully shot several times during the work from different points of view. This fall cannot but resemble the slow and deliberate one the Carroll’s Alice pursued down the White Rabbit hole, falling in a tunnel she felt was never ending. In the second chapter, which is undoubtedly the most cryptic one, two naked hooded men are seen lying on a lawn, disfigured by such anamorphic effects resembling Rubens’ painting. In the third chapter, our Alice is seen smelling white datura flowers, an hallucinogenic plant, losing herself in a psychedelic world marked by intensely bright and saturated colors. In the end, in the last chapter, Alice runs away, yet escaping in such a way she comes to retrace her steps, and seemingly ends up contradicting herself. What about Alice? is part of a concept of a very personal cinema direction, strongly linked to such a visuality that overwhelms and excludes any logic and narrative ambition. It is a work produced with enthusiasm and creativity, symptom of a lively and overflowing film-making, whose advantage is that it does not need large production resources to determine its own actions, and has therefore more freedom to express itself. This is a videoart which does not ask the viewer to think, but just to let himself or herself go into the overflowing vortex of images connected by a fragmented editing and an alienating ambient music, somewhat resembling Brian Eno’s works. What the viewer can do, therefore, is to abandon himself or herself to the stirring rhythm of this work and its refined visionary character, marked by sharp color contrasts, where the red color notably stands out – it is the color of the scarf, of the hat, of the shoes, of the stockings, of the lipstick, of the ring, and of the tomato being squashed several times during the video. This color is clearly seen as a representation of full sensuality and vitality. What is more, this artistic video comes to stimulate the viewer on another different note. If the opening sentence – A. is dead – seems to make the viewer aware of what had happened to Alice, it actually refers to a more familiar and deeper expression: Art is dead. This is a death Hegel, among others, had already foretold in 1830, as he wanted to point out the disappearance of a type of art meant as the preferred channel, and might in fact be the only one possible, to express essential principles for society. Yet art is actually far from being dead at the present time. In fact, art is suggesting a different type of communication now, by changing its inner structures and often exploiting a deliberate contaminatio between ever developing different artistic expressions, which demonstrate the value of new deeper meanings. This is the case of What about Alice?, a work that ultimately enhances the actual primary purpose of poetry and art tout court: to stimulate the human mind through images. Which is exactly what happens here, through the celebration of a playful and erotic universe, marked by extremely intriguing moments, however puzzling they might be.

WEBSITE WHAT ABOUT ALICE ?

 

CONTATTO FORZATO / short 20′

LOCANDINA CONTATTO FORZATO REGIA DANIELE SARTORILa Seconda Guerra Mondiale è appena terminata. Al Centro di riconoscimento dei prigionieri di guerra, il tenente Antonio Graziani (Alberto Onofrietti) è accusato ingiustamente d’aver ordinato la morte di dieci civili. Può scagionarlo solo il tedesco Detlef Hagermann (Diego Facciotti), catturato con Graziani dai partigiani nei giorni della strage, ma una promessa segreta da mantenere gli impedisce fino all’ultimo di raccontare la verità.

World War II has just come to an end. At a center for the identification of prisoners of war, Lieutenant Antonio Graziani (Alberto Onofrietti) is being falsely accused of having ordered the execution of ten civilians. German Detlef Hagermann (Diego Facciotti), captured along with Graziani by partisans during the days of the massacre, is the only one able to clear him from the accusations, but a secret he promised to keep prevents him from telling the truth until the very last minute.

Con Alberto Onofrietti, Diego Facciotti, Andrea Pizzalis, Roger Mazzeo, Pierdomenico Simone, Guido Laurjni, Isacco Tognon, Davide Strava, Andrea Tonin.

Scritto prodotto e diretto da Daniele Sartori Direttore della fotografia Flavio Zattera Casting e supervisione artistica Ivan Stefanutti Suono Enrico Lenarduzzi Musica Marina Penzo Riprese Flavio Zattera Montaggio Daniele Sartori Make-up Anna Lazzarini, Mauro Tuveri Costumi e divise Equipe Sartoria Storica Consulente storico Remo Buosi Assistenti di produzione Cristina Morello, Paolo Simone Assistente set Damiano Bertazzo Visual FX Studio Magoga Foto di scena Paola Baldari, Andrea Pizzalis

Genere Drammatico Formato/Durata HD – Colore – Dolby Digital – 20 min. Nazionalità/Anno Italia 2014 Distribuzione Lost in Vauxhall

WEBSITE CONTATTO FORZATO

PRINCIPE MAURICE #TRIBUTE / documentary 50′

POSTER PRINCIPE MAURICE“PRINCIPE MAURICE #TRIBUTE” è un documentario, diretto da Daniele Sartori, sull’icona del Teatro Notturno e Gran cerimoniere del Carnevale di Venezia. Maurizio Agosti, in arte Principe Maurice, si racconta in una versione inedita, ripercorrendo l’esordio della sua carriera al Cocoricò di Riccione fino ad arrivare ai recenti impegni col Plastic di Milano e il Carnevale di Venezia.

“PRINCIPE MAURICE #TRIBUTE” is a documentary, directed by Daniele Sartori, about the icon of the Night Theatre, and Master of Ceremonies of the Carnival of Venice, Maurizio Agosti. Known by his stage name of Prince Maurice, Agosti tells his story starting from the beginning of his carrier at the Cocoricò of Riccione to his recent work at Plastic of Milan and at the Carnival of Venice.

Recensione del Critico Cinematografico Vincenzo Patanè: “Al suo sesto film – Principe Maurice #Tribute – Daniele Sartori stupisce ancora, con un prodotto del tutto differente dai precedenti, mostrando così di saper spaziare con abilità da un genere all’altro, grazie a una poliedricità certo non comune. Stavolta il regista veneziano si è cimentato con un documentario, un mediometraggio, giocando con la struttura tipica del genere – interviste alternate a spezzoni di immagini – per caricarla però di una insolita forza visiva e di un messaggio tutt’altro che banale. Merito suo ma anche del protagonista del doc: il Principe Maurice Agosti, per il quale non è facile trovare un’etichetta: attore, cantante, performer, regista, organizzatore di eventi e tanto altro. Attorno agli anni Novanta, Maurice decise di abbandonare la vecchia vita per provare qualcosa di totalmente nuovo che, almeno qui da noi in Italia, non trova riscontri. Grazie alla lungimiranza di alcune persone (evidentemente dagli orizzonti dilatati) che gli hanno dato carta bianca, ha potuto esprimersi al meglio, in totale libertà. Ha così inventato ex nihilo il “teatro notturno” presso la discoteca Cocoricò di Riccione e poi al Plastic di Milano, ravvivando le nottate con azioni originalissime, sorta di cabaret dall’indubbio spessore culturale e dal sapore queer e talvolta camp. In seguito, ha iniziato a collaborare al Carnevale di Venezia, diventandone Gran Cerimoniere e creando eventi che hanno trovato il proprio corifeo nella figura carismatica ed emblematica di Giacomo Casanova. Il doc si struttura su due binari, strettamente interrelati. Da un lato Sartori, con l’intervista a Maurice, solo apparentemente distaccata, scava nella personalità ricca e sfaccettata dell’uomo; vengono così ricordati il suo background culturale e i suoi grandi amori, da Grace Jones al suo dolce compagno veneziano, purtroppo scomparso. Nello stesso tempo, il discorso è impreziosito da alcune performance, nelle quali Maurice canta e recita – con costumi quanto mai indovinati e non di rado provocatori – affascinando lo spettatore. Sartori, anche grazie alle parole di Maurice, riesce così a far capire quanta energia, mentale prima che fisica, vi sia dietro. Maurice fonde infatti, con un mélange calibrato ma personalissimo, numerose fonti: musica classica (barocca, in particolare), arte, teatro, letteratura (a cominciare dal Futurismo, il cui manifesto si impone ex abrupto nella prima scena), canzoni raffinate (dalla Piaf a Sinatra, dalla Dietrich a Bowie), il trasformismo e la duttilità di Klaus Nomi e di Lindsay Kemp. Il doc – meritorio già a monte  per una scelta così azzeccata (mai nessuno aveva raccontato questo personaggio così originale) – è accattivante quanto denso. Con un gusto un po’ pop un po’ gotico (in omaggio a un filone dark presente da sempre nelle azioni teatrali di Maurice), tutto funziona perfettamente: fotografia, musica, immagini (talora volutamente distorte, per connotare in maniera più incisiva il contesto) che danno il meglio nelle scene che riecheggiano Klaus Nomi, quelle che più sanno imporsi con forza allo spettatore. Intensa, raffinata, curatissima, così è l’opera di Daniele Sartori”

Con MAURIZIO AGOSTI “PRINCIPE MAURICE”

Prodotto e diretto da Daniele Sartori
Direttore della fotografia Luca Perotta
Suono Enrico Lenarduzzi
Cameraman Matteo Santi Luca Perotta Damiano Bertazzo
Montaggio Daniele Sartori
Produzione esecutiva Lost in Vauxhall
Assistenti set Francesca Marelli Matteo Zonca Paolo Simone
Musica originale Principe Maurice, Datura, The Teqnobusker
Make up Alessandro Filippi
Costumi J.P. Gaultier Issey Miyake Atelier Arrigo Milano Flavia Cavalcanti Sascha Sgualdini “Free Foolery”
Sottotitoli Massimiliano Giunta
Genere Documentario
Formato-Durata HD – 16:9 – Colore – 50 min.
Nazionalità-Anno Italia – 2016
Lingua Italiano sottotitolato inglese
Location Cocoricò, Club Plastic Milano, Carnevale di Venezia

Si ringraziano: Cocorico’ Riccione, Plastic Club Milano, Associazione Internazionale per il Carnevale di Venezia.

OFFICIAL WEBSITE

“PORTRAITS FROM MYKONOS”/ documentary 37′

POSTER PORTRAITS FROM MYKONOS“Portraits from Mykonos” è un documentario dedicato ai performer Priscilla e Gloria Darling, Drag Queen italiane protagoniste assolute della party island queer per eccellenza: Mykonos.

“Portraits from Mykonos” is a documentary dedicated to Priscilla and Gloria Darling. Drag Queens performing at the island queer party for excellence: Mykonos. (Made by Daniele Sartori. Italy, 2016. Running time 37’. Thanks to Elysium Hotel Mykonos, Sabbia Shop Mykonos, Jackie’O)

 

 

 

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